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Pedofilia del clero: vertice vaticano tra coraggio e timidezza

by Luigi Sandri

di Luigi Sandri. Redazione Confronti.

 

L’evangelico «Ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti» (Luca 12, 3) potrebbe forse bene rappresentare l’incontro su La protezione dei minori nella Chiesa che, per decisione del papa, a fine febbraio (21-24) ha visto convenire a Roma centonovanta persone per esaminare il problema delle violenze sessuali del clero su adolescenti o ragazzi, maschi e femmine, “delitti” per decenni occultati, e dei quali ora si è parlato apertamente e collegialmente, anche incontrando vittime e ascoltando le loro testimonianze che hanno fatto piangere di dolore e di vergogna non pochi degli invitati, riuniti nell’aula nuova del Sinodo. Tra i partecipanti: presidenti delle 114 Conferenze episcopali del mondo, patriarchi e capi delle Chiese cattoliche orientali, cardinali alla guida di dicasteri nella Curia, una dozzina di rappresentanti dell’Unione dei superiori generali e altrettante dell’Unione delle superiore generali. Moderatore dell’incontro il gesuita p. Federico Lombardi, già portavoce vaticano.

Hanno introdotto i lavori delle giornate cinque cardinali (Reinhard Marx, tedesco; Luis Antonio Tagle, filippino; Blase Cupich, statunitense; Oswald Gracias, indiano; Rubén Salazar Gómez, colombiano); Charles Scicluna, vescovo di Malta; due donne: Valentina Alazraki, giornalista messicana, e Veronica Openibo, suora nigeriana. Qualche flash. Marx: per coprire i preti colpevoli «sono stati distrutti file che documentavano fatti tremendi, e cancellati i nomi dei responsabili». Salazar: molte volte i vescovi procedono «come i lavoratori salariati che, vedendo arrivare il lupo, fuggono lasciando il gregge incustodito». Gracias: «La piaga dei preti “violenti” non v’è solo in Occidente, ma pure in Africa e Asia» (in India, ricordiamo, un vescovo è stato accusato di aver stuprato delle suore). E la religiosa: «Come togliamo le maschere che nascondono la nostra scandalosa negligenza? […] Siamo talvolta ipocriti? Sì! Perché siamo rimasti zitti così a lungo?». Infine: «Anche in Nigeria c’erano abusi sessuali nei conventi e nelle case di formazione».

I 190 hanno poi ascoltato testimonianze – molto crude – di vittime della pedofilia del clero: anche chi non avesse saputo nulla di esse, ora sa. Lombardi ha incontrato alcune delle vittime. E gruppi di esse hanno manifestato, al confine tra piazza San Pietro e via della Conciliazione, per ottenere giustizia. Hanno anche chiesto che porporati residenziali, e di Curia, accusati di aver coperto “predatori”, siano processati in Vaticano: per difendersi, se possono, e per essere “decardinalizzati”, se trovati colpevoli. Nel suo discorso conclusivo, Francesco ha ribadito l’impegno totale suo e della Chiesa cattolica per debellare le violenze sessuali del clero su minori, senza fare sconti a nessuno. E, interrogandosi sull’origine di tanta “mostruosità”, ha precisato: il consacrato che compie quei delitti «diventa uno strumento di satana».

Poi ha rilevato che la violenza sessuale sui minori è una piaga che pervade soprattutto la società: «Nel 2013, l’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato oltre 18 milioni di abusi. Nel 2017, il Rapporto Interpol sullo sfruttamento sessuale dei minori ha portato all’identificazione di 14.289 vittime in 54 Paesi europei…

Ma l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa».

Quali i rimedi per sanare la piaga purulenta? Il papa ha insistito su una selezione e formazione “positiva” dei candidati al sacerdozio, ribadendo l’impegno alla castità. Nessun cenno egli fa al celibato opzionale, per i futuri presbìteri; né affronta il problema di un nuovo approccio ai ministeri, che dovrebbero comprendere quelli femminili; o il giudizio etico sull’omosessualità. Eppure – il traumatico caso del cardinal Pell insegna! – risposte vere urgerebbero.

La questione delle violenze sessuali del clero su minori non è solamente, ci sembra, una serie di deplorevoli casi personali; essa tocca il sistema ecclesiastico nella sua struttura.

E perciò – come in modo teologicamente pallido ha adombrato l’incontro di febbraio – solo una vera Assemblea costituente, composta in modo egualitario da “padri” e da “madri”, potrebbe affrontarla. Il gridare sui tetti le storture della Chiesa romana è stato un atto di coraggio che la onora. Perché temere, dunque, di approfondire il solco, e infine convocare – senza aspettare troppo – questa Chiesa a Concilio?

 

[pubblicato su Confronti 03/2019]

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