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Ezio

by Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

Nel 1948 un gruppo di bambini – di cui anche l’autore era “membro” – compiva scorribande nel paese. Sullo sfondo le elezioni che videro lo scontro più forte tra Pci e Psi da una parte e Dc dall’altra. Le “ostilità” fra sinistra e cattolici si riverberavano anche nei rapporti umani.

Ci sono molte figure di preti cattolici e pastori protestanti che ho frequentato e apprezzato, e mi è anche capitato di curare o prefare delle loro opere sentendomene onorato e apprendendone molto.

Dopo il ritorno all’ordine della generazione dei giovani che avevano “fatto” il ‘68, mi accorsi ben presto che a restare presenti e attivi mettendo in pratica certe istanze fortemente sociali di quel movimento erano rimasti solo loro, e – forte di una passata dimestichezza con preti e pastori tra le minoranze degli anni Cinquanta e dei primi Sessanta – non mi fu difficile riallacciare i rapporti, collaborando attivamente, per esempio, con il movimento di Capodarco sui temi dell’handicap e dell’emarginazione eccetera.

Sono tuttora convinto che il meglio della nostra confusa, sbandata società civile sia viva quasi solo nella parte dei credenti. Anche in questo caso, piuttosto in minoranze che in maggioranze.

Ma non tutti i preti sono cristiani, ha detto qualcuno, o lo sono in maniera distorta, ufficiale, burocratica, non “persuasa”. Non tutti i preti sono davvero cristiani. Né tutte le persone che si dichiarano tali, e magari lo fossero!

Un prete in particolare posso dire di aver detestato, e perfino odiato, al tempo in cui ero bambino, quando – dopo le paure della guerra – facevo metodicamente il chierichetto (e sono convinto che sia stata la Chiesa, con i suoi precisi rituali rassicuranti, a salvarmi almeno in parte dalla nevrosi).

Nel 1948 avevo undici anni e facevo parte nella mia cittadina della “Banda delle Case popolari”, un gruppo di ragazzini un po’ selvatici e molto liberi, ché i loro genitori avevano altro a cui pensare. Nel 1948 vi furono le elezioni che videro lo scontro più forte tra sinistra e cattolici, tra Pci e Psi da una parte e Dc dall’altra.

Per far vincere le elezioni alla Dc, Pio XII mise in campo tutte le sue parrocchie e tutte le sue forze, e si inventò il rito delle Madonne pellegrine: in ogni angolo d’Italia, si portarono in processione di quartiere in quartiere e da un borghetto all’altro, statue o immagini della Madonna alloggiandole per una settimana nella casa di un fedele che si trasformava così in cappella di devozione.

La banda delle Case popolari pensò di approfittare del passaggio di una di queste processioni a fianco dell’orto di una vecchia bisbetica e bigotta ma molto attenta alla sua proprietà, dove cresceva un albero pieno di frutta che era per noi assai attraente (erano ancora tempi di povertà e, per noi bambini, di fame cronica…). Ci organizzammo, dunque, e mentre passava la processione demmo l’assalto alla frutta, ma quando a qualcuno sembrò di veder arrivare la vecchia e dette l’allarme, saltammo giù dall’albero e prendemmo disordinatamente la fuga.

Uno di noi, Ezio, uno dei più piccoli, che abitava nel mio palazzo, io al secondo e lui al terzo piano, faticò però a districarsi tra i rami e quando si buttò a terra… finì quasi infilzato su un palo, molto appuntito, che sotto l’albero reggeva delle viti.

Riuscì con gran fatica a liberarsi, ma il palo gli aveva perforato l’intestino; si trascinò sanguinando fino al portone di casa, due o trecento metri lontana, non riuscendo però a salirne le scale.

Lo trovò un vicino, un vecchio anarchico che abitava l’appartamento a fianco del suo, che avvertì la madre e la sorella di Ezio (il padre era morto da tempo).

Ricordo bene il loro strazio. Ezio morì pochi giorni dopo in ospedale, ma prima che morisse un prete convocò tutta la nostra banda attorno al suo letto ed Ezio, debitamente ammaestrato e con un filo di voce, ci disse che lui sarebbe volato presto in paradiso e che noi dovevamo pentirci del sacrilego furto di frutta e che, se ci fossimo ravveduti, allora lui ci avrebbe seguito dall’alto assistendoci nelle nostre difficoltà…

Morì, se ben ricordo, il giorno dopo; e sì, io ho odiato quel prete, e non credo che sia giusto pentirmene.

[pubblicato su Confronti 03/2020]

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