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«Dove sono gli uomini?»

by redazione

Simone Perotti, «Dove sono gli uomini? Perché le donne sono rimaste sole?»,
chiarelettere, Bergamo 2013,
196 pagine, 13,90 euro.

di Valentina Spositi

Gli uomini si vantano di saper leggere le carte stradali, ma per trovare la via che conduce a loro stessi continuano a chiedere alle donne. Come fa Simone Perotti nel suo libro: uomo che (almeno) si interroga sul perché oggi gli uomini siano sempre più sfuggenti e assenti e tuttavia, non sapendo darsi una risposta, va, cerca, domanda indicazioni alle donne, attraverso le storie personali di ognuna.

Ne emerge un «tragico momento», a dispetto di quanto recita il sottotitolo, «Perché le donne sono rimaste sole?», sembra che gli uomini si allontanino perché sono loro a sentirsi abbandonati dalle donne, per di più sostituiti (forse per moda) da un dildo in lattice o da un vibratore multifunzionale. Ma è una deformazione del quadro, l’effetto di una storia di genere che vede, invece, le donne stanche di essere sole, superare la «soglia del focolare» e iniziare a vivere, a comunicare se stesse, a godere della maggiore libertà sociale conquistata, affrancate dal ruolo di spalla che idealizzava l’uomo rendendolo il re del mondo, iniziando invece a chiedergli di confrontarsi, di dimostrare di saper davvero vivere, anche da solo.

Perotti riconosce il fenomeno e se da una parte scrive con mano che ancora oscilla fra il sottile pregiudizio che passa fra l’incredula indignazione per il comportamento degli uomini e la compassione paternalistica per le delusioni delle donne, dall’altra a lui il merito di levare, seppure più sussurrando che gridando, la chiamata alla rivoluzione e liberazione degli uomini da schemi convenzionali di machismo – dunque non contro le donne.

A ciò è necessario, sottolinea l’autore, che gli uomini per primi ammettano il proprio smarrimento e rivendichino il rispetto della propria fragilità, si muovano per trovare il filo della propria esistenza e si concedano nuovi sogni. Così che giunga il giorno, come scrive Rilke a un giovane poeta, «in cui l’esperienza dell’amore sarà una relazione da essere umano a essere umano, non più da maschio a femmina. […] L’amore che consiste in questo: che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda».

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