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Albania: ponti di conoscenza e di confronto

by redazione

di Rando Devole

(foto di Michele Lipori)

In questi anni l’Albania è uscita a stento dalla povertà estrema in cui versava e, seppure tra mille difficoltà e contraddizioni, ha fatto molti progressi in vari campi. Una delegazione di Confronti ha compiuto un viaggio per ascoltare e comprendere le molte sfaccettature di un paese ancora poco conosciuto.

Fino agli anni Novanta, prima del crollo del regime totalitario e di conseguenza dell’apertura dei suoi confini impenetrabili, l’Albania era totalmente sconosciuta. Una ricerca ipotetica nell’immaginario collettivo occidentale avrebbe trovato poco o niente. Qualche immagine dal passato, ricordi frammentari, cliché sbiaditi. L’Albania per l’Italia era vicina e lontana nello stesso tempo. Una specie di ossimoro geografico.

Foto Albania Mosaico comunistaQuesta situazione di mancata conoscenza di un paese da cui ci divide – o ci unisce – un lembo di mare è continuata per molto tempo. Fino a quando l’Albania, con l’esodo impressionante delle navi piene di profughi in Puglia all’inizio degli anni Novanta, ha bussato fragorosamente alle porte dell’Italia.

© Michele Lipori

D’improvviso l’opinione pubblica occidentale si svegliò dal torpore decennale e si accorse dell’esistenza di questo piccolo paese balcanico. Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti. L’Albania è uscita a stento dalla povertà estrema in cui versava, ha attraversato diverse crisi acute, è cresciuta da molti punti di vista e, seppure tra mille difficoltà e contraddizioni, ha cominciato il percorso di integrazione nella famiglia europea, a cui già appartiene geograficamente e culturalmente. Per certi versi l’Albania si trova già in casa nostra, visto che in Italia vivono regolarmente più di mezzo milione di immigrati albanesi, molti dei quali hanno acquisito la cittadinanza italiana. È quella parte della popolazione albanese che sta già in Europa.

                                                                                                                                          © Michele Lipori

Foto Albania BunkerMa cos’è cambiato sul fronte della conoscenza dell’Albania, noto nel mondo come «il paese delle aquile»? Difficile dirlo con precisione, ma l’opinione pubblica rimane ancora piuttosto distratta nei suoi confronti e la conoscenza è ferma alla superficie. Certo, i media ne hanno parlato, talvolta anche bene, specialmente quando si tratta di mete alternative di turismo.  Tuttavia, il velo esotico è rimasto ancora su questo paese, di cui si conosce ancora poco, anche se dista poche decine di miglia.

Non sempre la conoscenza passa dal viaggio, ma il viaggio è sicuramente uno strumento di conoscenza. E un viaggio degno di questo nome deve includere non solo luoghi, ma anche persone. Infatti, non puoi conoscere un Paese se non conosci la sua gente e non puoi conoscere le persone se non conosci le città, i villaggi e la loro storia.

La storia ci aiuta a comprendere il presente

Nel caso albanese è necessario apprendere un po’ della loro storia antica, passando per le lotte gloriose dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderbeg e i lunghi secoli di dominazione ottomana. Per arrivare infine agli ultimi due secoli: l’indipendenza dell’Albania, le varie occupazioni e, infine, la pagina oscura del regime totalitario. Con tutti i loro limiti di rappresentazione, i musei a Tirana ed altrove ti indicano comunque qualcosa. Se non altro, costituiscono un bel pretesto per parlare dell’Albania di ieri. Ma la sfida è passare dai luoghi comuni alle riflessioni approfondite, dalla spettacolarizzazione ai fatti della storia, evitando i rischi della superficialità e della banalizzazione.

Una delle vie della conoscenza passa sicuramente dall’ascolto delle persone, lasciando alle spalle i pregiudizi di cui siamo talvolta portatori. E questo vale soprattutto se l’obiettivo è il mondo femminile albanese.

© Michele Lipori

Foto Albania stradaUn mondo ricco, caleidoscopico e incommensurabile per definizione, con tante diversità e sfumature, che si moltiplicano se viste dalla prospettiva storica. Il mondo femminile assomiglia alla realtà albanese di cui è parte, fatta quindi di successi, drammi, chiaroscuri, sofferenze, gioie, contraddizioni, aspirazioni, sogni. Tuttavia, si tratta di un mondo con grandi potenzialità.

Discutere con le donne impegnate nell’imprenditoria, dal settore florovivaistico e quello turistico-ricreativo, ti fa capire tante cose delle sfide in campo, ma soprattutto comprendi l’energia e l’intelligenza femminile, in un contesto per nulla facile. Ma per capire le difficoltà di ieri e le problematiche di oggi sono necessari scambi di idee con componenti del movimento femminile, scrittrici di successo, giovani donne, attiviste con progetti sociali, culturali, imprenditoriali (si veda l’articolo nella pagina seguente).

Le discriminazioni e le violenze sulle donne

Il mondo femminile non è fatto solo di luci da palcoscenico. La strada in salita non è ancora finita. Per questo bisogna conoscere le loro difficoltà nell’Albania attuale, sospesa tra passato e futuro, tra storia e modernità, tradizione e cambiamenti. Perché ci sono anche le donne che subiscono abusi, maltrattamenti e violenze di ogni genere: fisico, psicologico, sessuale, emozionale. Anche in famiglia, a Tirana come in villaggi di montagna. Spesso sono donne che non trovano la forza per ribellarsi per diversi motivi e hanno bisogno di sostegno, di accoglienza, di prospettiva futura. Anche per i loro figli. Per tutti serve informazione e formazione sulle questioni di genere, sui diritti delle donne e sul loro ruolo nella società. E poi ci sono le donne in prigione, che scontano la pena nella solitudine, nella sofferenza e nell’assenza di servizi essenziali. E proprio per questo non vanno dimenticate e vanno rispettate nella loro dignità.

Culture e religioni che si incontrano

L’Albania si trova in un crocevia di culture e religioni. Vi sono passati tutti, dagli antichi romani ai turchi, dagli ottomani agli austriaci, dai bizantini ai veneziani… Infatti, nel paese coesistono tradizionalmente diverse comunità religiose: cattolici, ortodossi, musulmani sunniti e bektashi. Negli anni del totalitarismo, dopo la chiusura forzata di chiese e moschee (1967), è iniziata la cosiddetta “ateocrazia albanese”, messa in atto dal dittatore Enver Hoxha.

                                                                                                                                    © Michele Lipori

Foto Albania chiesaInvece, attualmente, dopo anni di pluralismo politico e culturale, il panorama religioso sembrerebbe più variegato e dinamico. Un quadro sempre interessante da conoscere, così come destano curiosità i bektashi, i loro luoghi di culto e i loro rituali (si veda l’intervista a pagina 15). Fatto sta che gli albanesi ripetono tuttora una frase famosa del poeta del Risorgimento, Vaso Pasha, secondo cui «la religione degli albanesi è l’albanesità». Un leitmotiv che va interpretato non in chiave nazionalistica, ma sotto il profilo della convivenza e del dialogo. Non è casuale che papa Francesco scelse l’Albania nel settembre del 2014, per svolgere il suo primo viaggio in Europa, sostenendo la convivenza pacifica delle religioni e il dialogo interreligioso. Nel settembre 2015, la Comunità di Sant’Egidio ha scelto Tirana come sede della Conferenza internazionale, nata per promuovere la cultura della pace.

Il vero viaggio sta nella testa del viaggiatore, a cui può mancare tutto, dalla valigia ai vestiti, dalle scarpe al cappello, ma non l’apertura mentale e la curiosità verso l’Altro. Comunque, un vero viaggio non rispetta remissivamente gli itinerari addomesticati dagli operatori turistici e non segue docilmente i depliant patinati di una realtà “photoshoppata”. Ciò vale ancor di più per l’Albania. Infatti, per capire cosa succede nella giungla dei palazzi di Tirana bisogna passare dalle vie secondarie e perdersi tra i quartieri di periferia; per sentire l’umore dell’entroterra bisogna andare nelle città e nei paesi da cui la via principale non si vede. E poi parlare con la gente, mangiare con loro, assaggiare i piatti tradizionali. In fin dei conti, la capitale non è tutta l’Albania, così come Tirana non può essere ridotta nel boulevard principale o nel quartiere chic di Blloku.

Basta un viaggio e tanti incontri per conoscere l’Albania e gli albanesi? Certamente no. Ma è un buon inizio per costruire ponti di conoscenza e di confronto.

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