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La visione del papa «americano»

by redazione

di David Gabrielli

Dopo Cuba (19-22 settembre) Francesco ha visitato per cinque giorni gli Usa, costellando il suo pellegrinaggio di incontri importanti. Particolarmente significativi i discorsi da lui tenuti al Congresso statunitense, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, all’Incontro mondiale delle famiglie svoltosi a Philadelphia. I temi geopolitici ed ecclesiali emersi, evidenziano prospettive di grande portata ma manifestano anche asperità data la complessità dei problemi incombenti la stessa difficoltà di attuare in concreto i princìpi a cui ci si appella.

La tappa statunitense del pellegrinaggio americano di papa Francesco (di quella cubana riferiamo in questo servizio) ha avuto quattro picchi in altrettanti discorsi: al Congresso, all’Onu, all’episcopato degli Usa e alla conclusione dell’Incontro mondiale delle famiglie, a Philadelphia. Insieme questi testi rappresentano, ci pare, un corpus che riassume il pensiero geopolitico e quello ecclesiale e pastorale di Bergoglio.

I temi affrontati al Congresso e all’Assemblea generale delle Nazioni Unite sono quasi l’eco l’uno dell’altro: culto del dialogo per risolvere le contese tra i paesi, evitando la scorciatoia maledetta della guerra; un’economia al servizio di tutti e non mezzo per umiliare i più poveri; una visione grande e generosa per affrontare globalmente il problema così acuto dei migranti; la consapevolezza dell’urgenza della questione ecologica per salvare il pianeta; la ferma condanna del terrorismo; l’indispensabilità del dialogo interreligioso per contribuire, come Chiese e religioni, alla pacificazione dei cuori e alla solidarietà fra tutti e tutte.

Bergoglio, al Congresso, ha anche caldamente invitato i legislatori ad abolire finalmente la pena di morte: e si sa come la gran maggioranza del mondo politico, oltre che dell’opinione pubblica, Usa sia perlopiù ostile all’abolizione. Nella sua perorazione il vescovo di Roma ha evitato di fare un mea culpa per le responsabilità storiche del magistero romano nel condannare a morte non solo i rei di gravi delitti, ma anche persone «eretiche», che avevano cioè una idea diversa da quella ufficiale; questa dolente memoria avrebbe invece rafforzato le parole papali, dimostrando che anche la Chiesa cattolica non è nata imparata, ma è arrivata alla sua attuale posizione abolizionista dopo un percorso accidentato. Ed una tale ammissione di umiltà e di storicità forse avrebbe fatto riflettere quei paesi che non vogliono abolire la forca, la spada o l’iniezione letale per punire i rei.

A livello internazionale tanti sono stati gli elogi, e poche le critiche, ai discorsi del papa; e, infatti, da più parti gli è stata riconosciuta un’autorità morale ed un’autorevolezza esemplare. Ma proprio l’enorme complessità posta da temi specifici – è il caso della Siria insanguinata da una feroce guerra civile, e devastata dal cosiddetto Stato islamico dell’Isis – rischia di sciogliere la (quasi) unanimità raccolta da Bergoglio a New York.

Sul fronte più propriamente ecclesiale, il papa ha tentato l’ardua impresa di conciliare una numerosa comunità cattolica (settanta milioni di fedeli) frastagliata al suo interno e divisa tra avversari e favorevoli a soluzioni audaci sui temi etici «sensibili» (le unioni civili, la contraccezione, l’Eucaristia alle persone divorziate e risposate, l’aborto, il fine-vita). Non vi è cattolico che non sia a favore della vita, o geloso custode della Parola del Signore. Ma quando ci si trovi di fronte a persone gravate da situazioni dolorosissime, ove si scontrano valori importanti e differenti (l’aborto, ad esempio, nel caso di una donna stuprata), l’appello ai princìpi «non negoziabili» diventa più che problematico.

Per capire le tensioni che percorrono la Chiesa cattolica statunitense va notato che negli Usa anche Chiese non cattoliche, come la episcopaliana (anglicana), si sono lacerate sugli stessi temi, gli uni e gli altri gruppi affermando, con il loro «sì» o il loro «no», di voler essere fedeli all’Evangelo. Lacerazioni che hanno rasentato lo scisma si sono avute anche sul riconoscimento delle unioni omosessuali o a proposito dell’ordinazione di donne-pastore e donne-vescovo. In merito Francesco non si è addentrato, limitandosi ad affermare che la Chiesa ha bisogno dei laici e in particolare dell’apporto delle donne (laiche e religiose: queste ultime una colonna delle attività assistenziali, e oggi anche del pensiero teologico, del cattolicesimo statunitense). Ma se si mantiene una dottrina del sacerdozio – riservato ai maschi – e non si assume invece quella dei ministeri (esercitabili da uomini e donne, da celibi, nubili o sposati/e), diventa in radice impossibile risolvere in modo adeguato la questione-donna. Anche in prospettiva ecclesiale il papa ha dunque sfiorato temi che da Oltreatlantico si riflettono nel Tevere, e che per certi aspetti scuoteranno il Sinodo dei vescovi, dedicato alla famiglia, che si celebra questo mese (4-25 ottobre) in Vaticano. Un appuntamento dirimente di questo pontificato. Con quali esiti, si vedrà.

(pubblicato su Confronti di ottobre 2015)

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