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La scomparsa di Giovanni Franzoni

by redazione

Oggi ci ha lasciato Giovanni Franzoni, fondatore della Comunità cristiana di base di San Paolo a Roma. Nel 1974 è stato tra gli iniziatori del progetto Com-Nuovi Tempi e in seguito di Confronti. Ha scritto per noi ogni mese, fino all’ultimo, nella sua rubrica “Note dal margine”.

Sabato 15 luglio, a Roma, i funerali.

Vi proponiamo qui di seguito alcuni ricordi della sua figura.

 

Il comunicato delle Comunità di base italiane

Un maestro, un profeta, un padre, un cristiano coraggioso, un annunciatore intenso ed appassionato del Regno di Dio, un profeta del nostro tempo…

Giovanni Franzoni è stato certamente tutto questo per noi delle comunità cristiane di base italiane e per tutti e tutte coloro che lo hanno avuto compagno di riflessione, di elaborazione e di lotta per tante battaglie civili e umane che gli hanno procurato provvedimenti repressivi da parte di una gerarchia patriarcale e anacronistica.

E’ stato per noi anche un amico e un prezioso compagno di ricerca, per un cammino di fede solidale e senza confini che, lontano dalle sponde sicure del potere e dei dogmatismi, si è spinto con coraggio in mare aperto per realizzare quella “chiesa dei poveri” che tanto lo affascinava. Non tentiamo neppure di fare un elenco delle iniziative di cui si era fatto promotore e a cui collaborava con competenza e impegno.

La sua profonda preparazione biblica e teologica, unita ad un attento interesse per le ricadute sulla vita delle persone delle ricerche scientifiche, ci ha aiutato negli anni ad affrontare con coraggio i problemi urgenti posti all’umanità – e a noi – dalla violenza del sistema capitalista e patriarcale.

Con Enzo Mazzi, Martino Morganti, Ciro Castaldo – e tanti e tante che semplicemente non sono così famosi/e – ha saputo leggere i “segni dei tempi” con più coerenza di tanti loro predicatori e ci ha incoraggiati/e e sostenuti/e nel percorrere strade nuove per cooperare a “rimettere al mondo” il mondo.

Lo ricorderemo sempre con immenso affetto e, soprattutto, ci impegniamo a far tesoro dei suoi insegnamenti e del suo esempio di vita.

Con queste emozioni e con questi sentimenti esprimiamo alla sua famiglia e alla sua comunità tutto il nostro affetto solidale e partecipe.

La Segreteria tecnica nazionale delle CdB italiane

Pinerolo (TO), 13 luglio 2017

 

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Come conobbi Giovanni

di Paolo Naso (docente di Scienza politica alla Sapienza di Roma, già direttore di Confronti)

Era la primavera del 1974 quando, ancora minorenne e privo del diritto di voto, a Bergamo mi cimentavo nelle prime iniziative referendarie a favore del NO all’abrogazione della legge sul divorzio. Lo facevo da giovane evangelico che scopriva la dimensione della politica e dell’ecumenismo. In quel frangente, insieme alla comunità di base di San Fermo, al gruppo locale dei “Cristiani per il socialismo” (ebbene sì, quelli erano i tempi…) e a una rete ecumenica di base organizzammo un dibattito pubblico al quale chi conosceva e sapeva più di me volle invitare dom Giovanni Franzoni. Per me non significava molto ma, benché ancora sprovvisto di patente, mi fu chiesto di accompagnare chi andava a prenderlo a Brescia.

Chi parlava di Giovanni lo faceva con deferenza e rispetto, dando l’idea che era un grande onore fare un viaggio, pur breve, con dom Franzoni. Arrivati a Brescia, “caricammo” Giovanni, che appariva turbato e silenzioso. Quasi non ci rivolse la parola per tutto il viaggio. Non capii il perché è lo attribuivo al rango ecclesiastico e ad uno stile cattolico che io non conoscevo. In realtà tutto si chiarì di lì a poco. Il teatro nel quale Franzoni avrebbe dovuto parlare era stato chiuso d’autorità su richiesta del vescovo locale, e l’annunciata manifestazione per il NO poté svolgersi soltanto in un teatro periferico, dopo un corteo improvvisato per le vie della città. Giovanni sapeva che quel discorso gli sarebbe costato caro. I messaggi gli erano arrivati forti e chiari e chi bonariamente, chi imperiosamente gli consigliava di non esporsi troppo perché la sua posizione ecclesiale stava vacillando. Un abate in mezzo ai radicali, ai protestanti, ai comunisti era troppo per la Chiesa di quegli anni.

In quel viaggio silenzioso, Giovanni meditava tutto questo e ragionava sulla sua vita, il suo ministero e la sua vocazione. Forse pregò. In ogni caso quella sera, nonostante il divieto ecclesiale, parlò, e da cristiano cattolico espresse le ragioni per cui avrebbe votato NO al referendum del 12 maggio 1974. Che cosa accadde dopo lo sappiamo ed altri lo racconteranno meglio di quanto possa fare io. Dopo quello strano viaggio da Brescia a Bergamo, ho avuto il privilegio di incontrare Giovanni mille altre volte, talora in piena sintonia, talora in fraterno dissenso: ci divideva l’appartenenza confessionale, certo, ma anche una diversa visione della politica e forse un’idea dell’ecumenismo. Dettagli. Per la mia generazione dom Franzoni resterà il profeta che ha dato alla sua Chiesa più di quanto essa abbia dato a lui, che ha percorso sentieri ecumenici quando queste strade erano precluse e minate, che oltre che parlare dei poveri ha saputo scegliere i poveri. Una grande lezione teologica e spirituale. Ci restano le sue omelie, i suoi articoli, i suoi libri geniali e spiazzanti. Ci resta la testimonianza di uno stile di vita che non riesco a definire con altra parola che “evangelico”. E di tutto questo ringrazio Giovanni. Ma anche il Signore che ci ha dato modo di incontrarlo e frequentarlo.

***

In queste ore prevalgono le emozioni; in altri momenti l’analisi dei ruoli, delle battaglie combattute, delle testimonianze. Ma in questi momenti c’è spazio solo per i ricordi personali che da oltre quarant’anni, fanno parte della nostra memoria e del nostro vissuto: un uomo alto, elegante, la cui curiosità e capacità di ricerca ha sfiorato molte persone. Certamente ha toccato noi due, interrogandoci a fondo sul senso della nostra fede in Gesù Cristo. Non c’entra la Chiesa cattolica o il Concilio; c’era l’umanissimo desiderio di compromettersi coi destini degli ultimi, dei dimenticati, ovunque si trovassero, e quindi intraprendere strade nuove per terre nuove e, chissà, cieli nuovi.

Certamente “com” e poi “Confronti” sono stati per Giovanni un terreno privilegiato di ricerca e di sfida intellettuale. Noi lo ricordiamo anche perché mai si è atteggiato a maestro ma ha voluto cercare insieme a noi, fra incertezze e speranze.

Grazie Giovanni.

Fausto Tortora e Anna Maria Marlia

 

***

 

La voce profetica di Franzoni

Giovanni Franzoni, una delle personalità più coraggiose della Chiesa italiana, punito dalle gerarchie ecclesiastiche per aver difeso la libertà di coscienza e di voto politico, è morto ieri – presso Roma – all’età di ottantotto anni.

    Nato nel 1928  in Bulgaria (dove i genitori si trovavano per lavoro), crebbe a Firenze. Fattosi benedettino, nel 1964 fu eletto abate della basilica di san Paolo fuori le Mura, e dunque anche capo dell’annesso monastero. In quanto tale partecipò come “padre” alle ultime due sessioni del Vaticano II. Nel post-Concilio  si impegnò per aiutare la Chiesa romana ad essere coerente con quanto aveva appena affermato nella Grande Assemblea. Nel 1973, con la lettera pastorale “La terra è di Dio”, denunciò le compromissioni vaticane con la speculazione edilizia a Roma; fu perciò, di fatto, costretto a dimettersi da abate. Lasciò la basilica e – con un folto gruppo di fedeli che lo avevano sempre sostenuto – fondò la Comunità cristiana di base di san Paolo. Nel ‘74 si batté per affermare la libertà di coscienza nel referendum sulla legge del divorzio; ma, siccome i vertici della Conferenza episcopale italiana si erano impegnati per il “sì” all’abrogazione di quella normativa, per punizione Franzoni fu “sospeso a divinis”. E, dopo che, nel ‘76, dichiarò che alle elezioni politiche del giugno di quell’anno avrebbe votato PCI, fu ridotto allo stato laicale.

    Egli, insieme alla Comunità di san Paolo, continuò però le sue battaglie, a favore del pluralismo politico dei cattolici in Italia. Sul fronte internazionale, ebbe molto a cuore i drammi del Medio Oriente, sperando in una pace nella giustizia tra israeliani e palestinesi; e, con l’America latina, fu vicino ai teologi della liberazione. Ha scritto diversi libri di carattere teologico e biblico, ma sempre agganciati a temi “caldi”. La sua prassi di comunità – che mette in questione il concetto di “sacerdozio”, insistendo invece su quello di “ministero” (servizio) all’interno del “popolo di Dio” – ha aperto prospettive finora non accolte dall’ufficialità cattolica. Un altro tema di riflessione caro a Franzoni fu quello del fine-vita. Quando il cardinale Ruini negò i funerali in chiesa di Piergiorgio Welby, invitò la sua sposa a un’Eucaristia nella Comunità di san Paolo.

    Negli ultimi mesi si era incontrato con l’attuale abate di san Paolo, don Roberto Dotta: tra i due era nata un’amicizia – della quale papa Francesco era perfettamente al corrente – che, forse, avrebbe potuto avere sviluppi non scontati. Ma sorella morte ha portato via Franzoni prima che l’establishment ecclesiastico trovasse il coraggio di scusarsi delle molte sofferenze inflitte ad un profeta che, nelle sue scelte concrete e nei suoi scritti ha indicato una Chiesa mite, orientata dalla parte degli ultimi, rispettosa della libertà umana, ricca solo di Vangelo, compagna di cammino di tutte le persone di buona volontà, e audace: perché “Ecclesia semper reformanda”, la Chiesa deve sempre essere in stato di riforma.

Luigi Sandri

(dal Trentino – quotidiano di Trento – 14 luglio 2017)

 

 

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3 comments

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Marco 14 Luglio 2017 - 15:21

Esprimo la mia solidarietà per la morte di Giovanni Franzoni
E’ bello ricordare chi non c’è

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Marco 14 Luglio 2017 - 15:35

cercateancora.blogspot.com/, l’indirizzo blog dove lavorava mio padre

Giovanni Franzoni un cristiano sulle strade della nostra città. | Chiesa Metodista di Roma, via XX Settembre 16 Luglio 2017 - 09:08

[…] giovedì 13 luglio 2017 La scomparsa di Giovanni Franzoni […]

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