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Per Marielle

by Igiaba Scego

di Igiaba Scego. Scrittrice, ricercatrice e giornalista.

L’omicidio dell’attivista e politica brasiliana Marielle Franco, avvenuto il 14 marzo del 2018 a Rio De Janeiro, ha scosso l’opinione pubblica di tutto il mondo. A distanza di due anni c’è, in Brasile, l’idea di produrre una fiction sulla sua vita. Non senza polemiche.

Il 14 marzo 2018 l’opinione pubblica mondiale fu scossa dall’omicidio a Rio de Janeiro della consigliera comunale Marielle Franco e del suo autista Anderson Pedro Gomes. Morti crivellati di colpi e ancora senza giustizia. Marielle Franco era molto conosciuta in Brasile. La sua, possiamo dire, era una lotta intersezionale perché la sua persona inglobava più mondi e più battaglie. Una donna nera, socialista, lesbica, che si è fatta da sé e che grazie allo studio, alla perseveranza non solo era riuscita a lasciare la favela, ma era anche riuscita a farsi eleggere come consigliera comunale. Una donna che ha lottato per le donne e per le minoranze.

Se si attraversano le strade delle principali città brasiliane capita spesso di vedere cartelli e graffiti con la frase «Quem mandou matar Marielle?» (Chi ordinò di far uccidere Marielle?). Le indagini sono quasi ad un punto morto. Solo due ex agenti della polizia sono stati accusati, si sa che è stato un omicidio, ma non si sa chi è stato il mandante. Il processo è fermo, ma sui giornali sono uscite parecchie indiscrezioni sul fatto che il battaglione operazioni speciali della polizia sia coinvolto, come anche si mormora, uno dei figli del Presidente Jair Bolsonaro, il senatore Flavio Bolsonaro, già in odore di sospetto per reati legati alla corruzione.

Nonostante questa nebbia che avvolge l’ultimo istante di vita di Marielle, la ricerca di giustizia non si ferma. Sono tante le attiviste che in tutto il mondo tengono alta l’attenzione su Marielle e su questo omicidio nato da un mix di corruzione e razzismo senza precedenti. Ma oggi Marielle per tante donne e uomini è diventata un simbolo di lotta e riscossa. Una martire, certo, ma soprattutto un seme che oggi germoglia nella vita di chi crede in un mondo più giusto.

Intorno a Marielle quindi sono nati dei movimenti, ma anche libri, iniziative, fondazioni, conferenze. Una delle ultime iniziative, però, ha creato parecchie polemiche. Infatti la rete televisiva brasiliana Globo ha messo in cantiere un progetto di fiction, di cui però non è stato rivelato quasi nulla (nemmeno il cast), affidato alla sceneggiatrice Antonia Pellegrino e allo sceneggiatore George Moura con la regia di Josè Padilla. Nessuno di questo terzetto, va detto subito, è afrodiscendente.

Naturalmente da subito la scelta di non coinvolgere nessun nero in questa operazione è sembrata ai più stridente. Anche perché Marielle Franco, nativa del Complexo da Maré – la grande favela di Rio de Janeiro – ha sempre combattuto affinché la popolazione nera brasiliana fosse inclusa nelle politiche sociali del Comune. Quindi non avere un nero nel progetto a lei dedicato è, di fatto, uno schiaffo alla sua memoria. A questo va aggiunto che il regista José Padilla è ben noto per le sue posizioni di destra. Suo il film dal titolo O mecanismo dove fa quasi l’agiografia dell’avvocato Sergio Moro, ovvero l’attuale ministro della Giustizia che sta dietro alla controversa Operação Lava Jato (Operazione autolavaggio) che portò alle dimissioni della presidenta Dilma Rousseff e all’arresto di Lula.

Quindi, anche politicamente, questa scelta è stata giudicata, negli ambienti più vicini al femminismo e alle lotte per le minoranze in Brasile, quanto mai scellerata. Le persone coinvolte nella realizzazione del film, invece di tentare di placare le polemiche, si sono limitate a commentare seccamente: «Non potevamo prendere un regista nero perché in Brasile non abbiamo niente di paragonabile a Spike Lee».

Sia il tono della dichiarazione, fatta dalla sceneggiatrice Pellegrino, sia il fatto in sé, hanno smosso nel profondo il mondo artistico brasiliano, tanto che è stato lanciato – il 7 Marzo – un manifesto firmato da più di trecento artisti dove la serie veniva definita misogina, razzista e lesiva della memoria di Marielle.

In seguito alle proteste, la rete ha deciso che almeno uno dei 16 episodi previsti sulla vita di Marielle venga girato da un regista nero, ma ai più sembra un obolo tardivo e che di fatto non cambia nel profondo la struttura della società brasiliana e in generale il modo in cui il Brasile si pone nei confronti delle proprie minoranze.

Nel caso della popolazione afrodiscendente in Brasile sarebbe anche improprio parlare di “minoranza”. Eppure gli afrodiscendenti non solo vengono trattati come “minoranza”, ma l’atteggiamento nei loro confronti è spesso disumanizzate, tanto che non è difficile udire opinioni per le quali quelle dei neri vengano considerato quasi “vite di scarto”.

Marielle Franco questo lo sapeva bene e combatteva contro questo stato di cose. Ma ecco che la storia della realizzazione di questa serie dimostra ancora una volta come nel Paese Verde-Oro ci sia ancora molto lavoro da fare. Le divisioni di classe e di appartenenza sono ancora troppo laceranti.

[pubblicato su Confronti 04/2020]

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Photo: ©Geraldo Magela/Agência Senado

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