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A mano libera. Donne tra prigioni e libertà

by redazione

“A mano libera. Donne tra prigioni e libertà”

(a cura di Tiziana Bartolini e Paola Ortensi)

Editrice Cooperativa Libera Stampa, 80 pagine

Con la prefazione di Agnese Malatesta e un’intervista alla direttrice Ida Del Grosso

Un dialogo a distanza tra donne (detenute e no) sulle prigioni che limitano o condizionano corpi e desideri. Maturato negli incontri settimanali tenuti, da novembre 2016 a maggio 2017, con il laboratorio “A mano libera, dentro e fuori” nella Casa circondariale femminile di Rebibbia (Roma), il libro raccoglie i testi scritti dalle detenute e vi unisce alcune riflessioni di non detenute sempre sul tema della libertà e delle prigioni che, come donne, viviamo indipendentemente dalla condizione della detenzione. “Siamo consapevoli delle differenze che ci sono tra chi ha avuto destini tanto diversi – spiegano le curatrici –, ma pensiamo che l’essere donne ci accomuni molto più di quanto non sia visibile a “occhio nudo”. E, forse, l’intreccio artificiale che abbiamo creato nel libro con questa mescolanza non programmata lo dimostra. Intreccio artificiale perché le varie autrici non si conoscono e mescolanza non programmata perché l’esito dell’amalgama non era prevedibile a tavolino. Il trait d’union tra sconosciute siamo state noi, ideatrici di quello che abbiamo pensato come scambio possibile, superando le distanze fisiche e geografiche”.

Il laboratorio nel carcere femminile di Rebibbia si tiene da tre anni ed è un’iniziativa di volontariato che il periodico Noidonne e l’associazione Noidonne TrePuntoZero ha proposto (alla Direzione e alle detenute) come spazio libero di incontro tra donne dedicato alla ricerca condivisa dei possibili sguardi di genere sui fatti del giorno e sui temi di attualità.

Altro obiettivo è quello di sollecitare uno scambio tra il dentro e il fuori per far conoscere la detenzione delle donne e la complessità delle specifiche circostanze che le portano in carcere.

Come osserva la direttrice del carcere Ida Del Grosso, nell’intervista pubblicata nel libro, a causare i reati tra le donne c’è spesso la dipendenza da una relazione affettiva violenta o comunque non paritaria. Ecco, quindi, che la consonanza tra sconosciute e l’incontro con la storia delle conquiste delle donne può offrire qualche spunto di riflessione, qualche strumento utile a decodificare percorsi di vita difficili e dolorosi. Perché anche il carcere è un’istituzione costruita su un unico modello, quello maschile, che poco considera le diversità di genere.

Nelle pagine, articolate in brevi capitoli con titoli evocativi (Del tempo, Della solitudine, Delle prigioni interiori e del buono in carcere, citandone alcuni) si susseguono e si mescolano i testi. Il risultato è un coro femminile di «voci potenti che raccontano di drammi ignoti», scrive Agnese Malatesta nella prefazione, testi che “esprimono vitalità e riscatto personale”. Un racconto, corale, intessuto di sofferenze e speranze, intonato sulle note di una positiva presa di coscienza di sé e del valore come persone.

Il libro è edito dalla Cooperativa Libera Stampa, storica editrice di “Noidonne”, ed è distribuito in modo autonomo, quindi copie e informazioni vanno richieste a redazione@noidonne.org o al cell 339/5364627. Il ricavato delle vendite è destinato a sostenere la versione web del giornale che, nonostante lo scorso dicembre abbia dovuto sospendere le edizioni cartacee a causa della pesante crisi dell’editoria, continua a fare informazione per e delle donne attraverso il sito www.noidonne.org e con il settimanale on line diffuso gratuitamente.

La copertina è realizzata con un disegno di una detenuta.

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