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Dopo il 7 giugno…

by redazione

Dalle elezioni europee è venuta una forte frenata alle aspettative di Berlusconi. L’indebolimento della sua leadership ridurrebbe l’anomalia italiana, depersonalizzerebbe almeno in parte il confronto politico, renderebbe più semplice affrontare questioni quali il conflitto d’interesse e le leggi ad personam, fino ad ora bloccate dall’ignavia dell’ala moderata del centrosinistra. Ma non è andato in crisi il blocco sociale e culturale che da quasi due decenni ha l’egemonia nel nostro paese, anzi si è spostato ulteriormente verso la Lega, rafforzando chi tende ad utilizzare la crisi per amplificare uno scontro tra poveri, in nome di parole d’ordine e di immaginari razzisti e xenofobi.

L’opposizione moderata – il Partito democratico – non ha saputo né ha cercato d’imporre al centro del confronto i temi sociali, la crisi economica, il crollo dei salari e delle pensioni… l’unica richiesta (sostenuta dal maggior quotidiano d’opposizione) era che il premier rispondesse in Parlamento sulla vicenda Noemi.

Una forza politica democratica diventa credibile per milioni di persone quando sa parlare dei loro problemi quotidiani, offrendo delle soluzioni ed una visione diversa di società. Nulla di tutto ciò si è visto. Né serve (Di Pietro) utilizzare un terreno speculare a Berlusconi: urlare, predicare l’etica per farla sprofondare sotto il peso della demagogia e nel vuoto assoluto di qualunque proposta sociale. «Chi è causa del suo mal pianga se stesso». La sinistra aumenta i voti ma, divisa, manca l’obiettivo del 4%. La recente sconfitta elettorale dell’Arcobaleno, l’ossimoro delle scissioni consumate proclamando più ampie unità, le litigiosità interne, le identità… tutto questo ha depotenziato una campagna elettorale nella quale, peraltro, ci si era impegnati mettendo al centro le questioni sociali, del lavoro, dell’ambiente e dei diritti di tutti. Ed ora giustamente la delusione è tanta.

C’è molto da lavorare; ma non credo che l’obiettivo immediato sia ricostruire il centrosinistra come un tutt’uno. A sinistra, con grande umiltà, si deve saper coniugare in parole, opere ed azioni, la capacità di elaborazione su temi quali decrescita, difesa dei beni comuni e così via, con la comprensione della materialità della vita odierna di milioni di persone strangolate dalla crisi economica. Va costruito un polo – uno solo! – antiliberista (unico e sufficiente aggettivo qualificativo), laico (capace di costruire al suo interno rapporti rispettosi di differenti ideologie e riferimenti ideali e religiosi), autonomo culturalmente e politicamente dal Pd. Non significa escludere possibili alleanze elettorali con il centrosinistra moderato, né rinunciare per sempre al governo, ma prima è necessario ridefinire un’autonomia di pensiero, d’immaginario e quindi di strategia. Se sai chi sei e dove vuoi andare, allora sarai in grado di sceglierti i compagni di viaggio e di decidere il tratto di strada da percorrere insieme.

Vittorio Agnoletto

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