Home Fedi Tra misericordia e giustizia

Tra misericordia e giustizia

by redazione

intervista a Paolo Ricca (pastore e docente emerito di Storia della Chiesa alla Facoltà valdese di teologia di Roma).

«La misericordia di Dio è sicuramente il cuore della rivelazione biblica e della fede cristiana e quindi proporla alla riflessione dei cristiani affinché la mettano in pratica è un’operazione evangelicamente ineccepibile e assolutamente benvenuta. D’altronde, si può presumere che l’invito a essere misericordiosi il papa lo rivolga anzitutto proprio alla gerarchia cattolica, che su molte questioni morali si è dimostrata anche in anni recenti assai rigida e per nulla misericordiosa».

Che ne pensa, professor Ricca, dell’idea stessa di un Giubileo della misericordia?

L’idea di indire con troppa frequenza dei Giubilei mi pare piuttosto discutibile; sarebbe meglio non abusare degli Anni santi, e preservare il loro carattere eccezionale, esortando piuttosto i cristiani a santificare, cioè a vivere davanti a Dio e con Dio, ogni anno e ogni giorno della loro vita. Comunque questo Giubileo straordinario è stato indetto, e noi ne prendiamo atto. Notiamo, intanto, che esso sarà «decentrato»: non solo le basiliche papali romane avranno la loro Porta Santa, ma la cattedrale di ogni diocesi del mondo avrà la sua, per cui non sarà necessario venire a Roma per godere dei benefici del Giubileo.

Ma più importante ancora è il fatto che il Giubileo è stato focalizzato sulla misericordia, nel duplice significato del termine: la misericordia di Dio, di cui Gesù è «il volto» (punto n. 1 della bolla Misericordiae vultus), che Gesù ha incarnato, vissuto e rivelato, affinché essa diventi anche nostra. Infatti il «motto» di questo Anno santo è la parola di Gesù: «Siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro», Luca 6, 36 (n. 14). Ora la misericordia di Dio è sicuramente il cuore della rivelazione biblica e della fede cristiana e quindi proporla alla riflessione dei cristiani affinché la mettano in pratica è un’operazione evangelicamente ineccepibile e assolutamente benvenuta. D’altronde, si può presumere che l’invito a essere misericordiosi il papa lo rivolga anzitutto proprio alla gerarchia cattolica, che su molte questioni morali si è dimostrata anche in anni recenti assai rigida e per nulla misericordiosa. Il papa illustra bene la centralità della misericordia di Dio nell’Antico Testamento (si pensi al bellissimo Salmo 136) e poi negli Evangeli e in Paolo. C’è un solo punto che mi sembra problematico, ed è il rapporto tra misericordia e giustizia di cui parla il n. 20. Correttamente il papa dice che misericordia e giustizia «non sono due aspetti in contrasto tra di loro, ma due dimensioni di un’unica realtà che si sviluppa progressivamente fino a raggiungere il suo apice nella pienezza dell’amore». Ma poi afferma: «La giustizia da sola non basta, e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla. Per questo Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono» (n. 21). Ora mi pare che Dio «va oltre la giustizia» solo dopo averla stabilita. Ma finché non c’è giustizia, Dio non va oltre, ma continua a esigere che «corra il diritto come acqua, e la giustizia come rivo perenne!» (Amos 5,24). Viviamo in un mondo nel quale ingiustizie enormi, in tutte le società, creano sofferenze infinite e quindi il bisogno di giustizia è il grido che, come quello di Abele, sale a Dio dalla terra. Questo grido delle vittime dell’ingiustizia nelle sue mille forme mi sembra oggi prioritario e quindi non mi sarebbe dispiaciuto che il Giubileo fosse «della giustizia di Dio e della giustizia sociale».

Il fatto che, pur con parole misurate, nella bolla di indizione papa Francesco ribadisca il concetto di «indulgenza» (remissione della pena legata ad un peccato pur assolto, come colpa, in confessione), Le pare conciliabile con le tesi di fondo di Martin Lutero sul tema?

Nell’economia dell’enciclica sulla misericordia la menzione e riproposizione delle indulgenze mi pare davvero una stonatura, un’aggiunta assolutamente superflua. Se, come dice il papa, attraverso la confessione dei peccati e l’assoluzione, i peccati «sono davvero cancellati», non c’è bisogno di nessuna ulteriore «indulgenza» per cancellare «l’impronta negativa» lasciata dal peccato nell’animo del peccatore. Il perdono di Dio cancella tutto. La riproposizione delle indulgenze, allora, sembra voluta più per omaggio alla tradizione che per reale convinzione. D’altronde, pur senza usare l’espressione «tesoro della Chiesa», costituito dalle opere dette supererogative dei santi, il papa di fatto lo riprende, affermando che la Chiesa è in grado di «venire incontro alla debolezza di alcuni con la santità di altri» (n. 22). Lutero rispose alla dottrina cattolica del «tesoro della Chiesa» con la tesi n. 62 delle sue 95 affisse alla cattedrale di Wittenberg nell’ottobre del 1517: «Il vero tesoro della Chiesa è il sacrosanto Evangelo della gloria e della grazia di Dio». È vero che, in un primo tempo, Lutero considerò le indulgenze come una possibilità «per cristiani pigri», e comunque non valida per le anime del purgatorio; ma presto abbandonò questa tesi, rifiutando del tutto il ricorso alle indulgenze.

L’esaltazione del Dio-misericordia, e di Gesù come «volto della misericordia» ha accenti che dovrebbero rallegrare le Chiese della Riforma, che sottolineano la Sola gratia.

Senza dubbio le Chiese della Riforma non possono che rallegrarsi per il discorso papale sulla misericordia di Dio «cuore pulsante del Vangelo» (n. 12). La Riforma è nata proprio dalla scoperta che Dio era ed è più misericordioso della Chiesa, che la sua grazia è incondizionata, immeritata e gratuita – mentre la misericordia della Chiesa era/è legata a qualche prestazione… Quando poi il papa afferma (n. 15) la necessità di «aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali», di aprire «gli occhi per guardare le miserie del mondo», e di essere così vicini a coloro che soffrono «che il loro grido diventi il nostro», dischiude davvero un ampio spazio di comunione possibile nella nostra pratica comune della misericordia.

Il Giubileo papale terminerà praticamente alla vigilia dell’anno – il 2017 – nel quale si celebreranno i cinquecento anni dall’inizio della Riforma protestante. L’Anno santo proclamato dal pontefice faciliterà il dialogo cattolico-luterano o, al contrario, lo renderà più difficile?

Tutto dipenderà da come concretamente il Giubileo «straordinario» sarà vissuto. Se, ad esempio, le indulgenze svolgeranno un ruolo rilevante, l’effetto sarà senza dubbio negativo; se invece si insisterà sulla misericordia di Dio gratuita, incondizionata e immeritata, l’effetto sarà positivo. Certo, ripensandoci, sarebbe stato bello se il papa avesse fatto un discorso come questo: «Avevo in animo di indire un Giubileo straordinario sulla misericordia di Dio dal dicembre 2015 al novembre 2016. Ma siccome so che le Chiese protestanti celebreranno nel 2017 i cinquecento anni della Riforma che nacque anch’essa da una meditazione della misericordia di Dio manifestata nella croce di Cristo, ho pensato di proporre alle Chiese della Riforma di organizzare e vivere insieme con noi un “Giubileo ecumenico”, il primo della storia cristiana».

Vorrei poi notare quello che mi pare un altro limite della bolla papale: il suo totale silenzio sul consenso su [alcuni] punti-chiave della dottrina della giustificazione – come Dio attraverso Cristo salva, per grazia, la creatura umana – che, dopo anni di intenso studio e dialogo, era stato ufficialmente firmato il 31 ottobre 1999, ad Augsburg, dalla Chiesa cattolica romana e dalla Federazione luterana mondiale. In quella città tedesca, riprendendo altri testi dell’accordo teologico, una Dichiarazione ufficiale comune proclamava: sulla base degli accordi raggiunti, le due Parti «dichiarano insieme: “L’insegnamento delle Chiese luterane presentato in questa Dichiarazione non è colpito dalle condanne del Concilio di Trento. Le condanne delle Confessioni luterane non colpiscono l’insegnamento della Chiesa cattolica romana così come esso è presentato in questa Dichiarazione”». Era, in pratica, il seppellimento della scomunica tridentina relativa alla dottrina luterana della giustificazione per fede (non delle altre dottrine della Riforma), così come i luterani la professano oggi in questa Dichiarazione congiunta. La quale, pur importantissima com’è, non ha portato purtroppo, sul versante cattolico, a nessuna reale conseguenza sul piano dei rapporti tra le Chiese, che continuano a vivere come se quell’accordo non esistesse. Spiace perciò che Francesco non lo abbia esplicitamente riproposto, mentre affrontava un argomento – la misericordia di Dio – che era, ed è, legatissimo ai temi biblici, dottrinali e teologici che innervano il consenso del 1999. Ma chissà mai che nel 2017 non si arrivi a trarre, con audacia, qualche conclusione teologica dal consenso di Augsburg, come ad esempio la possibilità della reciproca «ospitalità eucaristica».

Affronterete qualcuno di tali problemi quando, il 22 giugno, il papa visiterà la chiesa valdese di Torino?

Sarà, quello, un bell’incontro, ma non so se ci sarà tempo di affrontare complessi problemi teologici. Forse, in futuro, potremmo approfondirli in una commissione mista cattolico-metodista/valdese. Chissà!

 

intervista a cura di Claudio Paravati e Luigi Sandri

(pubblicato su Confronti di maggio 2015)

Articoli correlati

Religioni, politica, società

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!