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Crocevia di culture

by Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

Santarcangelo di Romagna è un piccolo paese che, soprattutto in passato, è stato crocevia di intensi movimenti culturali e artistici.

Santarcangelo di Romagna è un piccolo paese in salita, su una puntuta collina che sta agli inizi della grande pianura padana. È a due passi dal mare, a due passi da Rimini. È un paese piccolo (20 mila abitanti, uno più uno meno) ma è molto presente nella storia della nostra cultura.

Non lontano da lì, a San Mauro Pascoli, è vissuto uno dei nostri maggiori poeti (e in una magnifica sera d’estate, due o tre anni fa, sono stato invitato a intrattenere un pubblico tutto romagnolo davanti alla casa del poeta parlando sul tema “poesia e rivoluzione”!).

Altri poeti ha avuto, che hanno scritto, preferibilmente in dialetto, versi tra i più belli della nostra letteratura della seconda metà del Novecento, che pure di grandi poeti non è stata certamente avara. Tonino Guerra è il più famoso tra loro, anche per l’apporto dato con le sue sceneggiature al cinema di Fellini (riminese) e di Antonioni (ferrarese), e di Rosi e Tarkovskij, ma non era certamente meno bravo Lello Baldini. A Guerra con un certa intensità, come a Fellini, mi ha legato un rapporto d’amicizia, una fortuna che pochi hanno avuto mentre con Baldini ho avuto rapporti più superficiali anche se fu lui, che lavorava a Milano a Panorama, che mi passò una sua rubrica in un periodo in cui non me la passavo molto bene.

A due passi da Santarcangelo scorre il Rubicone, attraversando il quale, lo insegna Giulio Cesare, cominciavano le Gallie, e comincia oggi nella mitologia leghista, la Padania. Due colline più in là c’è San Marino, e ancora più a sud c’è Gradara, patria di Paolo e Francesca. Ma non lontano, più a Nord, c’è invece Predappio che ha dato i natali a Mussolini, anche se la Romagna è stata la patria di grandi movimenti contadini, socialisti e anarchici.

A Santarcangelo la trattoria Zaghini – furono Fellini e Guerra a farmene le lodi – faceva e fa le migliori tagliatelle d’Italia. E a Santarcangelo, dal 1971, si tiene ogni estate un festival internazionale del teatro che ha offerto a due o tre generazioni di appassionati la possibilità di conoscere e incontrare il meglio del teatro europeo e non solo, nel corso degli anni.

Molti anni fa un’amica, Grazia Cherchi, intervistò per un rubrica che teneva su Linus vari personaggi della cultura italiana chiedendo loro quali rimpianti, quali rimorsi avessero. Ne vennero risposte perfino struggenti nella loro sincerità. Io risposi che, oltre a pentirmi di certi casini fatti nelle mie avventure amorose (ma chi non ne ha fatti?), quello centrale fu di non aver fatto teatro!

Aldo Capitini amava del cinema e del teatro che fossero un’arte di gruppo, di tanti… Non si fa teatro da soli, e anche i “mattatori” hanno bisogno di qualche tecnico. E hanno bisogno di un pubblico vivo e presente, tanto per motivi economici che per motivi artistici, di un pubblico attivo.

E oggi in particolare mi ostino a constatare l’enorme differenza umana ed “erotica” che corre tra la scrittura, da una parte, opera individuale, solitaria e chiusa, e il cinema e il teatro dall’altra, azioni necessariamente di gruppo. Non a caso il cinema italiano è oggi assai migliore della letteratura, mentre il teatro dispone di gruppi simpatici ma non all’altezza, almeno per ora, di quelli che, appunto, era possibile incrociare e vedere nei festival di Santarcangelo.

Per molti anni ne fui assiduo e scoprii gruppi formidabili, mi feci amici straordinari. Perché abbiamo avuto un grande teatro, tra anni gli anni Settanta e il Duemila e oltre; Raffaello Sanzio, Albe, Motus, Fanny & Alexander, Kinkaleri, Scena Verticale, Teatri Uniti, Falso Movimento eccetera, eccetera. Si facevano ogni anno nuove scoperte e nuove amicizie, e le discussioni erano appassionate, anche oltre il teatro.

C’era un pubblico non solo di teatranti, ma di appassionati veri, e per diversi anni contribuii alla vivacità di quelle settimane trascinandovi figure che avessero qualcosa da dire anche ai teatranti e non solo sul teatro, da Monicelli a Garboli ad Adele Corradi, formidabile collaboratrice di don Milani, e a tanti altri. Non era un festival “normale”, quello di Santarcangelo, perché spettatori e attori avevano davvero interessi comuni, e dialogavano, anche litigando, dall’interno di una concezione viva della cultura, che era tutto fuorché consumistica.

E Santarcangelo fu di modello ad altri piccoli festival, alcuni ancora vivi mentre quello di Santarcangelo sembra morto da tempo. Lo hanno immiserito le piccole smanie di potere di alcuni e l’insipienza e lo sguardo corto e ottuso degli enti locali, dei politicanti locali. I gruppi forti decaddero e anche per non avere luoghi di confronto e di scontro vitali si fecero chiusi, asfittici, autoreferenziali, ché esiste – ahimè – anche un narcisismo di gruppo, non solo quello dei singoli.

Photo: © Doriano Strologo

[pubblicato su Confronti 04/2020]

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