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Ernesto Cardenal: poesia, fede e rivoluzione

by Gianantonio Ricci

di Gianantonio Ricci. Educatore e progettista sociale-ambientale.

Era il gennaio del 1975 quando, leggendo una sua intervista, seppi dell’esistenza del poeta Ernesto Cardenal e della sua comunità nell’arcipelago di Solentiname nel Gran Lago del Nicaragua. L’intervista mi colpì profondamente, perché per me le sue idee e opere rappresentavano una sorta di sintesi delle aspirazioni di molti giovani cristiani che come me erano figli sia del ’68 che di Woodstock.

In quelle righe Ernesto trapelava una fede profonda, un misticismo cosmico, ma allo stesso tempo una profonda decisione a contribuire come cristiano alla liberazione del suo amato Nicaragua dal giogo della dittatura dinastica dei Somoza ed alla costruzione di una società giusta. Inoltre affermava chiaramente che  la poesia e l’arte in tutte e sue espressioni erano cosostanziali agli essere umani. A distanza di anni potrei affermare senza indugi che per Ernesto Cardenal la caratteristica più genuina dell’essere umano è la sua capacità di creazione artistica, in primis della poesia.

Decisi che volevo conoscere quell’esperienza. Gli scrissi. Mi disse che potevo andare a trovarlo. Vi arrivai nel marzo del 1976. Da allora sono diventato solentinamegno ed ho vissuto in Nicaragua la maggior parte della mia vita.

Per quanto riguarda la fede, Ernesto Cardenal era un mistico. In alcune sue poesie, scritti e interviste parla di come il 2 giugno del 1956 ebbe un’esperienza mistica totalizzante. Lui stesso affermava di essere stato posseduto da Dio, che da allora la sua vita si era trasformata e aveva deciso di farsi monaco trappista. Così dal 1959 al 1960 fu novizio nel Monastero Trappista di Gethsemani in Kentucky (USA) ed ebbe il sublime Thomas Merton come maestro di novizi. Per ragioni di salute fu costretto a lasciare la trappa dopo solo due anni. Se ne andò, ma con sé portò la missione, indicatagli dallo stesso Merton, di creare una comunità di contemplazione in qualche posto remoto del Nicaragua.

Fu così che nel 1966 fondò con due seminaristi colombiani[1] la Comunità contemplativa di “Nuestra Señora de Solentiname” nell’omonimo arcipelago sito nel Gran Lago del Nicaragua.

Ben presto la Comunità, alla luce delle folate di dirompente ottimismo che generò la Conferenza di Medellín dei Vescovi Latinoamericani del 1968, si trasformò in una Comunità di “cristiani per il socialismo”, come si diceva allora.

Quando vi arrivai il nucleo della Comunità, cioè le persone che vivevano con lui nei due ranchos[2] che fungevano da dormitori, erano otto. Elbis, Laureano ed Alejandro, tre giovani contadini originari del luogo, che poi furono rispettivamente un martire, un eroe ed un distaccato dirigente della Rivoluzione Sandinista, decisero di essere i suoi novizi ed abitavano nel suo stesso rancho. Nell’altro rancho viveva William (uno dei due seminaristi colombiani) che nel frattempo aveva sposato Teresa con cui aveva avuto due figli, Juan ed Irene. Inoltre c’era un bungalow prefabbricato in legno con la funzione di casa per gli ospiti. In questa foresteria c’erano perennemente ospiti delle più varie nazionalità. Soprattutto artisti come scrittori, pittori e cantanti; ma anche sacerdoti, agronomi e ragazzi che come me credevano in un cristianesimo catalizzatore di solidarietà e giustizia.

C’era poi un gruppo di ragazzi e ragazze dell’arcipelago che erano coinvolti dalla Comunità del poeta in moltissime attività, soprattutto nei laboratori che si promuovevano per cercare opzioni di economia locale: artigianato in legno di balsa, tessitura, ceramica, pittura naïve, ecc. Alcuni di questi giovani costituirono addirittura una vera e propria cooperativa agricola, cosa impensabile ed ancora meno realizzabile nel Nicaragua dei Somoza.

Il terzo “cerchio” della Comunità era tutta la popolazione delle 36 isolette. Circa mille abitanti che ogni domenica si riunivano nella cappella, che Ernesto ed i suoi compagni di Comunità avevano ricostruito e decorato copiando disegni di bambini semplici e vivaci. Questi tre ambiti della Comunità di Ernesto Cardenal non erano gerarchici. Erano solo diversi contesti di lavoro. Infatti i colloqui di esegesi del Vangelo domenicale che Ernesto realizzava con contadini, pescatori  ed artigiani, uomini e donne, giovani e non di Solentiname erano una vera scuola di  teologia della liberazione. A tal punto che quei commenti furono raccolti in due tomi intitolati “Il Vangelo di Solentiname”.

Ernesto era perciò un mistico di grandissima fede ed allo stesso tempo un cristiano che incarnava la convivialità e l’attenzione per i poveri che il Nazzareno ci ha insegnato molto chiaramente, ma che spesso rimane sepolta da tradizioni, riti e conformismo.

Tutta la sua poesia, ovvero il suo sentire, pensare ed agire, almeno dopo essere stato amato da Dio, è una continua interlocuzione fra una fede cosmica che contempla l’immensità di Dio e la piccolezza dell’essere umano, fra le meraviglie dell’universo e della vita,  la partecipazione attiva alla liberazione del Nicaragua e la vita quotidiana a Solentiname.

Dirigeva la Comunità, partecipava attivamente alla politica, commentava la parola di  Dio, studiava sempre, ma sopratutto creava. Non solo scriveva poesie assiduamente, ma era anche un rinomato scultore. Le sue sculture stilizzate di animali e piante sono la chiara materializzazione del suo costante stupore nei confronti della  bellezza intrinseca delle creazione. Colgono, nell’essenza, le forme e i colori delle creature e le materializzano come una lode ad alta voce al creato, fatta di duro legno tropicale e dipinta con vernice da carrozziere.

Cardenal fu perciò anche maestro di artisti e promotore artistico. A Solentiname ideò i laboratori di poesia con gli abitanti del luogo; laboratori che poi furono diffusi da lui stesso in tutto il Nicaragua, insieme ai laboratori di pittura primitivista, quando fu ministro della Cultura del Governo Sandinista negli anni ’80.

Oltre all’impegno politico e culturale, negli ultimi anni si dedicò ad approfondire le sue conoscenze scientifiche per poter portare la sua poesia a essere l’espressione di quello stupore dell’umanità di fronte alle nuove scoperte della fisica, la chimica, la biologia e tutte le scienze e, allo stesso tempo, a essere quel canto al Creatore che nei poemi di Ernesto Cardenal è sempre stato presente sin da quando ricreò i Salmi contestualizzandoli nella realtà del Nicaragua oppresso dal tiranno. Creò così ciò che lui chiamava poesia scientifica e che è l’espressione  ultima di quello che lui ha sempre sostenuto e praticato, ovvero che tutto ciò che ci circonda è fonte di poesia. Tutto è poesia e la poesia è tutto.


[1] Fra il 1961 ed 1965 si preparò per essere sacerdote e studiò nei seminari di Cuernavaca in Messico e Antioquia in Colombia.

[2] Rancho=casa tipica dei contadini dei tropici. Di solito è una struttura di legno, con pareti di tavole di legno e tetto di “paglia”, ovvero di foglie di palme meticolosamente collocate. Di solito un tetto di palma ben fatto può durare una decina d’anni.


CON LA PORTA CHIUSA

di Ernesto Cardenal
traduzione di Gianantonio Ricci

E come apparve quando apparve
il Figlio di Dio così disarmato
il lettore facilmente può immaginarlo
Doveva essere strano vedere Gesù
in mezzo ai poveri malati e donne
animando il Movimento di Gesù
il mantello non molto pulito
lavato da sua madre lavandaia
una certa Maria
Falegname della città di Cafarnao  
tecnós in greco
da lì viene la parola Tecnico e Tecnologia
“E voi chi dite che io sia”
perché magari neanche lui lo sapeva
Un Dio fatto carne
la calunniata carne
E noi parte del Corpo di Cristo
insieme ai nostri cari morti
come un fatto biologico
Gesù polvere di stelle come noi
prodotto del Big Bang come noi

Dio si unì all’uomo spogliandosi di Dio
Non ci rivelò religiosità ma umanità
Incarnato nell’umano rivelò Dio

Non in un Tempio
Gesù andava all’aperto a pregare
e pregava a Dio (Abbá Papà)
C’è una differenza fra Dio e Gesù
non sono la stessa persona  ma due persone
Gesù pregava Dio
La Trinità molto chiara: Dio Triplo
L’amore mutuo esige un altro
l’amante che condivide il godere
e questa è la Trinità
amore condiviso e amore supremo

Nato in una grotta e morto in una croce
scomunicato dai Luoghi Sacri
“Maledetto chi pende da una croce”
La croce adesso fatta da un orafo
d’oro e gemme  pendendo sul petto di un vescovo

Era diverso resuscitato
ed era difficile riconoscerlo
Attraversò le pareti ed era lui stesso
ma trasformato
Era lui stesso ma non lo stesso
corpo spirituale disse San Paolo
Non lo riconobbe la Maddalena
“Dimmi dove l’hai messo”
Appariva con al porta chiusa
un’altra forma di vita e non un fantasma
le piaghe ancora fresche da dove sgorgò molto sangue
non come un essere raggiante
ma come un umile umano mangiando pesce

Non un resuscitare per morire dopo un’altra volta
ma piuttosto che Dio l’ha alzato dai morti
e l’ha seduto alla sua destra
per dirlo in linguaggio arcaico
Dio adesso chiamato Abbá
il Dio dell’universo e dei buoni e dei cattivi
Dio Padre era ancora un Dio neolitico
Abbá cambiò il concetto di Dio
e Abbá il nuovo nome del Dio moderno:
un monoteismo differente

Assassinato dalla religione
i religiosi lo ammazzarono
i peccatori e le puttane entrerebbero prima aveva detto
gli intoccabili portati a tavola come amici
quelli che non erano ammessi a tavola
La nuova era della compassione
Gesù stesso era la Buona Notizia
La buona notizia che Dio ci ama
Quante volte vedendo il cielo notturno
si domandavano: quelle cosa saranno?
Non siamo soli in un universo
dove siamo apparsi solo per caso
(Tutto l’esistente solo per caso?)

“Un’evoluzione cosciente di se stessa”
Gli atomi si fecero esseri umani
e l’universo non sarà un incidente senza scopo  
senza che qualcosa dia senso alle nostre vite.

Il suo compito molto difficile: farci più umani
fratello nostro realmente umano
cagava come noi
ma era Dio
Dio umano con  le caratteristiche comuni agli esseri umani.

Compagno nella morte
ed oltre essa 
Per lui non c’erano differenze religiose
Non vidi tempio
dice l’Apocalisse
La sacra materia che disse Chardin
sacri corpi imprigionati
morti feriti pestati
Con canne di AK-47 dentro l’ano
poi senza poter camminare
le carceri pieni e le strade vuote
Un carcere con il nome del accampamento di Sandino[1]
E anche il bambino Conrado[2] dissanguandosi
perché ai medici si proibì di assisterlo
E morì dicendo “Mi fa male respirare”
A tutti in questo paese fa male respirare
l’intero paese nelle mani di una pazza
quella dello sterile bosco di alberi di ferro
e nelle mani di un presidente senza palle
governato da lei.

Ma anche un Papa eroico degno di Dante
che si rifiutò di vivere nel Palazzo Pontificio
con quattordici stanze
dicendo quando gliele fecero vedere
“Come se dovessero dormire quattordici non uno”
E prima in Cardinale Arcivescovo di Buenos Aires
senza cuoco perché si cucinava da solo 
E il tupamaro presidente uruguaiano
Che-Mujíca anche lui cucinandosi da solo
Espulso dal Nicaragua senza la medaglia offertagli

Benaventurato Laureano Mairena[3]
che non vide Tomás Borge[4] svilito
La rivoluzione persa
Con l’attuale regime di terrore e menzogna
la famiglia ha disboscato il paese
indifesi nella globalizzazione.

L’unico animale vestito
Ogni vita  mangia
ma solamente grazie a lui il sapore dei cibi
foie gras, caviar
hamburguesa, hot dog
Il vino rosso
e quello giallo come disse Neruda
E l’unico animale che conosce Dio.

Un Dio non indifferente alla economia nazionale
e un Dio che si spogliò di Dio
e già non era onnipotente ne onniscente
Forse si incarnò nell’Homo Sapiens
nel moneto sbagliato e nel luogo sbagliato
affrontando giudei e romani disarmato.

Gesù non ricorse a Dio per evitare la croce
non chiese una legione di angeli
Nella creazione come lui l’ha creata
incapace di impedire un terremoto
il potere è una tentazione
Ci sono attributi che sono del Cesare e non di Dio
Parlare di un Dio crocefisso era  bestemmia
e un Dio povero assurdo
i privilegiati videro la fine dei loro privilegi
per Gesù  tutti uguali
e tutti ugualmente vicini a Dio
Un Dio unico: lo stesso di tutte le religioni
Gesù non fu cristiano
ma con una religione per tutti
universale
che ci unisce a tutti  l’universo
un universo penetrato da Dio
nel quale al materia conobbe se stessa

Un Cristo non solo del nostro pianeta
ma di tutto l’universo
prima astronomicamente molto limitato
da chi fu creato tutto l’universo
persino esseri intelligenti  molto diversi
se ci sono
dove tutto si unisce
e unito si unisce a Dio
tutto  intrecciato con tutto
il finito abbracciato all’infinito
fummo necessari per Dio
È un Dio che abbraccia
E mi ha abbracciato
Non hai smesso fino a farmi tuo
Non è un’idea ma una realtà biologica

Senza che l’evoluzione del Sapiens sia finita
Dio dovette creare evolvendosi
Degli animali sugli alberi:
da lì veniamo noi
poi siamo stati animali parlando
La vita potrebbe essere stata preziosa e rara
e fu cosi comune come la terra
Che è ciò che ha fatto viva la materia senza vita?
Una zanzara più complessa di una stella
Un universo fatto in modo che ci fosse vita
Per quello fu così grande l’universo
La sua grandezza non una sciocchezza di Dio
ma necessaria perché nascessimo noi
Gesù fatto di polvere cosmica come noi
(senza la sua resurrezione non sapremmo di lui)

“Non berrò più vino” disse
“fino a quando non lo beva con voi nel regno”
Però per me è importante
che resuscitato mangiò e bevve come racconta Pietro
e Gesù aveva i suoi piatti preferiti

Un banchetto con Abramo, Isacco e Giacobbe come disse
E “vi sbagliate” disse Gesù
“Di vivi e non di morti”
Se prima importavano a Dio gli continuano ad importare
non sono stati scartati
ed è prova che la vita non finisce con la morte
Vita eterna non è un tempo enormemente lungo
è una trasformazione dell’universo materiale
una nuova creazione
Quando? Neppure gli angeli del cielo lo sanno disse Gesù
neppure il Figlio dell’Uomo lo sapeva.

Chi crederebbe che l’universo crescesse tanto!
Con l’enorme espansione dell’universo
la Terra non è più il suo centro
Ridotta all’anonimato dell’immensità stellare
Neppure la crocefissione lo è
Che maggior materialismo che credere nella resurrezione!
La morte è reale ma non una finalità reale
un destino finale
niente ha senso senza l’immortalità
tutti uniti per la salvezza di tutti
Il cosmo trasformato nel corpo di Cristo
(il suo corpo)
e l’inizio della nuova creazione.

Falegname di un villaggio ebreo
in un angolo dell’impero romano
non viaggiò ne scrisse libri
ma nessuno come lui ha cambiato la Terra
Il linguaggio di Gesù era quello della sua gente
Parlava di uccellini e gigli del campo
A volte difficile per le esagerazioni
Chi non odia a suo padre e sua madre
O quella del cammello e l’ago
Pure difficile per il suo estremismo:
non si può adorare due dei
a Dio ed al denaro.

Alla adultera tesero una trappola
la legge di Mosè era la lapidazione
e fu anche una trappola per Gesù
che perdona accarezzando

Incarnato nella biologia umana
uno della nostra specie
senza smettere di essere Dio
il Dio sconcertante che fu Gesù
Essendo ebreo non digiunava
Era contrario ai paramenti e le riverenze in strada
Gesù era pericoloso
e perciò Nicodemo lo visitò di notte

Primogenito di una nuova umanità
Ciò che è vecchio finisce e inizia il nuovo
vestito di un corpo nuovo che non muore
non tornare alla vita piuttosto un’altra vita nuova
e la sua  resurrezione è quella di tutti
Uniti al resuscitato che non muore più
L’universo fatto per Cristo
in cui tutte le cose si uniscono

La morte non ci separa dall’universo
vi ci sprofonda ancor di più
è una maggior intimità con Dio
Siamo semi che per nascere devono morire
il prezzo necessario della nuova vita
La materia trasmutata è la nuova creazione
non sarà un mondo senza tempo
senza tempo non ci sarebbe musica
ma tutto un presente eterno
e l’incontro (Oh Proust) del tempo perduto

Che Cristo vive non è illusione
e la giustizia neanche è illusione
Niente venuto dal cielo e avvolto in nubi
In solidarietà coi poveri della terra
Il suo messaggio non lo capirono gli ignoranti
non i saggi
La sua pace è universale e di tutto il cosmo
con l’esempio dell’aratro e le spade
il mondo che Cristo voleva

Fratelli di tutte le creature per il Big Bang
l’origine della creazione
che si scoprì nel New Jersey

Membri della comunità della creazione
Siamo la coscienza della materia
così chiamata senza sapere cos’è
circondati da particelle incoscienti
pre-vita potremmo dire
ed ogni volta più coscienti
fra ciò che già non è più e che ancora non è
in evoluzione verso Dio
causa di tutte le cose
mantenendo la vita dall’alga verde-azzurra
di 3500 milioni di anni fa
non l’Assoluto di un mondo statico
ma di un mondo in evoluzione
parola che Darwin usò solo una volta
Da materia a vita a coscienza e da coscienza a Dio
uniti uccelli insetti particelle elementari e via lattea
Evoluzione verso Dio che non si ferma

Un animale che conobbe Dio
Gli umani siamo cosmo cosciente che va a Dio
Un universo che si evolve verso lo spirito

Il Sole crescerà ed includerà la Terra
e noi saremo sepolti nel Sole
Poi solo stelle di neutroni e buchi neri
Congelamento o fuoco
sarà la fine di tutto
Se resuscitò uno può farlo con tutto l’universo

Dio continuò essendo Dio essendo umano
incarnato in un umano con vestiti e tutto
Ci fu una tomba che rimase vuota
e sarà ancora vuota
perché la vita non finisce con la morte
che sopravviverà alla morte lo speriamo con tutta la speranza
Io ci credo
dice il fisico Polkinghorne
   
La testa pesa
e perciò ci sediamo
Gesù si sedette vicino al pozzo
e parlò alla Samaritana
Dio non sta in nessun tempio le disse
né in quello di Samaria né a Gerusalemme
Andava all’aperto a pregare
Pregare doveva essere in privato
ma i pasti in comune
non pasti rituali o religiosi
Non solo mangiare
ma condividere il cibo è l’umano
L’acqua dei riti religiosi la fece vino
l’importante è la festa

C’era l’assunto del gran banchetto delle nazioni
Come un re che celebrò la festa di nozze del figlio
ed i ricchi non vollero andarci
Il suo messaggio: che il regno stava arrivando
ed il re sarebbe stato Dio
che chi avesse più bisogno fosse il più protetto
Non il mondo come era ma come doveva essere
Non era stato un sogno?
Appunto questo era il sogno
E un Dio che crede nella libertà
perfino dei batteri
amò l’uomo e lo volle autonomo
Permette il cancro senza che lui lo voglia
come permette un crimine

Dio amore voleva essere amato
e perciò ci sono esseri intelligenti
e un Cristo cosmico

Gesù stesso era la Buona Novella
La buona notizia che Dio ci ama
anche se sta in un’altra dimensione
E un futuro che ci chiama
ad essere una comunità di uguali
poveri o peccatori e donne
proibito ogni dominio sugli altri
Ogni essere umano con una casa decente
Una democrazia di tutti gli esseri viventi
Una nuova civiltà globale
con la stessa visione di futuro
e di un mondo migliore

Il cosmo non è assurdo ed ha un proposito
La spiegazione è Dio
Dio follemente innamorato
È passato l’inverno
sono smesse le piogge
la linfa sale nelle piante
le marmotte escono dai loro buchi
e proliferano le storie d’amore di studenti
i frutti rossi pendono dai rami
e sui rami cantano gli uccellini
Siamo stati necessari a Dio
 
Non hai desistito fino a farmi tuo
Non siamo soli nell’universo
dove siamo apparsi solo per caso
Siamo passati da scimpanzé ad umani
la mano perfezionandosi con rami e frutti
I primi primati erano notturni
E gli occhi si fecero grandi
Poi vivendo  più di giorno
si distinsero di più i colori
per trovare frutti il colore è importante
e la selva migliorò gli occhi
vedere le cose separate fece evolvere il linguaggio
ed il linguaggio ci separò dagli altri animali
Sul più bello mammut e mastodonti
(la bellezza in fondo della grotta!)

Chi condusse il primo organismo verso l’essere umano?
Fossili come vermi appaiono nelle rocce
e da lì veniamo noi
le scimmie africane e noi con lo stesso antenato
Esistiamo contro ogni possibilità di esistere
protones atomos moléculas mammiferi e umani
però in un universo fatto perché esistessimo

Tutto ciò che vediamo è fatto di atomi
Il cielo azzurro anche di atomi
ma gli atomi sono solo il cinque per cento dell’universo
e il resto non lo sappiamo
tutto era unito in passato
e tutto nacque da un punto
quando tutto l’esistente era come la punta di un ago
Tutto come parte del tutto
Niente è completo senza tutto il resto
Un mondo visibile per non vedere l’invisibile
L’evoluzione della materia verso la vita, la mente e lo spirito
Il regalo di Darwin alla religione
15 miliardi di anni di evoluzione cosmica
nati dalle ceneri di stelle morte
le vediamo come furono miliardi di anni fa
e forse non esistono più
Un universo incompleto è imperfetto
e se è imperfetto dobbiamo perfezionarlo
Miliardi di anni luce
verso la vita e la morte
quando non c’era ancora materia viva

Giammai s’immaginò Copernico così grande l’universo
(il Sole al centro del sistema solare
come se fosse il centro dell’universo)
Siccome tutti siamo usciti dalla stessa esplosione
ogni luogo dell’universo è nel centro
ovunque è il centro dell’espansione
Nel punto d’origine
perché ogni luogo è la sua origine
La domanda è da dove venne tutto:
dal vuoto
siamo figli del vuoto
di un fecondo vuoto
I nostri atomi venuti da tutta la galassia
E forse anche da altre galassie
Le stelle vengono da concentrazioni di gas
Da dove vengono i gas? Dal nulla come noi
Non un caso ma leggi della natura
origine della vita
Evoluzione dal semplice al complesso
ogni volta più semplice in passato
e più complesso in futuro
La creazione è una creazione continua
Un processo non ancora finito
e siamo chiamati a parteciparvi
la creazione non è qualcosa che già fu e non più
ma un processo prolungato  verso il futuro
(non ci fu Eden in passato
mentre ci sarà in futuro)

L’immensa varietà di creature
è espressione dell’amore di Dio
Ogni animale è una sua scultura
e amare a Dio è amare la sua creazione
La foresta amazzonica per esempio
Distruggere essere viventi è cancellare la sua presenza
anche se distruggere può essere buono
cellule cancerogene per esempio
Anche rispettare i diritti degli animali
Seppur ci sono stati vicoli ciechi
ed estinzioni di specie in questa evoluzione

La materia si condensò in galassie
e le galassie in stelle
allontanandosi quasi alla velocità della luce
più veloci le più lontane
Siamo nati nel cuore delle stelle

Il sacro universo
Il sesso santo
Dio l’ha impiantato nel nostro corpo
Dio vide la sua creazione e vide che tutto era buono
E godette col canto degli uccelli

Dobbiamo convivere con tutte le specie
L’universo intero come comunità
Miliardi di galassie nell’universo osservabile
e ci saranno fra loro stelle pesanti
e forse alcune ci osservano

In altre galassie avranno anche fango
fango come quello che si attacca alle scarpe
fango come il fango da cui uscimmo
ed è precursore della vita

Non fu stravaganza di Dio
solo uno tanto grande e con tanta durata
poteva riprodurci 
Responsabili del pianeta

In questa palla di pietra che chiamiamo Terra
siamo come coscienza del cosmo
Abbiamo visto le foto
del nostro pianeta azzurro nel cielo nero
Come sarebbe se tutto fosse senza vita?
Molto triste senza balene giraffe e pellicani
Senza isole con palme ed aironi
E neanche possiamo vivere senza insetti

La formazione di stelle un processo continuo
Ci saranno migliaia di intelligenze nello spazio
e mille di relazioni con Dio
lontani sistema solari
dove forse Dio è diverso
specie pensanti con Dio molto diverso
Un trilione di galassie
con miliardi di miliardi di stelle
e fra loro anche noi extraterrestri

La gravità rese rotonda la terra
che gira e gira giorno e notte
coi suoi giorni e notti
(le sue notti che ci fanno venir sonno)
Chi muove tutto è l’Amore

Un solo Dio con due nature
o tre secondo la proposta di Chardin: la cosmica
Iniziò l’era di scoperte e conoscenza
ed è allora che apparve Cristo sul pianeta
Resuscitato era trasformato
difficile da riconoscere
Non era un fantasma uscito dalla sua tomba
I fantasma ci fanno paura
Entrò con la porta chiusa e disse: “Sono io
Non abbiate paura”
e con il saluto della pace
“Il rispetto al diritto dell’altro è la pace”
Disse l’indio Juárez
come il salmo “La giustizia e la pace si baciano”
Dio ha voluto un pianeta allegro
un pianeta allegro con arte e poesia
ed anche Pace.

Ernesto Cardenal, 11 Giugno 2019


[1] El Chipote, così si chiamava il Quartier Generale di A.C. Sandino, era un accampamento nascosto sulle montagne della regione di Nueva Segovia nel Nord del Nicaragua. Il nome evocava la lotta antimperialista dell’Esercito di Difesa della Sovranitá Nazionale di Sandino dal 1927 al 1934. Durante la Rivoluzione Popolare Sandinista (1979-1990) si diede quel nome alla Caserma della Direzione di Indagine Giudiziaria della Polizia Sandinista. Di fatto è attualmente il carcere dei prigionieri politici. Il nome è diventato negli ultimi due anni il triste simbolo della atroce ed immisericorde  violazione dei diritti umani da parte del regime di Ortega. Nel carcere di quella caserma dopo la ribellione anti Ortega iniziata nell’aprile del 2018 sono stati rinchiusi in condizioni disumane e torturati moltissimi oppositori, la maggioranza erano giovani.  

[2] Alvaro Conrado di 15 anni fu uno delle prime vittime della repressione di Ortega nell’aprile del 2018. Fu ucciso da un cecchino della polizia con un tiro al collo, mentre portava acqua agli studenti universitari di Managua che protestavano contro il tiranno. Morì dissanguato, perché, quando lo portarono ferito all’ospedale, i medici non poterono curarlo per ordini superiori.

[3] Laureano Mairena (1952-1982) fu uno dei tre novizi di Ernesto Cardenal a Soleniname. Nel 1977 insieme ad altri giovani di Solentiname si unì alla guerriglia del FSLN contro la dittatura dei Somoza. Fu un combattente eccezionale. Il 24 novembre del 1982 cadde combattendo mentre comandava la difesa di Jalapa (cittadina a nord del Nicaragua) da uno dei primi attacchi armati della controrivoluzione.

[4] Tomás Borge Martínez (1930-2013), uno dei tre fondatori del FSLN e comandante della Rivoluzione Sandinista. Simbolo storico della lotta contro la dittatura dei Somoza. Negli ultimi anni della sua vita appoggiò la svolta autoritaria e corrotta del regime di Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo.

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