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FERTILITY DAY: UNA CAMPAGNA SENZA INFORMAZIONE

by redazione

di Beatrice Valentini (studentessa di medicina all’Università Tor Vergata di Roma – tratto dal sito: https://vocedonna.wordpress.com)

Sapete come si fa un’ottima campagna di promozione alla salute? Deve avere tre toni ben bilanciati: tono informativo, tono persuasivo e tono sanzionatorio. Al fine di creare “empowerment”: ossia la consapevolezza di sé e della propria salute.

“La bellezza non ha età, la fertilità si.” Facile notare come in questa frase scelta per la campagna del #fertilityday, la Lorenzin si sia dimenticata di informare la popolazione, forse troppo presa a sanzionarla.

La Lorenzin ha speso 150.000 euro per una campagna che non informa e non aiuta, non dovrebbe forse essere questo il principale obiettivo per la ministra della Salute? Sembra invece che l’unica cosa che riesca a fare, sia farci salire una buona dose di ansia mentre immaginiamo la sabbietta della clessidra scorrere pericolosamente e la modella ti guarda dall’alto al basso con ribrezzo. Il tono utilizzato nella campagna è fin troppo sanzionatorio: ricorda una nonna preoccupata e apprensiva, che incita (di sbrigarsi) a cercarsi un fidanzato.

La campagna è stato un flop su tutti i fronti, comunicazione sbagliata, toni cattolici, immagini fuori luogo. Il ministero si salva solo per una cosa: il tema, la Fertilità! Il Ministero della Salute, come tale, deve informare e deve aiutare uomini e donne nella gestione della propria fertilità, finalmente!

In Italia, dal 2005, le nascite sono in calo: oltre ad un crollo demografico, questo ha portato ad un veloce invecchiamento della popolazione, richiedendo al sistema sanitario nazionale uno sforzo maggiore. La fertilità riguarda le donne molto da vicino, è un delicato sistema biologico che dobbiamo proteggere, così come proteggiamo il nostro seno con la mammografia ed il nostro utero con il pap test. La Lorenzin ha tirato fuori un tema caldo, di attualità, un tema che deve essere affrontato con urgenza, ma Bea ha evidentemente fallito in pieno la modalità.

Perché il fertility day? Perché le donne che decidono di fare un figlio intorno ai 40 anni, superano le donne che partoriscono intorno ai 30. I numeri parlano del 48,4% contro 44,7%. Fino al 2008 il trend era esattamente invertito: 45,7% contro 48,9%. Ci troviamo di fronte ad un cambiamento che galoppa e per cui il Governo non fa niente, oltre a minacciare le donna di sbrigarsi a sfornare un figlio. Un figlio dopo i 35 anni è molto più difficile da ottenere, sottoponendo la donna ad importanti stress psicologici e fisici, costringendola talvolta a cure ormonali. Gli accertamenti sul nascituro si fanno più pericolosi (parliamo di amniocentesi e villocentesi) e sono obbligatori poiché la percentuale di feti con anomalie cromosomiche cresce esponenzialmente, superati i 35. Senza considerare che stress, cibo scorretto e radiazioni sono i principali nemici delle nostre ovaie. Questa è la situazione di una donna che sceglie di creare una famiglia oggi. Forse la @bealorenzin, invece di twittare ramanzine cattoliche, doveva inviare messaggi di informare sui rischi che si incorrono ad intraprendere una gestazione a 40 anni, parlarci di come proteggere la nostra fertilità, creare quindi empowerment per rendere libera e cosciente la scelta della maternità.

L’incessante aumento di quarantenni che iniziano a cercare un figlio è dovuto principalmente dalla sua condizione lavorativa attuale.

In media un uomo riesce a raggiungere impieghi migliori in minor tempo, le promozioni arrivano prima e di conseguenza anche la sicurezza economica è ritardata nelle donne. Secondo AlmaLaurea nel 2015, l’età media con cui uno studente o una studentessa arrivano a conseguire la laurea è di 26.5 anni. Tra stage, tirocinio, contratto in prova, uno stipendio assicurato tarda ad arrivare e se rimani incinta nei primi anni in azienda, puoi scordarti di fare carriera.

La fertilità non è solo un tema femminile, su questo il fertility day si era mosso bene, con delle immagini (finalmente informative!) che ricordavano che un buono stile di vita preserva spermatozoi attivi e funzionali.

Come salviamo allora la fertilità femminile e maschile? Come possiamo essere liberi di creare un nucleo familiare a 28 anni, senza dover rinunciare al lavoro?

Guardiamo gli scandinavi: il calo demografico è costante in tutta Europa, tranne in Scandinavia, dove la popolazione è in aumento. In Norvegia le donne non rimangono a casa a sfornare figli, lo Stato non mette pressione, ma informa obiettivamente sulla loro salute ed in media partoriscono il primo figlio a 29 anni. Semplicemente in Scandinavia c’è parità di genere, che tutela economicamente e socialmente la donna; inoltre in media ragazzi e ragazze impiegano meno tempo ad accedere al mondo del lavoro . Per il Globale Gender Gap Index, nel 2014, Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia e Danimarca si posizionano rispettivamente dal primo al quinto posto della classifica mondiale; mentre l’Italia rimane al sessantanovesimo posto per uguaglianza di genere.

In Europa a 24 anni si accede al mondo lavorativo; in Italia un ragazzo o una ragazza della stessa età è ancora nel mezzo della giungla universitaria: dietro ad appelli improbabili, professori ritardatari, segreterie lente. Mentre una coppia svedese decide di costruire una famiglia con solide basi, noi stiamo ancora cercando che il professore ci legga la tesi. Oltre a perdere tempo e pazienza, ci fanno perdere ovuli e spermatozoi! Così ci ritroviamo in cima alla classifica, per calo demografico!

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