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«Ricordati che sei e sarai sempre una marocchina»

by redazione

di Karima Moual (da “La Stampa” del 26/8/2017)

«Ricordati che sei e sarai sempre una marocchina». Questa frase mi rimbomba nella memoria. È martellante per il tono e la provocazione che custodisce. Non era certo un complimento ricordarmi le mie origini, ma la reincarnazione per bocca di un vicino, della voce insidiosa degli “altri” piena di simboli negativi e distanza, nel momento in cui si toccava con mano il mio entusiasmo adolescenziale, genuino e puro, nell’abbracciare con naturalezza pezzo per pezzo quest’Italia tutta, andando molte volte a scontrarmi con le mie stesse radici di provenienza.

A suo tempo, pensavo che chi la pronunciava lo facesse per offendermi, provocarmi. Oggi capisco invece quanto lo facesse per difendermi. Da un doloroso risveglio. Da chi oggi, dopo 26 anni in Italia, cancella la mia evoluzione e le mie contaminazioni, mutilando il mio vissuto qui e ora, relegandomi in un angolo preciso con l’etichetta: marocchina e musulmana. E attenzione: non lo fa, in chiave di riconoscimento positivo di questi due elementi identitari, di cui vado orgogliosa, ma nel momento in cui tali elementi vengono sfregiati con la violenza e l’odio del terrorismo jihadista.

Le menti diaboliche dei jihadisti, hanno come obiettivo principale non solo quello di incutere il terrore in Occidente, ma anche di dividere i musulmani e infine farli emarginare nelle società occidentali – esorcizzando vecchie ostilità e pregiudizi – per trasformarli come minaccia dalla quale trarre benefici in termini di seguaci. Ad analizzare l’attuale clima di odio e diffidenza, emergono molti elementi preoccupanti che ciò possa avverarsi. Come?

Da quando si è affacciato sul mondo occidentale il terrorismo di matrice jihadista targato Is, siamo tutti – egiziani o tunisini, marocchini o algerini di cultura musulmana – continuamente e violentemente depredati del nostro vissuto e contributo in Occidente. Improvvisamente ci si scopre stranieri, musulmani marocchini e basta.

Più la minaccia degli attentati aumentava e più scoprivamo di essere sempre più marocchini, musulmani e meno italiani, europei. A qualche giorno dalla strage di Barcellona si può iniziare col domandarsi com’è stato possibile che una manciata di nichilisti psicotici terroristi, oltre a colpirci indistintamente con una violenza inaudita, ci abbia anche fatto scoprire dolorosamente che in tutti questi anni forse abbiamo vissuto solo una menzogna chiamata integrazione.

Più questi attentatori erano giovani e nati in Europa e più noi tutti, senza distinzione, venivamo presi per la giacca, scaraventati sulla scena del crimine, quanto gli assassini, con le loro paranoie, minacce, coltelli, sangue, odio, ignoranza ed estremismo. Dall’altra parte sguardi, commenti, domande, accuse, insinuazioni, paure, denigrazioni, insulti, minacce, come se fossimo tutti parenti stretti e ideologici degli assassini, per il solo fatto di esser musulmani e provenire da un paese arabo.

«Ricordati che sei e sarai sempre una marocchina» me lo diceva mia madre. Me lo diceva con sguardo severo e mi feriva, perché era come se mi stesse dicendo: «Sveglia, non ti crederai mica italiana?». È bastato l’affacciarsi di una esigua minoranza sanguinaria e spietata per darmi la conferma oggi che aveva ragione mia madre. Sapeva bene che questo sarebbe diventato il mio paese per scelta e amore, ma sapeva altrettanto che invece era più difficile che io potessi essere percepita pienamente come sua cittadina. Di certo, ciò non significa che devo o dobbiamo cadere nella trappola dei jihadisti che sulla diversità vogliono creare l’elemento della guerra e l’odio, ma rimettere sulla bilancia il nostro grado di integrazione e convivenza e analizzarlo con lucidità sì.

Questo paese non è ancora pronto culturalmente alla nostra presenza. La diatriba sulla legge sulla cittadinanza ne è la prova, quando la si racconta in chiave rifugiati, flussi e terrorismo jihadista, dimostrando di non volerci capire nulla perché semplicemente non si vuole accettare la diversità. La legge sulla cittadinanza non arriverà a breve, tuttavia non sarà certo questa legge a cambiare una percezione culturalmente radicata, perché il lavoro da fare è ancora molto e ha a che fare non solo con la politica ma soprattutto con la cultura, pur se lo stesso papa Bergoglio ci mette del suo. E allora, a tutti coloro che hanno una storia simile alla mia, di italiani più qualcosa, non rimane che preservare la propria complessità pluriculturale tenendo conto di questi fattori. Non permettere a nessuno di depredarci di questa nostra ricchezza, anche contro gli imprenditori dell’odio.

A chi in questi giorni ha voluto relegarmi in cattiva fede alla «marocchina musulmana» dico: io oggi sono italiana, europea, marocchina, berbera, casablanchese, piemontese, romana, siciliana, napoletana, musulmana e, domani non so ancora dove andrò e cosa acquisirò ancora dal mio vissuto. Voi che vi accontentate di fantomatici nazionalismi quasi suprematisti – che peraltro sono inesistenti, se non nel vostro immaginario – non sapete più nemmeno da dove provenite. Essere italiani, è essere greci, romani, normanni, ebrei, musulmani e… Io invece lo ricordo così bene che non ho paura di andare altrove e acquisire il mondo che tanto temete.

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