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La stagione delle rabbie senza identità

by redazione

di Roberto Bertoni (giornalista e scrittore)

Una panoramica lucida e impietosa dello stato confusionale nel quale versa la politica italiana.

Per comprendere le difficoltà che sta attraversando la politica italiana in questa difficilissima stagione, bisogna analizzare la nascita e l’evoluzione dei partiti che la animano. Il filo conduttore che lega tutti i soggetti politici contemporanei è, infatti, la rabbia: una rabbia giustificata dal malessere sociale generato da una crisi di cui non si vede la fine, dal progressivo sfarinamento delle forze politiche tradizionali e dal sentimento di incertezza e di insicurezza collettiva che regna sovrano nel nostro Paese.

Prendiamo, ad esempio, il Partito democratico, nato il 14 ottobre 2007 da una “gazebata” voluta dall’allora gruppo dirigente e mai davvero sviluppatosi come sublimazione del pur valido progetto ulivista. Perché si mise in pista questo bizzarro soggetto politico? Perché nella primavera di quell’anno ci si rese conto che l’Armata Brancaleone con cui il centrosinistra era tornato l’anno prima al governo imbarcava ormai acqua da tutte le parti e, quindi, andava superata e sostituita al più presto. Una scelta suicida che Prodi subì in silenzio e che, probabilmente, non ha mai perdonato al suo ex vice Veltroni, il quale, sia pur in buona fede, diede vita ad una compagine priva di un adeguato pensiero della crisi, prigioniera di dogmi ideologici ormai ampiamente superati e la cui unica cifra culturale e politica, in mancanza della necessaria dialettica fra le mille anime che la componevano, non poteva che essere il silenzio o la rissa continua, finché la corda non si è spezzata, provocando la dolorosa ma ineluttabile scissione a sinistra cui abbiamo assistito di recente ad opera di Bersani, Speranza, Rossi e D’Alema. E intanto il Pd ha convocato le primarie per il 30 aprile.

Prendiamo, poi, il MoVimento 5 Stelle, nato il 4 ottobre 2009 in seguito ai due V-Day di Grillo a Bologna (l’8 settembre 2007) e a Torino (il 25 aprile 2008) e affermatosi grazie alle denunce contro “la Casta” del duo Stella-Rizzo (e non solo) e grazie all’oggettiva deriva di una classe dirigente degradata come mai era accaduto in precedenza. Un partito-non partito, regolato da un non-statuto, con dei leader che non sono leader, senza un’ideologia né alcun ancoraggio ideale se non il mito universale dell’onestà e della purezza assoluta, capace di passare in poche ore dagli anti-europeisti dell’Ukip agli ultra-europeisti dell’Alde per poi fare ritorno da Farage, senza una segreteria né un processo decisionale trasparente, la cui amministrazione di Roma dice tutto più qualcosa su ciò che potrebbe accadere all’Italia in caso di un loro eventuale approdo al governo. Rispetto al Pd hanno un punto a favore: almeno loro lo dicono apertamente di essere nati contro tutti, rivendicando l’assenza di una storia ed elevando il qualunquismo a virtù. Coerente ma pericolosissimo.

Prendiamo la Lega, nata dal disfacimento della Democrazia cristiana nel lombardo-veneto e capace di conquistarne gli orfani benché fondata da due ex comunisti come Bossi e Maroni. Prima secessionista e indipendentista, poi governista in quel di «Roma ladrona», prima anti-berlusconiana a livelli viscerali, poi alleata ideale di Berlusconi, prima liberista, ora sovranista e protezionista seguendo la scia del trumpismo internazionale che si respira un po’ ovunque. È l’emblema dell’insieme di rabbie che caratterizza i dannati di una globalizzazione senza regole: dall’euro, moneta senza Stato, ai migranti, fino ai vincoli, talvolta un po’ fessi, imposti da Bruxelles. Punta tutto sulla pancia, parla un linguaggio diretto e sogna di importare il lepenismo anche da noi. Difficilmente ci riuscirà ma guai a sottovalutarla. E persino compagini minori come Fratelli d’Italia, nata sul finire del 2012 a causa della felice intuizione di Giorgia Meloni in merito al tramonto ormai irreversibile del berlusconismo, e Sinistra Italiana, nata dal fatto che una parte di iscritti e dirigenti del Pd proprio non riuscivano più a sopportare l’arroganza e i provvedimenti di Renzi, altro non sono che due esempi di rabbie covate a lungo e infine esplose in progetti rispettabili sul piano umano ma privi di un’identità precisa dal punto di vista politico.

Del resto, la stessa Forza Italia nacque, nel ’94, agitando il vessillo di una radicale alterità rispetto alle vetuste e ormai inservibili compagini della Prima Repubblica, falcidiate da Tangentopoli e dal mutamento di scenario globale in seguito al crollo del Muro di Berlino.

Peccato che la rabbia senza identità equivalga alla gradevole sensazione che si prova quando, dopo aver sudato, ci si spoglia e ci si mette in mezzo alla corrente: lì per lì fa piacere, la sera stai a letto con un febbrone da cavallo. Questo, fuor di metafora, è ciò che sta accadendo al sistema politico italiano.

(pubblicato su Confronti di marzo 2017)

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