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Grande successo della cena di autofinanziamento per Confronti

by redazione

sabato 26 novembre, nel salone della Chiesa metodista di via Firenze a Roma, si è tenuta una cena di autofinanziamento per salvare la nostra rivista a cui hanno preso parte più di cento persone. Come si dice in questi casi, un grande successo di critica e di pubblico.

Ringraziamo davvero di cuore tutti coloro che hanno partecipato alla cena e tutti quelli che hanno contribuito – assieme allo staff di Confronti – alla preparazione e all’organizzazione della serata.
Un ringraziamento speciale alla comunità metodista di via Firenze – in particolare a Erica e Isabella – per l’ospitalità, la generosità e l’aiuto preziosissimo. Ringraziamo inoltre: Medina Astai della chiesa valdese di piazza Cavour, Alberto Bossi, la cooperativa «Made in Jail», la cooperativa «Syntax error», Rino Cristofori, Antonietta Domizi, Antonio Gallo, Claudio Leonetti, Rosa Manfredi, Silvio Palermo, Paola Scavalli, Shadam (del progetto «La sosta» dei giovani della comunità di base di San Paolo) e Roberto Vitelli.

Di seguito, alcune riflessioni sulla serata scritte dal nostro redattore «storico» Umberto Brancia.

Quando l’altra sera sono entrato nel salone della Chiesa metodista di via Firenze per la cena di sostegno a Confronti, ero molto timoroso, pieno di ansie. Confronti (e prima il suo precedente storico, il settimanale COM – Nuovi tempi) sono stati il mio spazio elettivo di impegno pubblico, per quasi trent’anni (insieme a qualche altro luogo, che oggi langue o è scomparso per sempre ). Non è stato un impegno continuativo, come è tipico di un’attività volontaria, ma ha assorbito comunque una parte notevole della mia vita. Come accade per ogni esperienza concreta, a questo lungo periodo sono legati emozioni (e conflitti) profondi, mai banali.
Mentre entravo, mi sono riapparse per un momento alla mente immagini della lunga vicenda di questo mondo di «cristiani critici», in cui abbiamo discusso e ci siamo arrovellati intorno ai principali avvenimenti della vita pubblica, italiana e addirittura mondiale. In quel palazzo grigio e austero della Roma umbertina, ho visto riunioni di redazione affollatissime e momenti di triste difficoltà, segnati sempre da una passione genuina per l’analisi politica e sociale, per i buoni libri e le idee. Lì ho imparato a scrivere decentemente un articolo o la recensione di un libro. E ancora oggi non sono sicuro di averlo imparato bene, se non mi confronto con gli articoli degli altri: anche questa è una peculiarità delle riviste.

Aperta la porta del salone, ci hanno investito i rumori e le voci di un centinaio di persone, che cominciavano a bere e a mangiare. Ho tirato un sospiro di sollievo, come era accaduto in tanti altri casi: era andata bene, era andata bene! La redazione e i membri della cooperativa, impegnati in questa iniziativa di sostegno per la sopravvivenza del giornale, avevano lavorato per varie settimane affinché la serata riuscisse.

Le riviste indipendenti di cultura vivono proprio così questa fase molto difficile del mondo editoriale: tra paura e speranza. La fattura della rivista si intreccia a fatica con le iniziative di solidarietà, le relazioni culturali e tanto lavoro volontario. Sono una ricchezza del nostro tessuto culturale profondo, che tiene aggregati mondi diffusi, segmenti di realtà sociale ignorati dal circuito ufficiale dei media.

Per due ore, ho stretto la mano a tanti amici recenti e a volti che non vedevo magari da vent’anni. Non c’era nell’ aria nessun atteggiamento da reduci, se non forse una sotterranea malinconia per il tempo trascorso e per le ulcerazioni di un panorama politico ed economico molto simile alle rovine di un terremoto.

Si discuteva su come salvare la rivista e si pensava a nuovi progetti. Un altro dato mi ha consolato: ho visto molti giovani che non conoscevo e che erano lì per aiutare e non solo per mangiare!

Le riviste sono anche questo: una palestra, uno spazio per quei ventenni che hanno voglia di guardare il mondo con sguardo critico. Non dovremmo dimenticarlo mai.

La crisi della nostra rivista non è ancora superata, ma sabato sera è stata una tappa importante.

Umberto Brancia

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