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L’Italia sono anch’io, un’idea da sottoscrivere

by redazione

Una campagna nazionale per i diritti di cittadinanza promossa da 19 organizzazioni tra cui Fcei, Cgil, Arci, Caritas, Acli e Libera. Si raccolgono le firme su due proposte di legge di iniziativa popolare che hanno l’obiettivo di rendere la legislazione in materia più adeguata alla realtà attuale del nostro Paese.

di Franca Di Lecce

«L’Italia sono anch’io» è la campagna nazionale per i diritti di cittadinanza promossa nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia da un vasto cartello di organizzazioni, tra cui la Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

Si tratta di un’iniziativa che parte dalla base e vuole coinvolgere tutta la società civile per rimettere al centro il tema dei diritti e della partecipazione attiva di tutti i cittadini alla vita pubblica, a partire dall’articolo 3 della Costituzione che stabilisce il principio di uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento. È una campagna che guarda ai migranti come persone titolari di diritti e doveri, attori consapevoli in una società in cui ognuno possa riconoscersi su un terreno di parità e reciproco riconoscimento. Intende riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico il tema dei diritti di cittadinanza, promuovendo una raccolta di firme per due proposte di iniziativa popolare di modifica dell’attuale legislazione in materia, che oggi risulta del tutto inadeguata alla realtà del nostro Paese. L’ottenimento della cittadinanza italiana è ancora un percorso lungo e burocratico e mentre, secondo il rapporto Eurostat pubblicato lo scorso giugno, nell’Unione europea l’acquisto della cittadinanza è in aumento con una media del 2,4%, l’Italia rimane ben al di sotto, con l’1,5%.

La raccolta delle firme è iniziata all’inizio di settembre, dopo il deposito in Cassazione delle due proposte di legge e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e ha l’obiettivo di raggiungere 50mila firme in 6 mesi.

La prima proposta intende riformare l’attuale legge sulla cittadinanza (Legge n. 91 del 5 febbraio 1992) che regola l’accesso alla cittadinanza italiana attraverso tre modalità: per nascita, per naturalizzazione, per matrimonio. L’Italia da sempre predilige lo ius sanguinis, secondo cui è italiano chi nasce da almeno un genitore italiano. Oggi, degli oltre 900mila minori stranieri residenti nel nostro Paese, quelli nati in Italia da genitori stranieri sono oltre mezzo milione (7% dell’intera popolazione scolastica).

Per questi bambini e bambine, nati in Italia o giunti quando erano molto piccoli con i genitori, l’unica possibilità di diventare cittadini italiani è quella di chiedere la cittadinanza una volta raggiunta la maggiore età – ed entro un anno da quella data – a condizione che vi abbiano risieduto legalmente senza interruzione. Molti sono bambini e ragazzi nati e cresciuti in Italia che frequentano le scuole italiane ma che, poiché nati da genitori stranieri, risultano «stranieri» all’anagrafe: italiani di fatto, ma non di diritto. Già da piccoli portano il peso del permesso di soggiorno dei genitori, un documento temporaneo che deve essere periodicamente rinnovato e a cui è legata la loro giovane esistenza. Questo permesso di soggiorno, che garantisce certo i diritti sociali fondamentali (l’accesso alla scuola e alla sanità), segna profondamente la loro vita di bambini e ragazzi precari e di fatto li esclude da molte opportunità di socialità e di crescita riservate ai coetanei italiani: non possono iscriversi a sport agonistici riservati solo agli italiani, spesso non possono partecipare ai viaggi di istruzione all’estero perché il permesso di soggiorno dei loro genitori è in fase di rinnovo, sono esclusi dalla partecipazione al Servizio civile nazionale. Se poi i genitori, per le ragioni più diverse, non riescono a mantenere la regolarità del soggiorno, questi giovani diventano espellibili insieme ai genitori verso un Paese di origine che nemmeno conoscono. Questo può tradursi in situazioni di totale sradicamento e di forte disagio psicologico per bambini e ragazzi.

È da sottolineare che invece la legge attuale prevede la cittadinanza per chi, nato all’estero, può dimostrare la discendenza da cittadini italiani.

Con la proposta di legge, i promotori della campagna intendono introdurre il principio dello ius soli per coloro che nascono in Italia da almeno un genitore legalmente presente in Italia da un anno e ne faccia richiesta. Inoltre, su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che, giunti in Italia da piccoli, hanno frequentato un corso di istruzione. La proposta dimezza inoltre il tempo per gli adulti che intendono chiedere la cittadinanza italiana: da 10 a 5 anni.

La seconda proposta di legge per il diritto di voto alle amministrative intende favorire il coinvolgimento diretto e la partecipazione politica e amministrativa dei migranti che vivono e lavorano regolarmente in Italia da almeno 5 anni, dando così attuazione al principio della Convenzione di Strasburgo del 1992 sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, di cui l’Italia non ha ratificato il Capitolo C che riguarda proprio il diritto di voto. Un diritto che sta alla base delle democrazie europee, e cioè la partecipazione attiva alle decisioni pubbliche di chi fa parte della comunità e contribuisce alla sua crescita sociale, economica e culturale.

Le due proposte di legge propongono un cambiamento di approccio e di prospettiva necessario e urgente per superare il concetto anacronistico di cittadinanza fondato sulla nazionalità.

La cittadinanza e il diritto di voto, insieme alla libertà religiosa, sono tre strumenti fondamentali e complementari per il riconoscimento e l’esercizio dei diritti sociali, economici, civili e politici dei migranti nella società.

Oggi vivono in Italia circa 5 milioni di persone di origine straniera (8% della popolazione totale) e che quotidianamente trovano ostacoli all’accesso ai diritti e alla loro partecipazione attiva alla vita democratica del Paese.

La democrazia è un sistema aperto e inclusivo che valorizza le differenze e rispetta le minoranze. Soltanto un sistema aperto progredisce e si sviluppa perché garantisce la fruizione piena e paritaria dei diritti fondamentali da parte di tutti i soggetti.

Un sistema chiuso è, al contrario, un sistema che esclude, crea diseguaglianza dei diritti, isola e annienta le differenze. Ogni sistema chiuso non progredisce ed è destinato a implodere, perché usa e genera violenza, separa i cittadini dai non-cittadini, creando gruppi sospetti e cavalcando lo stereotipo dello straniero come il diverso, deviato e deviante, da espellere dalla comunità. Nell’ultimo decennio è nato in Italia e in Europa un diritto «speciale» dei migranti, fondato sulla sospensione dei diritti e sulla diseguaglianza, che sta stravolgendo le forme della convivenza civile.

I percorsi di cittadinanza non si costruiscono dall’alto stabilendo criteri astratti e giocando sulla paura dell’altro; e l’integrazione è un processo armonico che coinvolge l’intera collettività, dove tutti i cittadini hanno accesso ai diritti affinché possano dare il loro pieno contributo alla società nel rispetto della Costituzione della Repubblica, che rimane il quadro normativo fondamentale sul quale si basa anche questa campagna. «L’Italia sono anch’io» è rivolta a tutti noi, è un’occasione preziosa per costruire, partendo dai nostri territori, reti di solidarietà e di partecipazione attiva, perché il bene del singolo è indissolubilmente legato al bene della comunità. Anacronistico, oltre che pericoloso, sarebbe appiattirsi su un’idea di società chiusa modellata su stili di vita e di pensiero uniformi. Questa campagna vuole invertire la rotta, rovesciare la prospettiva di chi vede nella esclusione dell’altro e nella difesa del proprio territorio un’alternativa attraente.

Andiamo a firmare per le due proposte di legge, attiviamo i nostri territori e le nostre reti, per superare il confine che esclude, respinge e separa i cittadini a pieno titolo dai non-cittadini.

La campagna nazionale «L’Italia sono anch’io» è promossa da 19 associazioni: Acli, Arci, Associazione studi giuridici sul¬l’immigrazione, Caritas italiana, Centro Astalli, Cgil, Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace i diritti umani, Emmaus Italia, Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il razzismo è una brutta storia, Rete G2, Tavola della pace, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli.

Per informazioni: www.litaliasonoanchio.it

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