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Una buona scuola per la Repubblica

by redazione

di Simonetta Salacone, dirigente scolastica di scuola primaria.

Parlamentari di vari partiti hanno ripresentato in questa legislatura il testo della proposta di legge di iniziativa popolare (su cui nel 2006 erano state raccolte 100mila firme) per riproporre i temi della cittadinanza, della laicità e della qualità del sistema educativo e di istruzione.

Nel 2006, con le firme di 100mila cittadini, veniva presentata una proposta di legge di iniziativa popolare «per una buona scuola per la Repubblica». Il dibattito sul sistema scolastico italiano, aperto da tempo, era diventato rovente a seguito degli interventi del ministro Moratti, con i quali il governo di centro-destra andava introducendo una visione «di mercato» che puntava a differenziare i percorsi degli alunni (la «personalizzazione») e a introdurre il privato nella scuola statale.

In questa direzione il ministro Gelmini avrebbe, negli anni successivi, apportato tagli ingentissimi ai finanziamenti alla sola scuola statale e avrebbe introdotto elementi di selezione meritocratica, in direzione di una visione antiegualitaria e quindi classista della società, adattando così la scuola alla svolta liberista impressa alle politiche mondiali.

Oggi, consci dei danni immensi apportati dai tagli e in risposta al rilancio del dibattito voluto dal governo Renzi, associazioni e movimenti ripropongono all’attenzione della società il testo della proposta di legge del 2006 (decaduta senza essere stata discussa). Proposta che, con alcune modifiche ed aggiornamenti, è stata ripresa da parlamentari di tutte le parti politiche, i quali hanno presentato il disegno di legge (con il n. 1583 al Senato e il n. 2630 alla Camera dei deputati).

Poiché qualunque discorso di vera riforma non può prescindere dai finanziamenti, il ddl ne individua l’ordine di grandezza nel 6% del Pil. Ciò premesso, già nel titolo del ddl viene indicato che la proposta riguarda una Riforma complessiva del percorso di educazione-istruzione della scuola, che ha per riferimento l’impianto previsto dalla Costituzione della Repubblica.

I punti salienti del ddl sono:

– lo studio finalizzato alla costruzione della personalità e all’identità di cittadinanza consapevole e non all’avvio precoce al lavoro;

– il pluralismo culturale e la laicità;

– la ricerca di uniformità e continuità fra i gradi scolastici;

– l’attenzione alle strategie di insegnamento;

– l’estensione dell’obbligo scolastico;

– il numero massimo di alunni per classe;

– il rilancio della democrazia scolastica attraverso la revisione degli organi collegiali.

Il ddl torna a collegare strettamente il tema dell’istruzione con quello dell’educazione e mette al centro la formazione della personalità di ciascun individuo, attraverso l’acquisizione consapevole dei saperi e l’attenzione costante all’educazione interculturale.

Quest’ultima citazione mette in risalto come sia fondamentale l’azione della scuola per far crescere una cittadinanza plurale, consolidando le conquiste dei modelli di democrazia e di laicità nati in Europa e nell’Occidente dalla cultura illuminista, nei quali sono ancora irrisolti i temi dell’uguaglianza sostanziale e della fraternità.

Sul tema della partecipazione democratica alla gestione della scuola l’articolo 16 del ddl ripropone Organi collegiali, ciascuno dei quali dovrà eleggere il proprio presidente. In tal modo si restituisce alla componente docente il ruolo essenziale di natura tecnica che non può essere sotto-ordinato al ruolo di rappresentanza e di gestione unitaria dell’istituzione, affidato al dirigente scolastico.

Un aspetto molto innovativo del ddl riguarda il nido d’infanzia (Capitolo II, articolo 19), collegato al percorso educativo complessivo in quanto «concorre alla crescita-sviluppo della personalità, nel quadro di una politica socio-educativa per l’infanzia». Il nido deve essere garantito dagli enti locali come servizio alla persona, sulla base di Livelli essenziali dettati dallo Stato.

Il ddl all’art. 2 esplicita le scelte metodologiche della «Buona scuola per la Repubblica», elencando le attività laboratoriali, i momenti ludici, il lavoro di gruppo, come modalità attraverso le quali valorizzare la collaborazione e la cooperazione, da contrapporre alla sempre più sfrenata competizione proposta dalla società.

Per mettere in atto strategie educative efficaci e ispirate alla cooperazione occorrono tempi dilatati: il ddl ripropone il Tempo pieno e il Modulo per la scuola elementare, i due modelli a 30 e 36 ore nella scuola media, l’apertura pomeridiana delle scuole di ogni ordine e grado, in collaborazione con le realtà associative dei territori.

Il ddl propone inoltre di arrivare in tempi brevi a unificare la scuola elementare e la media in un unico segmento di base, a cui far seguire un biennio unitario di scuola superiore e un triennio di indirizzo, portando l’obbligo a 18 anni, tutti da percorrere nella scuola e spostando dopo i 18 anni eventuali percorsi di formazione professionale.

Per la scuola superiore il ddl propone cinque macroaree di indirizzo (umanistica, scientifica, tecnico-professionale, artistica, musicale) all’interno delle quali inserire percorsi di studio-lavoro con finalità di orientamento (articolo 28). Per prevenire la dispersione scolastica e affrontare il disagio sociale si riduce il numero di alunni per classe (articolo 6) e si prevede di assegnare alle scuole una dotazione organica aggiuntiva. La stabilità degli organici (articoli 9 e 10) è indicata come condizione necessaria per poter assicurare la possibilità di relazioni educative costanti. Sono previste risorse da assegnare alle scuole per percorsi di autovalutazione di istituto (articolo 15), da realizzare anche in collaborazione con professionalità esterne alla scuola, le università, le strutture della ricerca.

Una grande attenzione va posta al linguaggio (articolo 29) che, oltre che curare le distinzioni di genere, deve evitare l’utilizzo delle terminologie aziendalistiche ed economiciste, che hanno prodotto confusione nella definizione di finalità e scopi dell’azione educativa.

I deputati e senatori presentatori del ddl dichiarano che il valore del testo, che riprende la legge di iniziativa popolare del 2006, sta anche nel percorso articolato – lungo, onesto, sofferto – che ne ha preceduto la stesura. Movimenti e associazioni invitano a sostenere il ddl e a sollecitarne la discussione alle Camere, diffondendo e ampliando le iniziative territoriali già in atto, di cui si possono trovare notizie su questo sito: adotta.lipscuola.it.

 

(pubblicato su Confronti di febbraio 2015)

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