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Presentazione del numero monografico

by redazione

«Ho lasciato l’Europa (per l’India), come cristiano, mi sono scoperto indù e sono ritornato buddhista, senza aver mai cessato di essere cristiano». Il pensiero di Raimon Panikkar ben esprime la centralità di un tema quale quello dell’incontro – in questo caso narrato come esperienza personale – tra l’Oriente e l’Occidente, due mondi geograficamente lontani per tradizione storica e oggi più che mai intrecciati su fronti e ambiti diversi: culturale, economico e teologico-spirituale. La storia del Novecento è stata attraversata da una rinnovata curiosità per le tradizioni orientali.

Una fascinazione dilagata quasi come una moda, dagli anni Sessanta in poi, non solo grazie a fenomeni sociali e musicali – si pensi ai pellegrinaggi in India dei Beatles o a fenomeni generazionali che videro fiorire gli hippies – ma anche grazie a una rinnovata attenzione e apertura cristiana, per quanto riguarda l’Europa, al dialogo verso quei mondi forieri di spiritualità così diverse. Proprio alcuni cristiani, in quegli stessi anni, seppero aprire alle tradizioni orientali, decidendo di studiarne i fenomeni religiosi e i testi sacri e ispirandosi all’esempio di icone come quella del Mahatma Gandhi. L’opera del maestro della nonviolenza impresse indelebilmente nelle menti di molti occidentali percorsi nuovi. Autorevoli esponenti del cristianesimo occidentale, «contaminati» dalle esperienze spirituali orientali decisero di intraprendere nuove strade; nacquero i movimenti pacifisti e per i diritti civili.

Raimon Pannikar, fu un esempio di questo rinnovamento culturale e spirituale. Nato a Barcellona da madre cattolica e da padre indiano induista, era solito dire: «Non mi considero mezzo spagnolo e mezzo indiano, mezzo cattolico e mezzo indù, ma totalmente occidentale e totalmente orientale». Proprio questa convinzione, avvalorata anche dalla schiarita ecumenica e interreligiosa scaturita dal Concilio Vaticano II, profuse nuove basi per la tesi del teologo catalano, quella di promuovere nel mondo l’idea di un «Cristo cosmico» e di una società (Babele) in dialogo.

Altre figure importanti del nostro secolo, ad esempio Tiziano Terzani, seppero infrangere stereotipi e paradigmi culturali fino ad allora predominanti. Così fece anche il monaco benedettino Henri Le Saux che, giunto in India nel 1948, decise, dopo l’incontro avvenuto con il mistico indiano Sri Ramana Maharshi, di dotarsi di un nome locale (Abhishiktananda), per rafforzare quei punti di contatto tra l’antica tradizione monastica indiana e la tradizione dei padri cristiani del deserto.

Di queste e di molte altre figure (icone del nostro tempo) tra Oriente e Occidente, e ancora dell’analisi delle tradizioni religiose orientali presenti nel mondo e in Italia, questo numero monografico di Confronti – l’ottavo della serie – si occupa. Un focus sul passato, il presente e il futuro di quelle fedi viventi, ricche di spiritualità e fortemente interconnesse con le tradizioni occidentali. «Oriente e Occidente: fedi in dialogo», grazie ad un’analisi interdisciplinare e interreligiosa e ai contributi di esperti coordinati dall’amico teologo Brunetto Salvarani, al quale va tutto il nostro ringraziamento, intende fornire alcune chiavi di lettura e dare alcune coordinate su come potersi districare nella ricerca di un tema così complesso e affascinante. Siamo consapevoli che per la vastità dell’argomento il lavoro non potrà certamente risultare esaustivo, ma riteniamo che possa essere un utile materiale didattico e uno strumento di dibattito per avvicinarsi a quelle «saggezze credenti» nate in Oriente e oggi fortemente radicate anche nel nostro Paese.

Gian Mario Gillio

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