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Nucleare: il papa chiede il disarmo

by redazione

di Cristina Zanazzo

«Papa Francesco ci chiede un impegno per il disarmo nucleare. La pace non può fondarsi sulla paura». Con queste parole il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, ha aperto il Simposio internazionale dal titolo “Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale”, organizzato dal Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che si è tenuto il 10 e 11 novembre.

Al simposio in Vaticano erano presenti i premi Nobel che hanno consegnato una dichiarazione comune. Condividono la necessità dell’abolizione delle armi nucleari per assicurare una pace mondiale sostenibile. Per raggiungere tale obiettivo è necessario costruire un sistema di sicurezza internazionale inclusivo ed equo. È stata ricordata la positiva conclusione dei negoziati del 7 luglio alle Nazioni Unite con il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, successivamente ratificato dal Vaticano. Il trattato apre la strada verso un mondo libero dall’atomica, anche se, è importante ricordare, gli stati dotati di arsenali nucleari erano assenti, ma tenuti comunque a rispettarne gli obblighi.

Oltre al «disarmo nucleare totale», la dichiarazione dei premi Nobel richiama l’attenzione sui «sistemi emergenti di armi letali autonome, che da sole potrebbero puntare e uccidere esseri umani». Si invita alla ponderazione della moralità di permettere la produzione di macchine con capacità di uccidere. Per arginare tale possibilità la soluzione suggerita è quella di bandirle preventivamente, prima che appaiano sui campi di battaglia. La promozione della pace e del disarmo sono l’unica via per «mettere l’umanità al primo posto e rispondere alle gravi sfide che dobbiamo affrontare: il cambiamento climatico; un’economia globalizzata che esalta l’accumulo di ricchezza per amore della stessa e si preoccupa poco di rispondere ai bisogni della maggioranza dei miliardi di persone che condividono il nostro pianeta; e il terrorismo di ogni genere, compreso quello di Stato».

Il Cardinale Parolin ha chiesto di investire per la pace le risorse economiche destinate alle spese militari, proponendo di costituire un fondo per aiutare milioni di persone che stanno «morendo di pace». «Qualunque risposta collettiva e concertata della comunità internazionale – ha proseguito Parolin – deve essere basata sulla fiducia reciproca, che può essere costruita solo sul dialogo per il bene comune, e non su interessi particolari».

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