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L’invenzione del colpevole. Il caso di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia

by Luigi Sandri

di Luigi Sandri. Redazione Confronti

Anno Domini 1475. Il 23 marzo, giovedì santo, a Trento scompare un bambino, Simonino, figlio di un conciapelle; quattro giorni dopo, a Pasqua, si scopre il cadavere del piccolo. Tra la gente corre la voce che, ad ucciderlo, sia stata la piccolissima comunità ebraica locale che, per celebrare la sua Pasqua e i suoi riti avrebbe avuto bisogno di servirsi del sangue di un piccolo cristiano, assassinato per scopi magici e medico-curativi.

L’accusa del sangue, a partire dall’Inghilterra, dalla metà del XII secolo si era diffusa in gran parte dell’Europa. E a Trento – dove il gruppo dei circa trenta ebrei erano stati, tutto sommato, bene accolti – le più tremende accuse contro di loro erano state ribadite, proprio nella Quaresima del 1475, da Bernardino da Feltre, infuocato predicatore francescano.

Il principe-vescovo della città, Johannes Hinderbach, dà credito alle dicerie: fa arrestare e ripetutamente torturare gli ebrei della città, per costringerli a confessare un delitto mai commesso. Tutti i maschi saranno messi a morte; le donne che, sotto tortura, “confessano” e manifestano la volontà di farsi battezzare hanno salva la vita. Straordinaria la forza di resistenza, a lusinghe e minacce, di Brunetta, la moglie di Samuele da Norimberga.

Il papa del tempo, Sisto IV – che ha mandato a Trento un vescovo di sua fiducia ad indagare – esprime scetticismo sulla fondatezza dell’accusa e disapprova la fretta delle condanne; e rifiuta la richiesta di Hinderbach di inserire nell’albo dei santi il “beato” Simonino. La proposta sarà accolta solo nel 1588, da un altro papa Sisto, il V.

Secolo XX. Dopo che il clima dell’Illuminismo aveva scalzato, in generale, la sostenibilità dell’accusa del sangue, essa torna ad affacciarsi, sul finire del XIX secolo, rilanciata a Roma dalla prestigiosa rivista dei gesuiti, La Civiltà Cattolica. Ciò, all’alba del secolo successivo, rinforza a Trento la devozione popolare a San Simonino. Ma, nel contempo, là emergono studi critici su tutta la vicenda; in campo cattolico si imporrà don Iginio Rogger, professore di storia nel seminario di Trento: la ”passione” di Simonino inizia a scricchiolare.

Con il pontificato di Giovanni XXIII, e con il Vaticano II, tutto si accelera: il Concilio il 28 ottobre 1965 approva la dichiarazione Nostra aetate che denuncia l’antisemitismo. Alla stessa data – e dopo accordi con la Curia romana – l’arcivescovo di Trento, Alessandro Maria Gottardi, abolisce il culto del beato Simonino. 

Mostra. Questo pur rapido background era necessario per situare la mostra che il Museo diocesano tridentino ha organizzato da  dicembre ’19 ad aprile ’20: ricca di documenti originali del XV secolo, di dipinti e statue riguardanti il beato Simonino, di miniature che immaginano gli ebrei intenti a sacrificare il “martire”, di foto delle processioni del XX secolo (a quella del 1955, l’ultima della serie, c’ero anch’io, ignaro!) essa ha dato ai visitatori una panoramica esaustiva della vicenda. 

Ma è soprattutto il catalogo della mostra – favorita dall’arcidiocesi, dal Comune e dalla provincia autonoma di Trento, e dalla sua università – ad aver reso memorabile questa iniziativa. Esso, infatti, raccoglie studi di storici, donne e uomini, che da diversi punti di vista, illuminano la vicenda del 1475, inserendola nel più vasto contesto europeo di colpevolizzazione sistematica degli ebrei. In questo humus avviene “l’invenzione del colpevole”: prigioniere di pregiudizi, le autorità religiose e politiche del principato proclamano che ad uccidere Simonino per usarne il sangue è stata l’intera comunità ebraica di Trento. 

Ci sono voluti sei secoli perché là, dove la Chiesa appiccò il rogo contro gli ebrei di Trento, essa stessa avesse il coraggio di una rivisitazione critica e autocritica che l’ha portato ad ammettere un errore catastrofico; e a togliere, tra i “beati”, Simonino. La mostra documenta in modo impeccabile il doloroso cammino per ristabilire la verità. Il 16 febbraio 2020, l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Oren David, e Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, hanno visitato la mostra, guidati dall’arcivescovo emerito di Trento, Luigi Bressan: hanno lodato l’accuratezza della documentazione storica che ha portato a rovesciare una accusa infamante contro gli ebrei.

L’invenzione del colpevole.
Il caso di Simonino da Trento, dalla propaganda alla storia
a cura di Domenica Primerano e altri
Museo diocesano tridentino – Temi

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