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Il lavoro sotto attacco

by redazione

«Lo Stato disegnato dalla Costituzione – ricorda a Confronti il segretario di Rifondazione comunista – non viene posto in una posizione neutrale nei confronti della questione sociale ma si schiera in modo asimmetrico, riconoscendo il ruolo positivo dell’emancipazione dei lavoratori per la realizzazione del quadro costituzionale. L’attacco che oggi è in corso, sia da parte del governo Berlusconi che da parte di Confindustria, sta operando proprio per modificare questo asse di fondo della Costituzione».

Il governo Berlusconi sta operando coscienziosamente al fine di scardinare la democrazia in Italia. L’attacco che conduce nei confronti della magistratura è sotto gli occhi di tutti. Meno evidente è l’attacco che viene condotto contro i lavoratori e le lavoratrici, che però ha un rilievo costituzionale e democratico non inferiore al primo. La nostra Costituzione infatti prevede un bilanciamento tra i poteri dello Stato che è basato su un «bilanciamento» dei poteri tra le classi sociali. La nostra Costituzione non solo riconosce le differenze sociali ma si pone il problema di rimuoverle, come recita l’articolo 3. Conseguentemente, disegna un ruolo dello Stato «favorevole» ai lavoratori e alla loro organizzazione, «tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni». Non a caso nella Costituzione si riconosce il diritto di sciopero e non si riconosce il diritto di serrata, si riconosce il ruolo positivo delle organizzazioni sindacali, si sottolinea che la libertà di impresa «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».

Su questa base costituzionale è stata votata una legge come lo Statuto dei lavoratori e si è sviluppato in Italia un diritto del lavoro che ha avuto un ruolo di grande progresso sociale. In altri termini, lo Stato disegnato dalla Carta non viene posto in una posizione neutrale nei confronti della questione sociale ma si schiera in modo asimmetrico, riconoscendo il ruolo positivo dell’emancipazione dei lavoratori per la realizzazione del quadro costituzionale.

L’attacco che oggi è in corso, sia da parte del governo Berlusconi che da parte di Confindustria, sta operando proprio per modificare questo asse di fondo. Non sfugge a nessuno che se crolla la tutela costituzionale del lavoro è la democrazia stessa che è messa in discussione, perché la democrazia formale e il bilanciamento dei poteri istituzionali si reggono proprio su un bilanciamento dei poteri sociali. Un popolo di servi non può dar luogo ad una democrazia. Vi è una relazione tra diritti sociali e diritti formali.

Il punto di fondo dell’attacco consiste nel tentativo di trasformare il rapporto di lavoro in un contratto individuale di tipo commerciale, come se sul mercato del lavoro si comprassero e si vendessero zucchine o mele. Il tentativo è quello di demolire la contrattazione collettiva e il diritto del lavoro per trasformare i lavoratori in pure merci che si vendono e si comprano sul mercato come qualsiasi altra merce. Ovviamente, con la disoccupazione che c’è, il potere contrattuale di ogni singolo lavoratore è pressoché nullo. Questa operazione avviene attraverso due strade principali.

La prima è quella praticata da Marchionne. Ha disdetto il contratto nazionale di lavoro e i lavoratori della Fiat saranno obbligati, per poter lavorare, a firmare un contratto individuale che stabilirà – individualmente – le regole. Vi è quindi la sostituzione del contratto collettivo con i contratti individuali. A nessuno sfugge che individualmente i singoli lavoratori sono più deboli dei loro datori di lavoro e quindi che questi contratti individuali sono destinati a peggiorare radicalmente le condizioni di lavoro. Ho citato Marchionne, che è il caso più famoso, ma questa prassi si sta diffondendo e rischia di generalizzarsi.

La seconda è quella approvata dalla maggioranza di governo sei mesi fa – nel più completo silenzio dei media – con una legge sul lavoro. Questa prevede la possibilità per tutti i nuovi assunti di rinunciare alla tutela della magistratura nel rapporto di lavoro, accedendo ad una tutela arbitrale che avrebbe il compito di verificare il rispetto del contratto individuale siglato tra le parti. Ovviamente la rinuncia alla tutela della magistratura sarà imposta come obbligo per l’assunzione da parte dei datori di lavoro. Altrettanto ovviamente, i contratti individuali così stipulati cadranno al di fuori di qualsiasi diritto del lavoro ed essendo un fatto privato si può presupporre che non solo non rispetteranno i contratti collettivi, ma che non rispetteranno nemmeno le leggi. Tant’è vero che la magistratura non avrà più il compito di verificarne l’applicazione.

Ci troviamo quindi di fronte ad un vero e proprio rovesciamento dello spirito costituzionale che crea una sorta di extraterritorialità ai rapporti di lavoro, in cui non vigono più le leggi dello Stato italiano ma accordi privati tra il singolo lavoratore e il singolo datore di lavoro. Allo Stato di diritto si sostituisce la brutale logica dei rapporti di forza, che tende ovviamente a produrre forme di lavoro servile. In qualche modo è l’estensione del metodo di governo di territorio proprio della mafia – che sostituisce le sue leggi a quelle dello Stato – al complesso dei rapporti di lavoro. Ecco perché considero barbarico questo capitalismo e ritengo che la minaccia alla nostra democrazia non arrivi solo da Berlusconi ma anche da chi sostiene Marchionne, magari professandosi di centrosinistra.

Paolo Ferrero

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