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Cinema di strada e racconti di vita di Luigi Faccini e Marina Piperno

by redazione

di Rocco Luigi Mangiavillano (redazione Confronti)

Via Lumière angolo Méliès è il titolo dei tre appuntamenti romani dedicati al cinema di Luigi Faccini e Marina Piperno, in particolare quello delle periferie e delle storie di vita dei suoi ragazzi raccontati in “Notte di stelle”, “Ladro di voci” e in “Giamaica”, protagonisti alla Casa del Cinema di Roma il 5, 6 e 12 ottobre 2017 alle ore 16.00. Tre racconti che a distanza di 26 anni verranno proiettati, nell’ambito di una rassegna curata ad hoc dal Teatro di Tor Bella Monaca, proprio nei luoghi dove queste storie hanno avuto genesi. Racconti nati dalle voci e vissuti di quei ragazzi che Luigi e Marina,  “in presa diretta”, hanno accolto, condividendo con loro l’esperienza quotidiana del vivere vissuto, consumato e bruciato ma vivo, seppur ai margini, dentro quelle pieghe urbane che la grande città “confina”, soffoca e nasconde, lungo quella linea di confine dove la città diventa borderline. Tre racconti, in cui queste storie trovano luce e diventano cinema, non per voler cambiare il mondo, ma per offrirci, come un dono, una possibilità:  quella di entrare nel mondo che veramente esiste, evocando Kapuściński, per “sentirlo” da un altro punto di vista, in un cambio prospettico e di ottica per imparare a guardare alle cose del mondo fuori dai luoghi comuni e dalle narrazioni stereotipate delle cronache televisive. Un cinema, quindi, del sentire e dei sentimenti e, per certi versi, perché no, anche se il messaggio arriva come un cazzotto alla bocca dello stomaco… anche pedagogico.

trefotineroccoCinema dell’incontro e dell’ascolto, cinema fraterno e utopico, cinema di ricerca, cinema di strada, così si può definire il cinema che Luigi Faccini, in compagnia di Marina Piperno, ha responsabilmente fatto e continua fare dopo aver praticato per un ventennio una fiction a forte declinazione storico-letteraria e un documentarismo a prevalente attenzione antropologica.

Un percorso “di strada”, che emerge prepotentemente all’inizio degli anni ’90, quando, su delega del Consiglio di Amministrazione della Rai e del Ministero di Grazia e Giustizia, Faccini entra nel carcere minorile di Roma come ricercatore audio-visuale e animatore. È la fine del 1989. Negli spazi angusti della reclusione, l’esperienza dura sei mesi. Dei 120 nastri da 30’ ciascuno, vengono registrati gerghi, linguaggi, modalità corporee, disperazione e allegria, protervia e depressione. Il vuoto di quei ragazzi dalle famiglie sfasciate, dai padri alcolisti e maneschi, dalle scuole mancate o interrotte diventa la base di quel progetto documentario per la  Rai che prende il nome di “Ladro di voci”.

Dopo Ladro di voci, Faccini, ripartì da Tor Bella Monaca, il quartiere esterno al GRA dal quale provenivano molti dei ragazzi che aveva incontrato in carcere. In quell’universo artificiale, di cemento cubico, nel quale erano stati deportati tutti i gruppi sociali più problematici della città, ripulendone il centro, Don Franco Monterubbianesi, fondatore della Comunità di Capodarco,  aveva impiantato un presidio di ascolto e umanizzazione, il CIS – Centro di Integrazione Sociale, frequentato, spesso senza alcuna disciplina, dai ragazzi del quartiere. Erano sbandati, in cerca di un appiglio. Da pionieri, Insieme a Marina Piperno si immersero in quella realtà spappolata. Ci vollero un anno di frequenza, parole, sguardi, sfide e giochi,  fraternizzazione e coinvolgimento laboratoriale per identificare il gruppo umano e i protagonisti con cui realizzare Notte di stelle, girato in gran parte proprio all’interno del Teatro prima della sua ristrutturazione e apertura al quartiere. Quei “ragazzi di strada” seppero diventare attori, a tal punto immedesimati nel rappresentare se stessi e la realtà che ognuno incarnava, che Venezia non poté negare l’autenticità del quadro offerto. C’era umanità e talento, nel disperato isolamento di Tor Bella Monaca. Notte di stelle ebbe la menzione OCIC, la Targa d’Argento Giuseppe Fava del SNGC, il premio Fiuggi, la nomination al Globo d’Oro della Stampa estera per l’esordiente Antonella Taccarelli. Distribuzione Mikado. Era il 1991…

Ma tutta l’intensità, emotiva e pedagogica, che Notte di stelle aveva generato non doveva andare dispersa, anche perché, a causa della morte, violenta e misteriosa, di uno dei ragazzi che del film avrebbe dovuto far parte, si era stabilito un patto fra il gruppo dei protagonisti e Luigi: «che Auro Bruni non avremmo dovuto dimenticarlo mai». Faccini scrive dei suoi amici in cerca degli assassini che l’avevano ucciso e bruciato. Nasce così Giamaica, meta del viaggio che Auro avrebbe voluto compiere. Auro e la sua vita spezzata erano la metafora perfetta della loro vita persa, lontana da qualsiasi approdo felice. Il film era la ricerca di un’infanzia violata più che degli assassini non identificati dall’inchiesta giudiziaria, era l’elaborazione di un lutto e la scoperta dell’amicizia come valore attorno al quale costruire. La nascita del figlio di uno di loro in un qualche ospedale di una città immersa nel buio diventava la luce cui tendere insieme. Giamaica è evento speciale al festival di Locarno nel 1998, accompagnato, con grande successo, dall’esecuzione live delle musiche composte per il film. Giamaica fu distribuito da Mikado. Segnalato dal SNCCI. Insignito del premio Tertio Millennio dalla Città del Vaticano.

Alla Casa del Cinema, questi tre film, a distanza di anni, riprendono voce. Via Lumière angolo Méliès, quando il film non è ancora film ma fatica e gioco, amore e musica. Come il cinema di Luigi Faccini e Marina Piperno, come viaggio alla ricerca di umanità “invisibili” .

 

VIA LUMIÈRE ANGOLO MÉLIÈS

TRE RACCONTI DI LUIGI FACCINI E MARINA PIPERNO

5 – 6 – 12 OTTOBRE 2017 ore 16.00 – CASA DEL CINEMA ROMA

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

Apparato descrittivo e critico nel sito www.pipernofaccini.it ai titoli indicati nei cassetti dell’homepage che ha nome CANTIERE APERTO

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