Home Diritti Violenza, gender e religione

Violenza, gender e religione

by redazione

di Marisa Patulli Trythall (Georgetown SUA – Sponsored University Associate – History of American-Vatican Diplomacy)

Pubblichiamo la relazione che l’autrice ha letto a un convegno l’8 marzo scorso a Villa Pietra, a Firenze. Di seguito, la versione originale in inglese.

Questo otto marzo sarà ricordato, finalmente, come un giorno di lotta e mobilitazione: si parla della quotidiana violenza e non di mimose e ristorante, perché di fatto i problemi di metà della popolazione mondiale, le donne (ma personalmente includo anche i bambini) non sono cambiati significativamente. È la ragione per cui si ascoltano parole già dette, ma come dicevano i Romani “repetita iuvant”, le ripetizioni fanno bene. Si deve spiegare ancora ciò che non funziona, per educare e trasmettere consapevolezza di ciò che sia corretto, giusto, o meno. Si chiedono provvedimenti concreti per eliminare le barriere, anche quelle invisibili, che rendono il lavoro femminile sottostimato e sottopagato.

Sono una storica dei rapporti diplomatici Vaticano-Stati Uniti, ma sono anche l’organizzatrice di un annuale convegno Donne e Religioni. Dialogo e confronto tra Scienza, Teologia e Istituzioni, giunto al suo settimo anno. Il titolo di questa edizione sarà: Ignoranza, violenza, discriminazione: i segni dell’inciviltà. Ma sono, prima di tutto, una donna e se in gioventù davo questo fatto per scontato e inserito in un modus vivendi comune a tutti nella società, senza troppo riflettere sul significato di quanto mi accadesse intorno, ho capito nel tempo che questo corrispondeva a una diversa valutazione, comunemente accettata e avallata, della “differenza” tra maschi e femmine. Intendendosi questa differenza come una posizione di disuguaglianza a sfavore delle donne.

Come avrei potuto non capirlo, essendo ultima e unica femmina di 4 figli! Eppure allora accettavo quasi con gioia il fatto di essere considerata la “cocca di casa”, ma anche di non poter giocare se non con altre bambine o con le bambole! Potevo saltare la corda, andare in altalena, ma non giocare a pallone, giocare a nascondino ma non arrampicarmi sugli alberi.

I tempi sono cambiati, certo. Oggi l’accesso indiscriminato alla rete, ai social, ai contest televisivi della più varia specie sono aperti a tutti, fin dall’infanzia. Eppure leggendo le notizie dal mondo la realtà non sembra troppo cambiata per le donne a diversi livelli: libertà e sicurezza, lavoro, rappresentatività politica.

Qualche dato statistico mondiale:

Violenza contro donne e bambine

– La violenza contro donne e bambine è un problema globale: 1 donna su 3 nel mondo ha subito violenza.

– Le statistiche mostrano che l’autore degli abusi è usualmente qualcuno che la donna conosce: il 38% dei femminicidi è commesso dai partners delle donne uccise.

Donne in controllo del proprio sostentamento

– In uno studio su 173 paesi, in 155 c’è almeno una differenza legale per limitare le opportunità economiche delle donne. Tra questi, 100 hanno leggi che restringono la tipologia dei lavori che le donne possano fare e in 18 di essi, i mariti possono impedire alle mogli di accettare un lavoro.

– Le donne spendono al minimo il doppio del tempo che gli uomini dedicano al lavoro domestico e quando si consideri tutto il lavoro svolto – pagato e non pagato – le donne lavorano molte più ore degli uomini.

– Nel 2013, i dati percentuali dell’occupazione globale lavorativa, in rapporto alla popolazione, erano del 72% per gli uomini e del 47% per le donne.

– In tutto il mondo le donne sono pagate meno degli uomini, in molti paesi guadagnano tra il 60-75% dei salari maschili. (World Bank Data 2015)

– Le donne sopportano una sproporzionata responsabilità per la cura di bambini, vecchi e malati, spendendo da due a dieci volte maggior tempo quotidiano, nel lavoro di assistenza, che non gli uomini.

Partecipazione e leadership

– Globalmente le donne non sono che il 22% dei parlamentari.

­– Nell’agosto 2015, c’erano solo 11 donne Capo di Stato e 13 Capo di Governo.

– Nell’agosto 2015 c’erano 37 Paesi nei quali la rappresentanza parlamentare femminile era inferiore al 10%.

Eccoci dunque al titolo del panel del Convegno presso la New York University e alla stretta connessione che lega le parole: Violenza, Genere, Religione. Non una delle tre è disgiungibile dalle altre, guardiamole meglio da vicino.

La parola VIOLENZA l’abbiamo appena evocata, ci porta immediatamente a immagini di sopraffazione fisica di uno o più esseri viventi nei confronti di un singolo o gli uni contro gli altri. Pensiamo a una violenza di carattere fisico, a qualcosa cioè che lascia rossori, lividi, ossa incrinate, sangue, lesioni interne, dolore intenso e incoercibile, morte. Ma non inizia mai direttamente così. Pensiamo agli stereotipi:

Le donne sono strane: praticamente trascorrono circa 40 anni della loro vita avendo le paturnie mensilmente; in gravidanza hanno desideri particolari; ma le donne hanno le paturnie anche quando vanno in menopausa!

E pensiamo anche alle battute che definiscono le donne, nella loro generalità, come “altro” dal mondo maschile. Le donne sono distanti eticamente, dunque rappresentano un terreno di caccia, la storia veloce, o sono tipe “facili”, prostitute, ninfomani o brutte e stronze. Ma non si accettano battute su madre, moglie, figlia, anche se non si nega a nessuno un “figlio di puttana”, oppure un “bastardo” (non inteso come il figlio non riconosciuto da un nobiluomo, ma come il figlio di una signora promiscua)! Avete mai sentito offendere qualcuno dicendogli: “che figlio di pederasta!!”, oppure “figlio di un dongiovanni”, o con un ancor più semplice “bel figlio di un molestatore che sei!”??

Perché la promiscuità maschile è un segno di distinzione, quasi un obbligo: è “sociale”! La promiscuità femminile, al contrario, è considerata una deplorevole attitudine, il simbolo di una donna pronta a tutto, di uso “comune, sociale”.

Sono discorsi vecchi, stereotipi già noti: sentendoli non percepiamo se non un piccolo fastidio legato più alla “retorica” dell’illustrazione che non alla sostanza di quanto detto. Perché parlando di violenza non re\agiamo a quella più subdola che è nelle parole? La violenza ha un modo di mescolarsi in maniera sorniona nel linguaggio della nostra quotidianità e se ci capita di provare un moto di rivolta, verso chi la esprima o la agisca, spesso lo sopprimiamo per non parere “pedanti”, per non rompere l’atmosfera, per non essere bollati come diversi, per non distinguerci dal gruppo, dal “social”, per non fare l’onda.

Si tratta di paura più che di saggezza. Perché sappiamo che alla violenza verbale si può facilmente associare la violenza tout-court. Si tratta di cercare di sopravvivere sperando di non diventarne i soggetti, di non subire quella violenza; di vigliaccheria più che di scelta di campo e assunzione di responsabilità.

Se le donne provano a reagire si fa capire loro chi sia il più forte fisicamente, un po’ ridendo e un po’ facendo sfoggio di “mascolinità”; se la stamina personale non basta ci si fa scudo del gruppo. Sappiamo che le statistiche mondiali, e le cronache, sono piene di abusi perpetrati da singoli, quanto da gruppi, da coetanei, ma anche da adulti. Nella società come tra le mura domestiche. Espressione di bullismo, ma anche violenza, abuso, da parte di genitori, familiari e persone amiche, nei confronti di donne ma anche di bambini di ambo i sessi. Perché l’infanzia è, sessualmente, il surrogato massimo della differenza di genere, l’apoteosi dell’abuso su chi sia più tenero e vulnerabile.

La parola GENDER, è per me una “non–parola”, dice tutto e non dice nulla. Dal 1995 in poi il termine è divenuto sovra usato, sopravvalutato, abusato. Studi di Genere: un campo di studi interdisciplinare dedicato all’identità di genere, alla rappresentazione di genere come categoria centrale di analisi.  Un campo che include gli studi femminili (concernenti donne, femminismo, genere e politiche), studi maschili e studi queer (da ‘strano’, inteso per LGBT e ogni altra rappresentanza). Tante persone, una sola parola: non per valorizzarne la ricchezza, ma per rendere gen-erica, codificandola, la differenza. Personalmente mi attesterei su questa affermazione: Siate voi stessi e amate chi amate.

Infine RELIGIONE:

Citazioni che da sole illustreranno quanto già esposto, evidenziando l’intimo legame esistente tra linguaggio discriminatorio, scelte e azioni discendenti dall’uso acritico del linguaggio di testi utilizzati per l’educazione culturale e la conversione di massa, in tempi nei quali la convinzione teorica era più spesso accompagnata dalla coercizione fisica. L’essere umano era valutato in termini di forza lavoro e capacità riproduttiva come qualsiasi altro animale.

« Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto,ma egli ti dominerà»”. Genesi, 3,16

« Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto». Genesi, 19, 8 (Questo è Lot che offre le sue figlie vergini alla turba di Sodoma)

« Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, poiché il marito è capo della moglie, come pure Cristo è capo della chiesa, ed egli è i1 salvatore del suo corpo. Ma come la chiesa è sottomessa al Signore, cosi anche le mogli ai propri mariti in tutto.»   Efesini, 5, 22-24 (S. Paolo)

« Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano, perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.»  Corinzi, 14, 34-35  (S. Paolo)

« Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli [mestruali e di purificazione, ndr] e non è loro permesso nascondere quello che Allah ha creato nei loro ventri, se credono in Allah e nell’Ultimo Giorno. E i loro sposi avranno priorità se, volendosi riconciliare, le riprenderanno durante questo periodo. Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini hanno maggior responsabilità. Allah è potente, è saggio.»   Corano – Sura Al-Bakara II:228

«Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.»    Corano – Sura An-Nisa IV, 34

Prevengo l’obiezione che in tutti i testi sacri alle diverse religioni ci siano tanti altri punti in cui si magnifica la donna: sì, all’interno di un contesto narrativo e normativo creato al maschile, a favore del maschile, rispecchiandone tutta la mentalità, le paure e i pregiudizi nei confronti delle donne.

È tuttavia giunto il tempo per interrompere le giustificazioni e le riletture esegetiche, giustificanti le parole scritte e tramandate. Sarebbe particolarmente opportuno per tutte le religioni, non solo quelle Abramitiche, se si prendesse coscienza di secoli di pensiero teologico sostanzialmente discriminante e divisivo nei confronti delle donne e tra comunità di diverso credo religioso. L’esempio e la parola, l’assunzione di responsabilità, uniti a un sincero desiderio di condivisione, da parte dei rappresentanti delle diverse religioni, costituirebbero un terreno comune per abbattere ineguaglianze e povertà, non solo materiale. È tempo che la religione torni nell’incontro intimo degli animi, con parole di dolcezza e compartecipazione, lasciando le stanze della politica e del governo.

***

VIOLENCE, GENDER AND RELIGION

Florence, Villa la Pietra, New York University, March 8, 2017

Marisa Patulli Trythall

This year, March Eighth, is lived as a moment of struggle, of becoming aware of a problem, not as a celebration with flowers and restaurant, because, in actual fact, the problems of half of the world’s population, women, and personally I also include children, have not changed substantially. That is the reason why one will hear again words that have already been spoken, but, as the Romans said “repetita iuvant”, repetition is useful. Explaining again what is not functioning is a way of educating and transmitting the awareness of that which is not correct, just or fair.

I am an historian specialized in the study of Vatican-American diplomatic relations. I am also the organizer of an annual conference, now in its seventh year, entitled Women and Religions, Dialogue and Debate between the Humanities, Theology and Institutions. The title of this year’s edition is: Ignorance, violence, discrimination: the signs of incivility.

However and above all, I am a woman and though in my youth I took this fact for granted as part of a modus vivendi that I assumed was held in common with all of society, I came to understand as time passed that this condition actually corresponded with a different evaluation, commonly accepted and validated by society, of the difference between men and women – a difference that placed women in a condition of clear inequality.

How could I not have understood this, being, as I was, the last child – and the only female – of four children? Yet at that time I accepted, almost with joy, the fact of being considered the family “darling”, but also the fact that I could only play with other girls and with dolls. I could play “jump rope”, ride the swings, but not play ball, I could play “hide and seek” but not climb trees.

The times have changed, certainly. Today there is free access to the internet, to the social networks for all, from childhood on. Nevertheless, when we read the news of the world, the reality for women does not seem to have changed at many levels: freedom and security, work, political representation.

Some recent statistics:

Violence against women and girls

– Violence against women and girls is a global issue with 1 in 3 women across the world experiencing violence.

– Statistics show that the abuser is usually someone the woman knows: 38% of all murdered women are killed by their partner.

Women controlling their own livelihoods

– In a study of 173 countries, 155 have at least one legal difference restricting women’s economic opportunities. Of those, 100 have laws that restrict the types of jobs that women can do, and in 18 countries husbands can prevent their wives from accepting jobs.

– Women spend at least twice as much time as men on domestic work, and when all work – paid and unpaid – is considered, women work longer hours than men.

– In 2013, the global employment-to-population ratio was 72% for men and 47% for women.

– Worldwide women are paid less than men, in most countries earning on average 60 to 75% of men’s wages. (World Bank Data 2015)

– Women bear disproportionate caring responsibility for children, the elderly and the sick, spending twice to ten times more time a day, on unpaid care-work than men.

Participation and leadership

– Globally, women make up just 22% of parliamentarians.

­– In August 2015, there were 11 women serving as Head of State and 13 as Head of Government.

– In August 2015 there were 37 countries in which women make up less than 10% per cent of parliamentarians.

And, with this in mind, we turn to the title of this panel and to the tight interconnection which binds these words together: Violence, Gender, Religion. In truth, none of these words can be separated from the others.

The word, VIOLENCE, conveys images of the physical overpowering of one or more persons by one or more persons, or of many by many. We imagine a physical violence, something which leaves bruises, broken bones, blood, internal injuries, intense and uncontrollable pain and, even, death. But violence does not start this way, let’s think of a few stereotypes that are commonly applied to women:

Women are strange! They spend most part of their lives in a crazy mood: for almost 40 years they are moody every month; when they are pregnant they have crazy desires and then they suffer a menopause craziness.

And let us think about the male banter that defines women, generically, as “other” within the male world. Women are perceived, somehow, to be ethically distant, therefore they represent a hunting ground, the short affair, or they are “easy” types, prostitutes, nymphomaniacs, or homely and bitches. On the other hand, any slurring references to mother, wife or daughter are unacceptable, even though no one is denied a “son of a bitch” or a “bastard” (not intended as the unrecognized son of a nobleman, but as the son of a promiscuous mother)!

Have you ever heard of someone being called a “son of a pedophile”? or a “he’s the son of a womanizer”? “such a son of a depraved man ” or simply “what a son of a bastard you are” ?

Because male promiscuity is a distinction, almost an obligation: it is “social”; female promiscuity instead is considered a negative attitude, the symbol of a female “up for anything”, who is “used” socially.

These are familiar stereotypes, of course, hearing them we perceive only a slight annoyance connected more with the rhetoric of the illustration than with the substance said. Why, speaking of violence, don’t we react to that devious violence hidden within words? Violence has a way of mingling with everyday language in a seemingly harmless manner and, if one notices and is tempted to say a word of criticism, we often suppress it in order not to seem pedantic, not to break the mood, not to be regarded as different, not to distinguish ourselves within the group, not to make waves.

This is fear rather than wisdom, since we know that verbal violence can easily be associated with violence itself. It is an attempt to survive hoping simply not to become subject of that violence rather than making a decisive choice and assumption of responsibility.

If women attempt to react, one makes them understand who is the strongest physically, partially laughing and partially making a display of one’s masculinity; if this personal force is not sufficient, one appeals to the group. We know that the world statistics, and the daily news, are full of abuses committed by single persons as well as groups, by peers as well as adults, in society as well as in the home; expressions of bullying, but also of violence and abuse on the part of parents, relatives and friends in relation to women – but also to children of both sexes. Because infancy is, sexually, the maximum surrogate of the difference between the sexes: the apotheosis of abuse on someone who is pliable and vulnerable.

The word GENDER is a non-word for me, it says everything and, at the same time, nothing. Well known since 1995, the term, in my opinion, has been over-used, overrated and, itself, abused. “Gender studies: is a field for interdisciplinary study devoted to gender identity and gendered representation as central categories of analysis. This field includes women’s studies (concerning women, feminism, gender, and politics), men’s studies and queer studies.” Lots of people, one word only: not to enhance the value, but to render generic by codifying the difference. Personally I would align myself with the following affirmation:  BE WHO YOU ARE AND LOVE WHO YOU LOVE!

And now, to conclude, RELIGION:

I will read citations bearing witness to the intimate bond between our topic words. This is a discriminatory language that has been utilized for centuries in cultural education and for mass conversion, these words are at the origin of social choices and consequential actions during times in which such convictions were often supported by physical coercion. Here the human being was valued in terms of work force and reproductive capacity – like any other animal.

«To the woman he said: “I will make your pains in childbearing very severe; with painful labor you will give birth to children. Your desire will be for your husband, and he will rule over you.”» Genesis, 3,16

«Now behold, I have two daughters who have not had relations with man; please let me bring them out to you, and do to them whatever you like; only do nothing to these men, inasmuch as they have come under the shelter of my roof.» Genesis, 19, 8 (This is Lot offering his daughters to the people of Sodom)

«Wives, submit yourselves to your own husbands as you do to the Lord. For the husband is the head of the wife as Christ is the head of the church, his body, of which he is the Savior. Now as the church submits to Christ, so also wives should submit to their husbands in everything.»   Ephesians, 5, 22-24 (St. Paul)

«Let your women keep silence in the churches: for it is not permitted unto them to speak; but they are commanded to be under obedience as also saith the law. And if they will learn any thing, let them ask their husbands at home: for it is a shame for women to speak in the church.» Corinthians, 14, 34-35  (St. Paul)

«Divorced women shall keep themselves in waiting for three menstrual courses and it is unlawful for them, if they believe in Allah and the Last Day, to hide whatever Allah might have created in their wombs. Should their husbands desire reconciliation during this time they are entitled to take them back into wedlock. Women have the same rights against their men as men have against them; but men have a degree above them. Allah is All-Powerful, All-Wise.»   Quran – Surah Al-Bakara II:228

«Men are in charge of women by [right of] what Allah has given one over the other and what they spend [for maintenance] from their wealth. So righteous women are devoutly obedient, guarding in [the husband’s] absence what Allah would have them guard. But those [wives] from whom you fear arrogance – [first] advise them; [then if they persist], forsake them in bed; and [finally], strike them. But if they obey you [once more], seek no means against them. Indeed, Allah is ever Exalted and Grand.»    Surah An-Nisa IV, 34

I will preempt the objection that in all of the sacred scriptures of diverse religions there are many other passages which glorify the woman: yes, but always within a narrative and normative context created solely by men, in favor of men, faithfully mirroring all of their mentality, fears and prejudices regarding women. Thank you.

Articoli correlati