Israele, i paesi di Visegrad e le democrazie illiberali - Confronti
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Israele, i paesi di Visegrad e le democrazie illiberali

by Giorgio Gomel

di Giorgio Gomel. Economista, è membro dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), del Comitato direttivo di Jcall-Italia e dell’organizzazione Alliance for Middle East Peace

 

Nei giorni di metà febbraio scorso il primo ministro israeliano ha accolto a Gerusalemme i suoi omologhi dei paesi dell’alleanza di Visegrad (Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia). Il governo polacco, che avrebbe dovuto partecipare al summit previsto, ha declinato all’ultimo in seguito ad una controversia con Israele insorta per alcune dichiarazioni del ministro degli esteri israeliano circa l’antisemitismo nella storia polacca e le corresponsabilità di polacchi nello sterminio nazista. L’incontro, che segue recenti visite in Israele di ministri ed esponenti di partiti nazionalisti e conservatori di Italia ed Austria, ci spinge, in quanto ebrei europei difensori dei valori della democrazia, del pluralismo e dei diritti umani, ad assumere una posizione ferma circa i rapporti del governo d’Israele con partiti e movimenti di destra in Europa e altrove nel mondo. L’appoggio, pur strumentale e provvisorio, di tali soggetti inquinati dall’antisemitismo ma ostili all’Islam è una seduttiva lusinga.

Un’illusione autodistruttiva però per il popolo d’Israele e per gli ebrei del mondo.

Il governo d’Israele persegue suoi interessi politici; fra questi è manifesto il proposito di dividere e disarticolare l’UE circa le posizioni che essa assume sul conflitto israelo-palestinese e sui rapporti con l’Iran, “corteggiando” i paesi del gruppo di Visegrad e altri retti da governi nazional-populisti come l’Austria e l’Italia. Ma vi è anche un’affinità elettiva sul piano ideologico fra il Likud di Netanyahu e alcuni di questi partiti che esaltano l’identità etnica, il rifiuto degli immigrati, l’intolleranza del diverso.

L’attrazione per tali movimenti nazionalisti e antieuropei è però autodistruttiva per Israele: l’Europa resta il primo partner commerciale e il principale fornitore di fondi di ricerca per università e imprese israeliane. Un’Europa attraversata da nazionalismi e dominata da Le Pen, Orban e Salvini non sarebbe certamente benefica per Israele.

Anche sulla banalizzazione della memoria della Shoah e di negazione delle nefaste forme di collaborazionismo di paesi europei con la macchina genocida del nazismo vi è oggi un atteggiamento ambiguo di Israele.

Clamorosi negli ultimi mesi a questo proposito i contrasti fra l’istituto di Yad Vashem e il governo Netanyahu circa gli atti assolutori di quest’ultimo rispetto a Polonia e Ungheria. Gli storici di Yad Vashem hanno condannato il documento congiunto firmato da Netanyahu e dal primo ministro polacco Morawiecki in quanto contiene «gravi errori e distorsioni» circa gli atti di cittadini polacchi collaborazionisti con i nazisti e, per simili motivi, il progettato museo di Budapest che esonera del tutto il regime fascista di Horthy dalle sue colpe nello sterminio degli ebrei ungheresi.

Israele pretende spesso di rappresentare gli ebrei del mondo nella loro totalità e di difenderne le ragioni di un’esistenza sicura, pacifica e scevra da persecuzioni. Di più, spesso proclama di agire per conto e in difesa del popolo ebraico nella sua interezza, come dopo gli attentati antisemiti in Francia e Belgio o nell’opposizione agli accordi con l’Iran. Ma considera irrilevanti opinioni e preoccupazioni degli ebrei della Diaspora. Negli ultimi due anni, in occasione delle marce razziste in Virginia e poi dell’eccidio nella sinagoga di Pittsburgh, così come dell’ondata di retorica antisemita scatenata contro George Soros in Ungheria e dei successi elettorali dell’estrema destra in Germania, il mondo ebraico ha reagito con ferme dichiarazioni, il governo israeliano è rimasto silente.

Il presidente israeliano Reuven Rivlin  ha affermato, in forte dissenso con gli atti del governo, in una recente intervista che «il neo fascismo è assolutamente incompatibile con i principi e valori che sono i fondamenti dello stato d’Israele». Il fatto che il presidente d’Israele dica ai movimenti neo fascisti «siete persona non grata nello stato d’Israele» è un’affermazione che combatte in maniera concreta l’antisemitismo. 

Molto netto è stato anche il presidente della Conferenza dei rabbini europei Pinchas Goldschmidt che in un’audizione al parlamento israeliano ha chiesto ad Israele di interrompere le relazioni con partiti di estrema destra in Europa, indipendentemente dalle posizioni che essi assumono sullo stato ebraico. Ha aggiunto che

«se un partito è razzista, ostile a segmenti rilevanti della società e intollerante rispetto alle minoranze, gli ebrei pur non essendo oggetto di violenza oggi, lo saranno in un prossimo futuro».

Ritengo che in queste posizioni nette ci dobbiamo riconoscere.

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