Vecchi e di sinistra: l'alternativa di Sanders e Corbyn - Confronti
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Vecchi e di sinistra: l’alternativa di Sanders e Corbyn

by redazione

Non sono glamour, non sono social. Ma le loro proposte sono le uniche ad essere veramente alternative all’austerity.

di Francesco Barbaro

Il 2016 dei populismi, dalla Brexit a Trump. Il 2017 della risposta europea, tra il 60° anniversario dei trattati di Roma e la vittoria di Macron in Francia. Ma all’interno di questa drammatizzazione spicca l’affermazione di due personaggi che costituiscono un fenomeno distinto e coerente, e che stabilisce una continuità. I due sono Bernie Sanders e Jeremy Corbyn. Certo, alla fine non hanno prevalso sui rispettivi rivali. Ma nemmeno questi ultimi hanno vinto. Negli USA, Hillary Clinton è stata sconfitta da the Donald, isolazionista e antiliberista, deciso a disfare le riforme della presidenza Obama e a far saltare perfino gli accordi sul clima. Nel Regno Unito, Theresa May viene riconfermata senza conquistare la maggioranza dei seggi, e dovrà quindi negoziare l’uscita dall’Ue in una posizione tutt’altro che di forza. Mentre quello di Sanders e Corbyn è stato comunque un trionfo, nella misura in cui hanno saputo suscitare un consenso inimmaginabile, soprattutto tra i giovani. Hanno ottenuto molti più voti di quanti chiunque avrebbe scommesso. Eppure erano stati palesemente sfavoriti e ostacolati dai loro stessi partiti. Non sono glamour, non sono social. Soprattuto, sono vecchi – in barba a ogni rottamazione. E sono di sinistra, ma non per finta. Mentre le attuali sinistre e destre convenzionali perdono il senso del loro antagonismo fino ad unirsi – come talora è successo, anche in Italia – contro le nuove forze anti-sistema, i due vecchietti rossi hanno qualcos’altro da dire. Sono in politica da sempre, e i loro programmi sono rimasti gli stessi nei decenni. Ma ciò ha finito per rivelarsi un punto di forza: la loro storia di impegno politico li rende credibili, e le loro proposte sono le uniche ad essere davvero alternative. Alle teorie dell’equilibrio di bilancio che predicano l’austerity, contrappongono un’economia espansiva che mira all’inclusività: in una fase di crisi e stagnazione – come quella attuale – lo Stato può e deve emettere moneta per realizzare politiche redistributive e di occupazione, anche in deficit e senza pericolo di inflazione, perché in un mercato interno per stimolare una domanda scarsa c’è bisogno dei soldi per comprare. Finché quei soldi mancano, bisogna darli. È un principio condiviso da tutti i più autorevoli economisti neo-keynesiani e neo-cartalisti, senza che si trovino molti corrispettivi nella politica di partito. A parte i nostri due. Forse perché ci vuole la barba bianca.