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Antigone: l’amore è legge

by redazione

di Francesca Brezzi

Un progetto culturale delle biblioteche di Roma incentrato sulla figura di Antigone e il conflitto tra la legge di Stato e l’ordine di giustizia universale. Nel mito di Antigone ritroviamo il conflitto di valori, il contrasto tra legge naturale e legge positiva, potere maschile e pietas femminile, tradizione e trasgressione.

Una studiosa contemporanea, Françoise Duroux, parla dello «scandalo Antigone», domanda che sottende nel progetto «Antigone: l’Amore è Legge», ideato e organizzato dalle biblioteche di Roma in collaborazione con l’ambasciata di Grecia, ed altri enti (tra cui l’università Roma Tre, l’osservatorio studi di genere GIO, la società di filosofia sez. romana, numerose scuole romane etc.). Per quale motivo il ritornare di questo mito con intensità nell’arte e nel pensiero del Novecento? Perché la sua autorità, nell’immaginario dell’Occidente? Se infinite sono le letture, riscritture e interpretazioni di questo testo presenti nella cultura occidentale («il vario errare di Antigone») e discordanti sono le posizioni di fronte all’inquietante presenza di tale figura nel nostro passato e presente letterario, filosofico, religioso, artistico, dinanzi al turbamento che essa suscita, una risposta che possiamo darci è da individuare nel valore del suo parlare ed agire proprio in tempi come i nostri di crisi e di inquiete domande. Da qui la necessità di approfondire il suo venire a noi e il nostro cammino verso di lei.

Tutti coloro che hanno studiato l’Antigone, ritrovano vari nodi tematici significativi quale il conflitto di valori, il contrasto tra legge naturale e legge positiva, tra norme e leggi, tra pubblico e privato, tra potere maschile e pietas femminile, tra passione e moralità, trasgressione e tradizione, follia e sapienza.

Come giustamente ricorda George Steiner nella sua opera Le Antigoni, solo questa tragedia esprime tutte le costanti principali del conflitto presente nella condizione umana: uomo-donna, vecchiaia-giovinezza, società-individuo, vivi-morti, uomini-divinità. Tuttavia, se tanto è stato detto, ancora tanto resta da dire: la gloria di Antigone (la sua perennità, venticinque secoli dopo) risiede nell’essere cifra paradigmatica dell’umano, quando questi introduce la giustizia come valore o regola della sua azione, anche se è uno/a solo/a a farlo.,e quindi ella dà voce all’emergenza dell’individuo di fronte alle leggi. E questa dimensione può essere colta attraverso vari approcci che contribuiscono a creare la prismaticità della fanciulla di Tebe, ma anche la nostra.

In particolare le ideatrici sostengono che l’Antigone possa fornire una chiave di lettura etica e politica dei nostri tempi in uno dei suoi temi centrali, l’individuo di fronte a uno Stato e ad istituzioni più o meno autoritarie. Se la polis del XXI secolo è più conflittuale che armonica, il suo equilibrio sarà sempre frutto di tensione tra leggi, norme, usi che si contrappongono.

Antigone, con la sua regalità e debolezza, si fa carico – e diventa simbolo – di una serie di contraddizioni, che continuano a lacerare l’essere umano e la storia. Ne ricordo solo alcune: come agire, quando la legge della comunità in cui si vive cade in contrasto con un ordine di giustizia universale? Come gestire il conflitto, che si crea in conseguenza a questo contrasto, tra chi esercita il potere e chi decide di attenersi ad una giustizia diversa e più ampia?

E come e perché l’essere umano, natura debole e forte insieme, vive di questi conflitti? Se guardiamo a queste domande nel complesso vediamo che non dobbiamo risolvere solo il problema dell’individuo di fronte a uno Stato, ma altresì il tema della giustizia, alla ricerca di un ethos condiviso e non imposto. Contestataria per eccellenza, come è stato detto, Antigone, sempre vinta e sempre risorta, è cifra di ogni chiusura ai despoti e ai carnefici e nella storia occidentale l’interpretazione del suo atto è inseparabile dalle vicende  politiche degli ultimi due secoli. Il suo gesto e le sue azioni esprimono pertanto la complessità umana dinanzi a scelte etiche difficili e, in secondo luogo, soprattutto di grande interesse per noi oggi, ella pone l’inquieta domanda: di fronte ad un ordine che si considera ingiusto, emanato dal potere costituito, cosa si richiede, sottomissione o azione contro? Responsabilità o irresponsabilità, ricerca della giustizia o chiusura nel privato?

Il tema della dissidenza nasce proprio qui. Non si pretende, ovviamente, di offrire una attualizzazione di maniera, cioè non considerare la specificità socioculturale della Grecia, ma partire da una serie di interrogativi intorno ai valori narrati e recitati in quella mirabile cavea per ripensarli, mettendo in gioco ed intrecciando tra di loro, attraverso l’Antigone, il problema etico e quello politico (sia nei risvolti socio-culturali che nel significato simbolico). Dal loro intreccio infatti può derivare un modo nuovo o rinnovato di concepire l’una, l’etica, e l’altro, il problema politico, grazie ad una sorta di rivoluzione morale ed antropologica, che giustifica la mia ipotesi di presentare Antigone come figura della diversità e paradigma del conflitto, in vista di una prassi altra. Si vuole mostrare la possibilità, attraverso la rilettura del gesto di Antigone, di coniugare temporalità e ideali eterni, azione individuale e universalità in vista di quello che si può chiamare universale in contesto.

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