Home Religioni Triste epilogo della legge Cirinnà

Triste epilogo della legge Cirinnà

by redazione

Lgbt Unioni civili

di Antonio Fantoni

Dopo le ultime disavventure, più politiche e civili che parlamentari, non posso che notare come parte del Pd e il Parlamento italiano abbiano perso un’occasione storica per promuovere finalmente la crescita della cultura civile italiana. È vero, molto è stato ottenuto, forse più di quanto fosse prevedibile e questo è accaduto grazie ad una sapiente opera di negoziato parlamentare, in cui si è ceduto sull’adozione del figlio del coniuge e sulla “fedeltà coniugale” (???), salvando però la possibilità che il tribunale civile accogliesse, come già fatto numerose volte anche prima della legge, la richiesta in quel senso di coppie civili omosessuali. Ma rimane il pessimo esempio dato da parte della nostra classe politica, quello della separazione e del disprezzo per un gruppo consistente di cittadini italiani, bollati come “indegni” perché incapaci di essere fedeli e di educare. È stata negata la piena dignità di cittadini a chi sia considerato “diverso” per l’oggetto della sua attrazione sessuale

La strada verso la dignità comune a tutti gli uomini, base per il confronto e la crescita della cultura, è stata interrotta. Di fatto, è stata tolta la responsabilità genitoriale, quella precipua di uomini e donne adulti, in qualsiasi combinazione, cioè la possibilità di partecipare alla formazione delle prossime generazioni e di fruire del conforto dell’affetto reciproco più prezioso, quello fra chi è cresciuto e invecchiato assieme, i genitori nel dono culturale e i figli di quel dono. Viene così anche disprezzata una forma di conoscenza, quella specifica della psicologia dell’età evolutiva che, in ben 73 pubblicazioni internazionali accreditate dalla comunità scientifica, ha ribadito la piena identità di riuscita nell’educazione da parte di coppie omosessuali, indistinguibile da quella di coppie eterosessuali, così come indistinguibile è l’educazione data da coppie omosessuali maschili e femminili. Soprattutto, è stata ristretta e disprezzata la vera famiglia umana, quella della comunanza di tradizioni, di scambi di esperienze e di affetti profondi.

Tutto questo in nome del “comune buon senso” quella stessa motivazione che in buona parte degli Stati degli Usa viene utilizzata per uccidere in nome della giustizia e far assistere alla morte più crudele i parenti delle vittime, cui lo Stato garantisce la ricompensa atroce della vendetta. In questo contesto ho sentito il nostro alleato interno, Alfano, arrogarsi il merito di aver «bloccato una rivoluzione [intesa in senso dispregiativo] contro natura», eliminando dalla legge non solo l’adozione del figlio del partner, ma persino – udite udite – l’obbligo della fedeltà nelle coppie omosessuali, che è cosi efficace già nelle coppie eterosessuali. Il povero ignorante non sa che, da dati genetici incontrovertibili, nelle coppie eterosessuali il 5-10% dei figli non sono biologicamente figli del marito della propria madre. Fedeltà? Ma per favore, chiedetelo a Berlusconi, fido alleato di Ruini, e al pio Casini.

Da sempre la civiltà dell’uomo si è modificata ed è cresciuta nel segno dell’accoglienza del preteso “diverso”, nel passaggio da nemico di cui avere paura, a schiavo sottomesso e incapace, e infine a un pari con cui confrontarsi e formare una cultura nuova. Così sono stati accolti nel pieno scambio culturale gli schiavi, diversi di lingua e pelle, e le donne, diverse nell’anatomia e le funzioni degli organi sessuali. In poco più di una generazione, nel resto del mondo civile, sono stati anche accolti a pieno diritto gli omosessuali, prima discriminati e condannati. Ma non nella nostra Italia. Fa male vedere che proprio la cultura religiosa, quella del creatore comune a tutti e del padre di tutti gli uomini fratelli, ancora continui a considerare peccatori (sì, anche la grande maggioranza del mondo cattolico), condannare e allontanare uomini e donne per il loro modo di amarsi nell’intimità. No, voi no, siete diversi nell’unico particolare che conta, il sesso, non vi abbracciate in mia presenza, nascondetevi, siete incapaci e indegni di partecipare alla nostra comune umanità.

Sappiamo che verrà, spero presto, anche il momento dell’accoglienza piena. Chi oggi si erge a difensore dei piccoli figli indifesi forse non sarà più qui per potersi ravvedere, come non sono più qui tutti coloro che, ormai quarant’anni fa, si sono assunti il merito di aver voluto negare alla donna la liberazione dal ruolo obbligato di moglie obbediente e madre sacrificale e il pieno diritto a gestire alla pari il rapporto di coppia e, assieme, la loro sessualità e il loro corpo. Ancora una volta, oggi, ha vinto l’ossessione del sesso e non è una bella vittoria.

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