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Ci ha lasciati il diacono Demetrio Canale

by redazione

di Alberto Corsani (direttore del settimanale Riforma)

da Riforma.it

(immagine di Pietro Romeo)

direttore del centro ecumenico di Agape, aveva 44 anni.

Il 13 gennaio, a Torino dove era ricoverato, il diacono Demetrio Canale ha cessato di vivere. Era il direttore di Agape, il centro ecumenico a cui aveva dato anni di servizio e di passione anche come vicedirettore e come membro del Comitato generale. Demetrio Canale avrebbe compiuto 45 anni il prossimo aprile. Una vita troppo breve, una scomparsa che lascia sgomenti quanti hanno lavorato con lui e che hanno potuto apprezzare, d’altra parte, la sua determinazione e fiducia nel Signore, anche quando il suo lavoro ha dovuto prodursi nel tempo della malattia.

Demetrio era originario della Calabria (Melito Porto Salvo – RC), ma aveva poi passato buona parte dell’infanzia e l’adolescenza a Rivoli (To), dove il padre era preside del liceo linguistico facente capo all’Istituto Filadelfia della chiesa battista.

I suoi incarichi nella chiesa valdese risalgono invece alla metà degli anni 2000, dapprima come direttore del Servizio cristiano a Riesi (Cl), poi negli uffici della Tavola valdese a Roma, e successivamente alla consacrazione (che risale al Sinodo 2014) a Agape, prima come vicedirettore e poi come direttore. E proprio dello spirito di Agape Demetrio è stato un «interprete» eccellente: avendone colto la funzione caratteristica, che è quella di formare le giovani generazioni ma anche di rappresentare una cerniera tra il mondo protestante e la società italiana (quel compito di frontiera che spesso le è stato giustamente attribuito), riusciva a vedere, oltre l’attività del centro stesso, i suoi possibili sviluppi nelle città e nell’esistenza delle persone.

Durante l’estate scorsa uno studente universitario venne a Riforma per un lavoro che riguardava la sua tesi di laurea, dedicata a come l’ambiente valdese e la sua stampa avesse affrontato, nei decenni scorsi, alcuni problemi etici. Nell’occasione questo studente poté esprimere a noi (ma, estensivamente, a tutta la chiesa) la sua riconoscenza: la partecipazione a un campo estivo di Agape gli aveva permesso, per l’interessamento del direttore, a cui aveva parlato dei propri studi, di cogliere successivamente la complessità del protestantesimo, e anche le sue sfaccettature. Ne era molto riconoscente a Demetrio; a Demetrio siamo tutti e tutte riconoscenti per la dedizione e la carica umana che metteva nel lavoro, una carica che si accompagnava a uno spirito arguto che conosceva una sincera ironia e autoironia; al Signore siamo riconoscenti per averci dato la possibilità di trovarci, anche se per un tempo davvero troppo breve, a fianco di un suo testimone così convinto e militante.

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