Home Politica Un piano per il Sud per il rilancio (anche) del Nord

Un piano per il Sud per il rilancio (anche) del Nord

by Gaetano De Monte

di Gaetano De Monte. Giornalista.

Il Piano per il rilancio del Sud Italia presentato lo scorso 14 febbraio dal ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano prevede una strategia di protagonismo per i territori in passato marginalizzati dalle stesse politiche pubbliche, sul solco del pensiero dell’ex ministro Fabrizio Barca e del Forum disuguaglianze e diversità.

Sostenere azioni mirate per il miglioramento della qualità della vita nelle periferie e aree marginali in altre città del Mezzogiorno, non solo in quelle metropolitane». È netto l’obiettivo del Piano per il rilancio del Sud Italia che è stato presentato lo scorso 14 febbraio a Gioia Tauro alla presenza, tra gli altri, del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. A leggere nel dettaglio le ottanta e passa pagine del documento, il Piano che il ministro Giuseppe Provenzano ha lanciato lo scorso 14 febbraio sembra essere altrettanto ambizioso.

RIGENERAZIONE ECOLOGICA E ARTISTICA
«La rigenerazione dei contesti urbani passa attraverso due direttrici specifiche: la transizione ecologica delle città e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale», si legge nel progetto di sviluppo.
E ancora, occorre «combinare gli interventi sulle strutture, i servizi e altre iniziative immateriali anche attraverso la progettazione con il terzo settore». Promuovere «politiche di coesione che possono migliorare la vita dei cittadini, la riqualificazione dei centri storici e dei quartieri». A Cosenza, Napoli, Taranto e Palermo.
Nella “Città dei due mari”, in particolare, «sarà riattivato lo strumento del contratto di sviluppo (Cis), cioè verrà dato nuovo impulso al “cantiere Taranto” attraverso una governance efficace delle iniziative già previste», così vi si legge sempre nel Piano.

In questo senso, il rilancio della città pugliese, emblema di un modello di sviluppo guasto e ormai datato, vuole rappresentare – nelle intenzioni degli estensori – il cuore economico politico dell’intero documento programmatico che contiene gli interventi previsti per il Sud Italia, così tanto da meritare un capitolo a parte.

IL RILANCIO DEL NORD PASSA DA SUD
«Un Piano che guarda al Sud per rilanciare lo sviluppo anche al Nord», così l’aveva definito il ministro Giuseppe Provenzano, motivando la decisione di usare Duino, località in provincia di Trieste, come foto di copertina del documento programmatico. E, infatti, ciò che si propone qui è una nuova politica, in grado di rispondere alla dimensione nazionale della coesione territoriale. Che sia capace, cioè, di ridurre le distanze tra Nord e Sud dell’Italia, ma anche tra centro e periferia, aree urbane e aree interne del Paese. È una strategia di governo che, in questo senso, prova a restituire protagonismo ai territori che in passato sono stati marginalizzati dalle stesse politiche pubbliche.

È una strategia, quella ideata dal ministro Provenzano, che si pone lungo il solco del pensiero politico dell’ex ministro della Coesione territoriale, l’attuale animatore del Forum disuguaglianze e diversità, Fabrizio Barca, il quale attraverso la Strategia nazionale per le aree interne aveva individuato a suo tempo, e anche progettato, la riconnessione dell’Italia attraverso il recupero e il rilancio dei luoghi marginali.

Barca così ha commentato, nei giorni scorsi, il Piano per il Sud: «Dopo molto tempo, il Paese torna a disporre per il Sud di un approccio sistemico, che fonda le proposte su una diagnosi, che affianca e interseca obiettivi di competitività con obiettivi di giustizia sociale e ambientale».
E ancora, ha spiegato Barca: «il Sud ne esce preso sul serio, con il suo insopportabile ritardo, ma anche con le sue positive esperienze. E soprattutto non viene trattato come un ghetto, perché molti degli obiettivi e strumenti descritti nel Piano calzano anche per il centro e per il Nord».

LE 5 “MISSIONI”
C’è un’ idea di Meridione d’Italia inclusiva alla base, dunque, definita in cinque missioni: 1) giovani, con massicci investimenti su tutta la filiera dell’istruzione, a partire dalla lotta alla povertà educativa minorile; 2) connessione e inclusione, obiettivi definiti attraverso l’ammodernamento delle infrastrutture, materiali e sociali; 3) svolta ecologica, per mitigare i rischi connessi ai cambiamenti climatici; 4) innovazione tecnologica; 5) infine, c’è l’idea di un Sud Italia che sia aperto al mondo e proiettato nel Mediterraneo attraverso il rafforzamento dei programmi internazionali della cooperazione per lo sviluppo.

LA SFIDA INIZIA DA TARANTO
Si partirà da Taranto «un territorio dove si sommano le principali emergenze delle regioni del Sud, l’emergenza produttiva, di cui la crisi ormai trentennale dell’ex Ilva rappresenta solo la punta più evidente; l’emergenza ambientale, che impone di riparare i danni del passato e di ripensare, contemporaneamente, il modello produttivo, l’emergenza sociale e demografica, con una città che ha perso, dagli anni Settanta a oggi, quasi cinquantamila abitanti», così si legge ancora nel documento ministeriale.
È proprio sul destino della fabbrica che si trova nella città pugliese che il Piano di Provenzano lascia poco spazio all’innovazione politica, quando si fa riferimento al «rilancio dell’ex Ilva in un’ottica di sviluppo verde e sostenibile, che è la battaglia che deve essere combattuta e vinta».
Ma forse qui si fanno i conti con i dati di realtà, o con le culture politiche di provenienza, chissà.
Quello che è certo, comunque, è che proprio attorno alla sempre più auspicata, progressiva, chiusura dello stabilimento siderurgico più grande in Europa, e insieme alla bonifica dell’immensa area circostante, proprio qui, a Taranto, si gioca la vera sfida per il Meridione che verrà. Perché, «quando tra vent’anni si concluderà il processo penale che vede imputati i massimi vertici dell’Ilva, lo scenario sarà comunque mutato. Tra un numero molto inferiore di anni l’oggetto stesso del contendere (la fabbrica e chi la governa), rischia di venire meno», profetizzava così, nel 2013, lo scrittore Alessandro Leogrande: «il rischio della chiusura “infelice” della fabbrica, senza alternative di lavoro, senza una reale bonifica del suolo e delle falde inquinate, senza una risoluzione dell’enorme dramma operaio».
E poi, scriveva l’autore in Fumo sulla città: «il bivio davanti al quale Taranto è posta non riguarda la sola città. Se essa è stata a lungo lo specchio del Sud (dei suoi sogni di sviluppo e del loro disfacimento) oggi è lo specchio dell’intera Europa».

LA DEDICA AD ALESSANDRO LEOGRANDE
Se non si sarà capaci di salvaguardare il territorio e garantire una vita degna di essere vissuta per tutti, lasciava intendere Leogrande nel suo ultimo libro su Taranto: «Se ciò non sarà possibile, la sconfitta sarà generale». Proprio allo stesso giornalista e scrittore, che è scomparso a soli 40 anni il 27 novembre del 2017, considerato l’ultimo autorevole interprete di quella tradizione di studi meridionalisti capeggiata da Carlo Levi, Tommaso Fiore, Rossi-Doria – come loro convinto che non ci può essere trasformazione d’Italia senza la trasformazione del Sud – è proprio all’esempio intellettuale di Alessandro Leogrande, dunque, che è dedicato un paragrafo del Piano per il Sud, laddove si istituisce il premio omonimo alla ricerca sociale, con l’idea di renderne «omaggio alla memoria premiando il miglior progetto di reportage letterario di ricerca sociale».

E, sulla scorta del pensiero politico di Leogrande, il ministro Provenzano, nel piano per il Sud, che si promette ambizioso ha guardato ai paesi che si spopolano, al Sud che si svuota, «all’esodo delle nuove generazioni che rappresenta la vera emergenza nazionale». È questa la denuncia politica più significativa che vi è contenuta: «Partire dovrebbe essere una possibilità, ora è di nuovo una necessità, l’unica via per migliorare le proprie condizioni di vita».

Fate presto, così titolava Il Mattino di Napoli, nel novembre del 1980, all’indomani del terremoto dell’Irpinia. Sappiamo poi come è andata… Quarant’anni dopo che questa urgenza possa rovesciarsi di senso per le così definite “classi subalterne”, è questo l’auspicio. Per Bagnoli, Cosenza, Matera, Taranto e le altre.

[pubblicato su Confronti 03/2020]

Per acquistare il numero di marzo clicca qui

Articoli correlati

Religioni, politica, società

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!