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Elezioni à la carte

by redazione

Il porcellum è stato criticato da tutti, ma l’italicum ripropone gli stessi difetti. Regole, date e alleanze subordinate alle convenienze momentanee dei leader.

di Francesco Barbaro

Quella elettorale è una questione centrale in un sistema democratico, perché regola la rappresentanza. Tuttavia perde drasticamente di senso quando diventa un’estenuante e ridicola danza degli opportunismi, tra leader che cercano di favorirsi in vista delle elezioni a breve termine. La legge Calderoli è stata criticata da tutti, a cominciare da chi le aveva dato il nome: “una porcata”, da cui il neologismo porcellum del compianto professor Sartori. Il sistema elettorale è stato poi bocciato dalla Corte costituzionale. L’italicum è stato concepito in combinato disposto con la riforma costituzionale bocciata al referendum – vantata come un gioiello ma scritta male e pensata peggio. La Corte boccia di nuovo, ma l’assurdo è che i motivi sono pressoché gli stessi della volta precedente: le liste bloccate impediscono all’elettore di esprimere la propria preferenza e, se prima era il premio di maggioranza, adesso è l’accesso al ballottaggio a mancare di una soglia minima. Rottamandi rottamatores? E va bene, per lo meno l’italicum reintroduce una logica maggioritaria. E invece Renzi si mette d’accordo con Berlusconi, Salvini e Grillo per un sistema, il rosatellum, che viene spacciato per “tedesco” e rilancia una preponderanza proporzionale. Il che gli permette di liquidare Alfano e prepararsi ad un’alleanza di governo con Forza Italia: una prospettiva che fino a qualche tempo fa, per il Pd nato all’insegna dell’antiberlusconismo, sarebbe stata considerata inammissibile. Poi il M5S fa saltare il patto, che il presidente emerito Napolitano ha stigmatizzato come extra-costituzionale e subordinato alle convenienze personali dei leader. Si rimane con un consultellum da armonizzare tra Camera e Senato, mentre i risultati delle elezioni comunali sembrano suggerire un ritorno delle coalizioni. Allora Renzi lascia in attesa Berlusconi sulla seconda linea e chiama in fretta Pisapia, per ricostruire una qualche forma di centrosinistra. Ma ecco che subito l’esito deludente dei ballottaggi lo risospinge sulla via di una mutazione gentica, ormai quasi ultimata, del Partito democratico. E con uno schiaffo finale al suo fondatore, Romano Prodi. Nel frattempo, da mesi la data delle elezioni politiche continua a saltare in avanti e indietro. Oggi il segretario del Pd torna a insistere per anticiparle, sicuro com’è di avere un momentaneo vantaggio sui grillini. E così, per un pugno di seggi, in Italia le elezioni sono state ridotte à la carte.