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Giancarlo Zizola: quando un amico se ne va

by redazione

La notizia della scomparsa di Giancarlo Zizola – morto per infarto, a Monaco di Baviera, il 14 settembre – ha lasciato anche noi ammutoliti. È, questo, il sentimento che prende tutti quando, all’improvviso, viene a mancare una persona cara. E, in questo caso, ci viene a mancare non solo un amico, sul piano umano, ma anche un punto di riferimento importante su un tema di comune interesse: il mondo delle Chiese e delle religioni, nel contesto di una situazione sociale e geopolitica aspra e continuamente cangiante e, in particolare, il mondo del cattolicesimo nel suo rapporto con il Concilio Vaticano II.

L’evento voluto da Giovanni XXIII ha costituito, per Giancarlo, un punto cruciale della sua vita professionale, perché egli ebbe la ventura di seguirlo, giorno per giorno, come giornalista, e dunque di vivere da vicino – seppure non dentro, ma fuori la basilica di san Pietro – il travaglio di duemilacinquecento vescovi che si interrogavano su come, alla luce dell’Evangelo e dei segni dei tempi, «aggiornare» la Chiesa cattolica romana. Discepolo del Concilio, Giancarlo ne è stato anche un divulgatore ed esegeta rigoroso ed appassionato, sia nelle sue cronache che, poi, in numerosi libri nei quali ha affrontato il «chi è» di papa Giovanni e, poi i pontefici successivi, e il turbolento post-Concilio, con le luci e le ombre che lo hanno accompagnato. Vaticanista per varie testate, da poco più di un anno era infine approdato a la Repubblica, e così era aumentata la audience che poteva leggere commenti non apologetici sulle scelte di papa Ratzinger.

Nel nostro piccolo, anche la nostra impresa si occupa di tali problematiche; e, dunque, inevitabilmente eravamo portati a confrontarci con le analisi di Giancarlo. Lui ci seguiva con simpatia, anche se non sempre era d’accordo con noi; e noi seguivamo con simpatia lui, anche se talora in disaccordo con lui. Sincronia e distonia situate, in ogni modo, in un contesto di critica costruttiva. Noi, del resto, eravamo ben coscienti dell’importanza della presenza di Zizola tra i commentatori di problemi ecclesiali sulla grande stampa; e lui, in momenti particolari, sia alla nascita di Com che nelle successive vicende, ebbe parole di incoraggiamento per noi. In questi giorni, stavamo proprio pensando di invitare Giancarlo a presentare il numero di settembre di Confronti, tutto dedicato a «Il Concilio Vaticano II. I suoi primi cinquant’anni». Sarebbe stato, ne siamo certi, un incontro entusiasmante. Sorella morte ha deciso altrimenti.

Con la scomparsa di Giancarlo viene a mancare, in Italia, una voce autorevole per aiutare a interpretare il potere sacro e, anche, ove necessario, a denudarne le contraddizioni, partendo dal sentirsi responsabilmente parte in causa per unaEcclesia semper reformanda. Speriamo che la sua eredità sia raccolta, e che il suo modo di fare, ed essere, «informatore religioso» (Giancarlo riteneva infatti del tutto limitativa e riduttiva la qualifica, pur corrente e per certi aspetti inevitabile, di «vaticanista») resti un punto di riferimento per chi voglia essere mediatore attento e pensoso tra vicende ecclesiali e religiose spesso non facilmente decifrabili (o, dal potere, presentate edulcorate nelle loro asprezze) e l’opinione pubblica che, come dimostra proprio il suo caso, è ben lieta di ricevere strumenti di analisi per andare oltre le apparenze delle religioni in genere e delle Chiese in particolare, e cercare di capirne i sommovimenti profondi, le sofferenze, i limiti, i disagi, le storture, le speranze, le proposte e le attese.

Ti sia lieve la terra, caro Giancarlo, testimone della possibilità reale di essere pienamente e laicamente cittadino del mondo e, nella Chiesa romana, cattolico adulto, mite ma non silente.

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