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Yayla, Musiche ospitali

by redazione

di Valeria Nava

Lo scorso 20 Giugno, durante la Giornata mondiale del rifugiato, presso la sede di Radio 3, si è svolta la presentazione del cd Yayla, Musiche ospitali, ideato da Centro Astalli e Appaloosa Records, distribuito da Ird International records distribution. All’evento hanno partecipato molti degli artisti che hanno preso parte alla realizzazione del cd.

Un tripudio di colori e suoni, musicisti provenienti da tutto il mondo uniti per una causa. I gruppi che si sono esibiti sono: i Takadum Orchestra, Sara Jane Ceccarelli e Paul Kokou, i Traindeville, Alfina Scorza, Erica Boschiero, Bako Project Music, Evelina Meghnagi, i Lamorivostri, Michele Gazich, Sara Marini, Giua e Neri Marcorè, Bocephus King e Saba Anglana, Mariana. Tutti artisti di grande talento, molto applauditi da un pubblico entusiasta. Oltre alle loro note ed accordi hanno riportato le proprie storie, dopo essersi esibiti hanno raccontato qualcosa della propria vita, del loro lungo percorso fino a giungere in Italia, delle difficoltà incontrate, ma anche della gioia, sì, perché quello che trasmettono è gioia. Quella di chi non si fa abbattere dagli ostacoli, di chi non smette di sperare, di chi sogna un futuro migliore. Tra loro vi è Baker Ali Sadiq, voce e saz del gruppo Bako project music, che con la sua Yadgary, ha condiviso con gli spettatori le sue emozioni e i suoi ricordi degli ultimi giorni con la sua famiglia, prima di doversi separare da essa.

Un giovane curdo che ha intrapreso un lungo e difficile viaggio per giungere in Europa, dovendo rinunciare a tutto, che convive ancora con molto dolore per tutto quello che ha perso, ma riesce a trasmettere la gioia per la vita, la gioia di vivere in Italia dove si è sentito accolto. In un clima spesso ostile verso i rifugiati e gli stranieri una serata all’insegna della cultura, dell’abbattimento dei muri e delle barriere, è come una ventata di aria fresca. È una realtà dove spesso si ha paura dell’altro ma di lui non si sa assolutamente nulla. Sono state riportate le parole di un rifugiato: «Non sono pericoloso, sono in pericolo».

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