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LOTTO MARZO: la protesta delle donne prosegue

by redazione

di Alice Corte (redazione di Confronti)

In almeno 40 paesi del mondo l’8 marzo le donne sciopereranno contro la violenza e per la riaffermazione dei propri diritti.

La mobilitazione contro la violenza sulle donne prosegue con uno sciopero globale l’8 marzo. Mobilitazione che vede intrecciarsi le proteste delle donne argentine contro i brutali stupri dei mesi scorsi, quella delle donne polacche contro l’ulteriore restrizione del diritto d’aborto nel loro paese e quella delle donne italiane che ha preso corpo il 26 novembre scorso, per poi elaborare “otto punti per l’otto marzo” durante una partecipatissima assemblea nazionale. Questi sono solo alcuni dei paesi coinvolti: la protesta si terrà in almeno 40 paesi in tutto il mondo, tra i quali gli Stati Uniti di Trump, che hanno visto le donne scendere in piazza già numerose volte dall’elezione di un presidente accusato di essere tra i più misogini che il paese abbia avuto.

Un inedito sciopero globale, dunque, che non sosterrà solo le lotte di lavoratori e lavoratrici, ma che avrà carattere eminentemente politico, per chiedere un cambiamento radicale di culture e società violente.

In Italia lo sciopero (indetto dal movimento femminista e supportato da alcune sigle sindacali di base) si articolerà in diverse piazze, da quelle delle lavoratrici Almaviva a quelle delle scuole (unico comparto in cui anche la Cgil ha aderito). Sono chiamate allo sciopero anche quante non possano praticarlo in maniera tradizionale, perché inoccupate o con forme di contratto che non lo permettano. Tra le forme di solidarietà, quella più semplice è indossare abiti neri e fucsia, ma sono numerosi i suggerimenti che la pagina facebook del movimento “Non Una di Meno” riporta.

Ma per cosa si sciopera? Gli otto punti elaborati durante l’assemblea nazionale tenutasi a Bologna gli scorsi 4 e 5 febbraio chiedono che il cambiamento investa vari aspetti della nostra società. In particolare, si chiede di scioperare contro la trasformazione dei centri antiviolenza in centri assistenziali e per riaffermarne l’autonomia, affinché restino luoghi che attivano momenti di trasformazione individuale e sociale contro la violenza maschile e di genere. Si sciopererà per la piena applicazione della convenzione di Istanbul contro la violenza maschile che, pur ratificata in Italia come in molti altri paesi, non è però pienamente recepita dal diritto e dalla prassi. Si reclamerà anche la tutela della salute sessuale delle donne in ogni suo aspetto: dalle scelte sessuali e di orientamento, alla maternità, alla libera scelta sull’aborto. Si ribadirà la necessità di una cultura e di una formazione libere da stereotipi, che sappiano accogliere le differenze, così come di una comunicazione che sappia raccontarle e che non si appiattisca sulla vittimizzazione o spettacolarizzazione delle donne che subiscono violenza. E ancora: il tema dell’accoglienza delle persone migranti, che spesso subiscono soprusi, anche sessuali, per colpa di un sistema che le priva del diritto di cittadinanza, le respinge ai margini e nega loro la possibilità di decidere del proprio destino, che si lega al problema dell’agibilità degli spazi pubblici per tutte e tutti, in particolare donne, persone transessuali o con un orientamento sessuale non etero. Infine, lo sciopero per le condizioni lavorative che discriminano le donne, per chiedere un salario minimo europeo e un reddito di autodeterminazione, elementi individuati come fondamentali per le donne che decidano di intraprendere un percorso di uscita dalla violenza.

Una protesta che informa molti aspetti del reale, perché la violenza sulle donne viene letta come un dato strutturale e che come tale va affrontato, una protesta iniziata già a novembre e che non si è più fermata, con il moltiplicarsi di iniziative ed eventi in tutta Italia, nel mondo e sul web, perché il cambiamento, ormai, passa anche da lì. Protesta che il movimento “Non Una Di Meno” si augura diventi un “Piano femminista contro la violenza sulle donne” recepito dalla società tutta.

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