Piangere. per ri-partire con occhi asciutti e mente rilavata - Confronti
Home Diritti Piangere. per ri-partire con occhi asciutti e mente rilavata

Piangere. per ri-partire con occhi asciutti e mente rilavata

by redazione

di Giancarla Codrignani

Se una persona ha speso anni della sua vita con l’intenzione di cambiare il mondo, non può evitare il pianto leggendo l’appello di Zanotelli ad ascoltare il grido dell’Africa: Sudan, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sahel, Libia, Eritrea… zone tutte travagliate da guerre e conflitti a cui si aggiungono i disastri di ampie aree devastate dalla siccità; di contro le voci tardive che chiedono di “aiutarli in casa loro”.

Il Dipartimento (oggi Direzione generale) per la cooperazione allo sviluppo nasce nel 1979 e fu affiancato nel 1985 dal Fondo aiuti italiani per dare effettività alla richiesta di una lotta radicale alla “fame nel mondo”. La prima Repubblica gestì in modo scandaloso questo delicatissimo comparto. Prendo da un mio articolo del 2014: «Non si può prendere atto della deriva senza limiti in cui la Somalia è naufragata senza riconoscere il fallimento della politica italiana di “cooperazione allo sviluppo”… Impossibile determinare uno per uno i finanziamenti erogati – che i documenti indicano in 1.400 miliardi (di lire) – destinati “alla costruzione di grandi infrastrutture (cioè opere di regime)… (e) alla realizzazione di investimenti produttivi concentrati (industrie e aziende agricole super moderne)… (o ad interventi) a tecnologia non idonea e non gestibile dalla Somalia, ovvero per i quali la Somalia non è in grado di provvedere né alla manutenzione, né alla gestione” (così il rappresentante della Corte dei Conti). Chi ha visto la strada Garoe-Bosaso (con relativo porto e aeroporto in funzione per il traffico delle nostre imprese (mentre un ospedale in loco non entrò mai in funzione per eccessiva sofisticazione degli apparecchi) sa che da decenni è ricoperto dalla sabbia: costò 605 milioni a chilometro. Gli scandali, le denunce, i processi, le commissioni d’indagine si susseguirono senza esito. Il ministro De Michelis riferendosi alle contestazioni di un progetto, il 9 gennaio 1991 sostenne in Parlamento che si trattava di “un’iniziativa, per un impegno complessivo di 30 miliardi, volta a fornire due gruppi elettrogeni alla centrale di Mogadiscio Nord. La ragione vera per la quale abbiamo adottato tale deliberazione… consiste nel fatto che la commessa relativa a tale iniziativa riguarda l’Ansaldo. Negli ultimi mesi tutte le forze politiche hanno operato pressioni perché fossero garantite all’Ansaldo tutte le commesse possibili, al fine di evitare una forte crisi occupazionale causata dalle vicende del Golfo».

Gli Zanotelli del tempo – tra i quali mi ascrivo – hanno fatto di tutto per denunciare e moltissime furono le contestazioni da parte di esperti e delle Ong del tempo, i servizi dell’Espresso, la solita Commissione parlamentare d’inchiesta e nuove determinazioni di legge. Il 2008 ha ridimensionato i finanziamenti a partire dalle scelte degli Stati Uniti di Obama e dell’Europa. Oggi si pubblicizza un’esigenza non “politicamente corretta”, ma una richiesta di egoismo securitario. Tuttavia non si possono ripetere gli errori e non impegnarsi solo con il cuore nella ricerca di modalità di vera politica di cooperazione e di sincera responsabilità solidaristica.

Chi aveva avuto la vista lunga era stato Enrico Berlinguer, che nel 1977 aveva argomentato di una nuova politica internazionale: «L’austerità è il mezzo di contrastare alla radice – e porre le basi del superamento – di un sistema che è entrato in una crisi strutturale, di fondo e non semplicemente congiunturale. Un sistema il cui carattere distintivo è lo spreco, lo sperpero, l’esaltazione del particolarismo e dell’individualismo più sfrenati, del consumo più dissennato. L’austerità comporta un nuovo quadro dei valori, significa rigore, efficienza, serietà, giustizia: cioè il contrario di tutto ciò che finora abbiamo conosciuto e pagato, di tutto ciò che ci ha portato all’attuale, gravissima crisi… sobrietà come occasione di uno sviluppo economico di tipo nuovo, di risanamento e di trasformazione sociale, di difesa e di espansione della democrazia. In una parola, può diventare il fattore decisivo di liberazione dell’uomo e di tutte le sue energie».

Anche “la sinistra” respinse. Oggi quella proposta è improponibile, ma nessuno può evitare di pensare il mondo senza accontentarsi di dare due soldi a qualche governo corrotto per tenerci al riparo dalle invasioni.

Articoli correlati