Home CulturaLibri “Crisi ambientale ed etica” di Tomassone

“Crisi ambientale ed etica” di Tomassone

by redazione

Letizia Tomassone

“Crisi ambientale ed etica. Un nuovo clima di giustizia”

136 pagine, 12,90 euro

Claudiana, Torino 2015

DZRXitJ6eCVB_s4-mb

di Valerio Pignatta

La società elettronica contemporanea si va sempre più distinguendo anche rispetto alle società industriali del passato per la caratteristica tecnologica derivata dalla “connessione” dei suoi componenti (siano essi semplici cittadini oppure enti, istituzioni, negozi, associazioni culturali, mass media ecc.) in una grande Rete informatica virtuale che dà la sensazione di una interrelazione globale fra tutti i soggetti e di vicinanza o perlomeno di possibilità di facile raggiungimento tra essi.

Il paradosso è che questo tipo di società virtuale computerizzata e intrecciata vive in un certo senso solo grazie alla disconnessione reale tra i suoi stessi membri umani e tra essi e la natura. Quest’ultima, tuttavia, supporta, e sopporta, con il proprio nutrimento in minerali, risorse energetiche, alimenti, materiali ecc. il consumo di risorse che richiede tale organizzazione di distribuzione delle informazioni (e degli oggetti che vende/veicola).

Inoltre, la vicinanza virtuale che internet offre a livello globale scade spesso in una sorta di maggiore indifferenza (o minimo coinvolgimento, come la firma online di una petizione) per quello che accade intorno a noi nella realtà o per quello che accade ai nostri simili in altre parti del mondo non così sviluppate ma “arretrate”. Aree che risultano interessanti solo come isole “felici” (per chi ha molto denaro) da raggiungere quando dobbiamo smaltire in pochi giorni di vacanza totale lo stress e la frustrazione accumulati in un anno di lavoro o “svago” come replicanti innestati al pc o come robot incatenati al banco di lavoro.

L’esigenza di divulgare un messaggio che riconnetta l’umano con il resto del creato vivente (vera connessione di base reale e importante) è il punto di partenza di un bel libro della pastora valdese Letizia Tomassone, che da anni si occupa oltre che di ecumenismo e teologia femminista anche di eco-teologia e problematiche ambientali all’interno delle stesse Chiese di fede evangelica.

Nel suo recente e ultimo lavoro, Crisi ambientale ed etica, Tomassone passa in rassegna il pensiero di alcune teologhe che si sono occupate delle relazioni tra condizione della donna nella società patriarcale e condizioni della natura nelle società capitalistiche che ne sono derivate, e ne trae insegnamento per riformulare un’etica e spiritualità umana che tengano conto dell’interconnessione del cosmo in cui l’umanità e tutte le altre “specie” (animali, vegetali, minerali ecc.) sono parte di un tutto dinamico.

Spinta tra le altre cose dai disastri devastanti che colpiscono sempre più la natura e l’umanità in ogni parte del mondo in seguito alla crisi climatica e ambientale in corso, Tomassone cerca in queste righe di fornirci una chiave di lettura del nostro legame con tutto ciò che ci circonda, che si allaccia non solo a una interpretazione penetrante della Scrittura cristiana ma anche a visioni affini a quelle dei popoli indigeni o a quella buddhista.

Innanzitutto, ci tiene a chiarire il profondo legame esistente tra ambiente, giustizia e pace. I paesi ricchi del mondo sono quelli che traggono vantaggio dall’industrializzazione e dal terziario avanzato, ma i paesi poveri sono spesso quelli che maggiormente subiscono i disastri dovuti ai cambiamenti climatici innescati dai primi (avanzamento dei deserti, erosione dei territori, allagamenti o sommersione ecc.) oppure ai danni ambientali da essi propagati (depositi di rifiuti tossici, insediamento di industrie inquinanti ecc.).

Tomassone ci avvisa che non c’è salvezza ambientale senza giustizia ambientale e che la ricerca di giustizia deve essere al centro di una nuova spiritualità ecologista che tutte le Chiese cristiane in primis devono sviluppare, perché «L’appello biblico alla giustizia ci rende responsabili di quanto accade a livello globale e ci fa porre attenzione anche alla qualità e quantità dei nostri consumi. Nello stesso tempo l’invito biblico ci indica che la benedizione e la grazia di Dio passano attraverso lo stretto sentiero dell’obbedienza che ci reinserisce nell’equilibrio con la terra» (p. 16).

Un’altra interrelazione che viene illustrata nel libro è quella tra donne, poveri ed ecosistema. Partendo dal pensiero eco-femminista, l’autrice mette in rilievo come un’efficace lotta per l’ambiente debba allo stesso tempo essere anche lotta antirazzista, antisessista e contro la discriminazione dei poveri. Donne e natura sono state entrambe estromesse dal discorso teologico ufficiale e rese possibili oggetti di sfruttamento e conquista da parte del maschile. Poveri, emarginati ed etnie “scomode” sono del pari funzionali al sistema capitalistico di stampo occidentale in perenne espansione e distruzione delle periferie dell’impero, economie militarizzate e dominate dal Nord del mondo. In poche parole, la crisi planetaria è causata non dalle modalità di funzionamento degli ecosistemi ma dal nostro sistema etico vergognoso. Infatti, non si può pensare di amare il prossimo se si inquina il pianeta e non si agisce per il mantenimento delle risorse per le future generazioni. Nella nostra attuale “cultura” «l’altro [è] giudicato soltanto in quanto utile o inutile. Ma l’amore è intessuto di gratuità e riconosce l’altro per ciò che è in sé» (p. 104).

In quello che Thomas Berry ha chiamato il passaggio dall’economia organica a quella estrattiva (tra XVI e XX secolo) c’è stata una perdita di connessione umana e di rispetto sacrale verso la natura che ha portato a un antropocentrismo sfrenato che ha imposto il dominio dell’uomo, maschio, sulla natura (e sulle donne). Ma la pratica e visione del “custodire” la Terra, legate a passi biblici come Genesi o il Salmo 8 in realtà sono state perdenti, perché hanno imposto un dominio di sfruttamento feroce che ha oggi messo in pericolo l’esistenza stessa della specie umana, dimostrando che per essa è illusorio pensarsi esterna alla creazione e non sullo stesso piano perché: «ogni essere vivente è portatore di una dignità morale, fosse anche un cespuglio in una valle» (p. 70).

Per vincere la crisi, l’autrice auspica dunque come necessaria una doppia trasformazione per l’umanità nel suo insieme: il superamento della disparità e della violenza tra uomini e donne come pure di quella tra umani e natura, in un cammino di ristabilimento di rapporti di rispetto verso di essa. Ciò è di estrema importanza proprio per i cristiani: «Una religione dell’incarnazione richiede che si faccia attenzione alla carne, ai corpi, al pianeta vivente che funziona come un tutto interconnesso. Noi non viviamo sulla Terra, noi siamo compresi nella Terra e sussistiamo solo perché presi e sostenuti in questa rete di interrelazione» (pp. 105-106).

La fisica oggi ci insegna che gli esseri umani sono fatti della stessa materia di cui sono costituite le stelle, i pianeti e tutti gli esseri, animati e inanimati. Nella connessione globale siamo tutti e tutte accolti, dato che la nostra vita stessa è possibile solo grazie alla rete di scambi chimici e fisiologici con gli altri esseri che popolano il pianeta (piante, acqua, batteri, microrganismi, aria ecc.). «L’universo ci insegna l’umiltà necessaria, ci fa uscire dalla pretesa illuminista di poter conoscere, spiegare e controllare tutto. Questa umiltà accompagnata dal sentimento dell’interconnessione con tutto ciò che esiste, dalla gratitudine per questa rete di esistenza che rende possibile la nostra vita, è la base per una spiritualità del limite, una spiritualità capace di affrontare la richiesta di trasformazione ecologica che viene dal nostro mondo minacciato» (pp. 74-75).

Le Chiese evangeliche (i cristiani in generale e chiunque ne voglia usufruire) possono ripescare le radici di questa svolta anche nella teologia di Calvino.

La cosiddetta «gloriosa sobrietà nell’uso della creazione» di Calvino (E. Dommen) si sostanzia nei suoi seguenti principi etici: non fare danni; esercita moderazione nelle tue richieste; permetti il riposo nella creazione; sii attento al prossimo. In un certo senso, tradotto in termini moderni, una perfetta agenda della decrescita felice.

Ci ricorda Tomassone che Calvino, per cui l’astronomia era una sorta di introduzione alla rivelazione, «fissa la sua attenzione sul metodo che permette agli esseri umani di passare dalla contemplazione della natura alla lode a Dio. E lo trova nel Salmo 19 offerto da Davide» (p. 113). La contemplazione guidata da questo Salmo e da Calvino stesso arriva alla fine a considerare l’essere umano e la legge interiore dentro di lui. «L’effetto dell’elevazione dello sguardo libera la lode da un antropocentrismo arrogante, e ricolloca l’umanità nell’ambito del lavoro continuo di Dio nel cosmo» (p. 114). E ancora: «Calvino sviluppa la teologia della creazione come spazio in cui Dio abita e di cui si prende cura continuamente. Quindi [la sviluppa] contro una teologia dello sradicamento e della speranza fondata in un luogo altro da questa terra. Calvino concepisce il fatto che la redenzione del mondo coinvolge la creazione e la ri-crea a partire dalla realtà esistente. Non c’è ascensione dei credenti fuori dal mondo, ma la risurrezione avviene in questo mondo materiale. Così Calvino non contrappone redenzione e creazione, ma le tiene insieme in una tensione positiva» (p. 116).

I tre elementi teologici “sostenibili” di Calvino sono in ultima analisi così riassumibili: a) la risurrezione non ci deve far trascurare questo mondo; b) non possiamo vedere il mondo solo nei termini della sua utilità, ma c’è un tempo dello Shabbat per contemplare e vivere con la creazione (non con l’uomo al centro) e con fiducia nella provvidenza; c) possiamo dialogare con le scienze.

Questi tre principi possono essere le caratteristiche concettuali e teologiche su cui le Chiese odierne possono provare a impostare un programma di resistenza alla dissoluzione del creato in corso.

Nei prossimi decenni l’ecosistema terrestre andrà incontro a un collasso estremo se non poniamo un limite al consumo delle risorse e allo sfruttamento. Entro il 2032 il 50% del mondo non avrà accesso all’acqua potabile. In Asia tale percentuale salirà al 90%. Per dirla con Mary Grey, il peccato oggi può essere inteso come tutto ciò che interrompe le connessioni e arresta o smantella i legami che sostengono la vita. Ed è chiaro: «nessun intervento miracoloso può salvare il mondo senza una conversione immediata e precisa dei nostri stili di vita» (p. 115).

Il capitalismo, nuova religione del consumo e del desiderio, ci ha tolto la capacità dell’estasi. Che non è poco.

Il ricorso a forme di “tabuizzazione”, proposte ad esempio da intellettuali come Elisabetta Donini che propone un limite etico nell’utilizzo della tecnica scientifica (p. 121) ci sembra intelligente e risolutore. La connessione virtuale odierna col mondo tecno-artificiale rischia di sostituirsi in toto a quella reale con il mondo naturale che ci sostenta. La sesta estinzione di specie è iniziata e l’ultima campagna del Wwf chiama alla raccolta di fondi per salvare l’Homo sapiens. Sembra una trovata pubblicitaria, ma è la cruda realtà che sta passando inosservata. Una inversione di percorso è obbligatoria e tutte le persone di cosiddetta buona volontà vi ci si possono impegnare.

A parte una nota di carattere “tecnico”: non lasciamoci ingannare dalle dimensioni ridotte del libro. In coerenza con la necessità di combattere ogni tipo di spreco, anche della parola, qui abbiamo una sintesi mirata e trasversale delle interconnessioni di pensiero tra alcuni dei massimi pensatori che hanno riflettuto sul percorso che gli umani hanno compiuto in ambito sociologico, etico, teologico, antispecista, antigerarchico, eco-femminista, anticapitalista e ambientale. Ricorrono qui le analisi di Vandana Shiva, Ivone Gebara, Sallie McFague, Thomas Berry, Rachel Carson, Marija Gimbutas, Giovanni Calvino, Lynn White, Max Weber, Rosi Braidotti, Albert Schweitzer, Karl Barth, Wangari Maathai, Simone Weil, Elizabeth Green, Jürgen Moltmann, Hans Jonas, Randly Woodley, Rosemary Radford Ruether, Mary Grey, Elisabetta Donini, Whitney Bauman, Zygmunt Bauman, Wendell Berry, Dietrich Bonhoeffer… Una capacità di sintesi, dunque, che ha alla base una estrema padronanza della materia grazie a una continuità di studi ormai più che ventennale. Un distillato quindi da sorbire con calma e assaporare nella sua unicità e pienezza.

Articoli correlati