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La Chiesa immobile. Francesco e la rivoluzione mancata

by redazione

di Luigi Sandri (redazione Confronti)

Francesco, un rivoluzionario? Per Marzano questo è un mito consolatorio, lontano dalla realtà. I cattolici “progressisti”, però, respingono con forza questa tesi. L’arduo confronto con i fatti.

 

In un paese dove, salvo ben rare eccezioni, il mainstream del mondo “progressista” cattolico e anche di quello laico definisce il papa regnante “rivoluzionario”, è già un piccolo shock imbattersi in uno studioso che dice apertamente il rovescio. E un invito, a chi rimane irritato per quell’aggettivo, mancata, a chiedersi come mai qualcuno osi mettere in dubbio una rivoluzione che ai più pare indubitabile – come al pontifex maximus della laicità in Italia, Eugenio Scalfari (al quale Francesco telefona spesso, e lo riceve in udienza per conversazioni che egli trasforma in interviste non sempre confermate dal Vaticano).

In generale, i cattolici “di sinistra” hanno considerato “faziose” e “prevenute” le argomentazioni di Marzano – docente di sociologia all’università di Bergamo –; ma, forse, converrebbe valutarle tenendo conto che lui è un sociologo, non un teologo. D’altronde, per sostenere il suo punto di vista, l’autore fa l’elenco di annunci con cui Francesco lascia intravvedere audaci riforme che… poi non arrivano. Il professore cita le invettive del pontefice contro la Curia romana che definisce “lebbra del papato”; ma, spiega, dopo tante speranze «è diventato progressivamente chiaro a tutti che la riforma avrebbe avuto un carattere meramente “tecnico”, e che Bergoglio non avrebbe proceduto a realizzare nemmeno in minima parte i sogni dei riformatori, e che avrebbe mantenuto sostanzialmente inalterato il tradizionale profilo burocratico, monarchico e accentrato della Chiesa cattolica» (pag. 25).  In merito, ci sembra criterio migliore attendere i fatti, prima di esprimere giudizi. Del resto, a quanto pare, la futura costituzione apostolica sulla Curia – il cui incipit, per ora, è Praedicate Evangelium – dovrebbe uscire entro pochi mesi. Allora, ove il pontefice strappasse alla Curia poteri e privilegi centenari, per affidare alle Conferenze episcopali nazionali, o continentali, le desiderate possibilità di decisione che oggi ancora non hanno; ove il documento prevedesse una specie di Senato della Chiesa, presenti uomini e donne, ai massimi livelli decisionali; ove fosse cancellato il “Segretario di Stato”, sostituito da un “segretario papale”, ove… allora quella di Francesco sarebbe davvero una scelta rivoluzionaria.

Se invece, salvo abbellimenti di facciata, non ci sarà riforma vera nell’organigramma del potere ai vertici della Chiesa romana, sarebbe confermata la tesi severa di Marzano. Il quale, infine, pone un problema capitale: la Chiesa cattolica può, davvero, riformarsi? Quando il papa prefigura, a parole, scenari “rivoluzionari”, ma poi non tocca i gangli decisivi per cambiarla, è una sua “incapacità”, oppure un dato costitutivo della sua Chiesa? Il sociologo sceglie il secondo corno del dilemma e, lascia intendere, Bergoglio sarebbe consapevole di questo: dunque, rifiutando di cambiare, su punti-chiave, la struttura storica dell’istituzione ecclesiale, addolcisce lo status quo accentuando l’aspetto pastorale dei problemi per rendere più accettabile, a chi scalpita, il clima. Perciò all’insegna del suo principio “confermo la dottrina, cambio la pastorale”, non smentisce frontalmente il “no”, martellato per secoli dai predecessori, all’ammissione all’Eucaristia di persone divorziate e risposate civilmente; però lo attenua adombrando, caso per caso, per motivi pastorali, un “sì”. Poi, ancora, promette che metterà donne a guidare dicasteri della Curia ma, ribadendo il “no” di papa Wojtyla alla donna-prete, mantiene la struttura maschilista della Chiesa. A dati – incontrovertibili – come questi, i critici del sociologo ribattono che lui, con pregiudizio laicista, ha ignorato i germi rivoluzionari seminati da Francesco con lo spostamento del baricentro della Chiesa dal Nord al Sud, e decisamente dalla parte dei poveri.

Eventi e decisioni papali, nei prossimi mesi, porteranno acqua al mulino di ambedue. Se è così, s’impone una domanda: in futuro (domani? A metà secolo?) apparirà forse quello che oggi sembra utopico: una Chiesa, come istituzione, radicalmente convertita all’Evangelo, anche per traguardi balenati come possibili sotto papa Francesco, ma da lui, per evitare scismi, mai raggiunti? La risposta, quel dì, ai fatti.

 

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