Home Rubriche Chiese, crisi ed Europa

Chiese, crisi ed Europa

by Fulvio Ferrario

di Fulvio Ferrario. Professore di Teologia sistematica e decano della Facoltà valdese di teologia di Roma.

Quali sono le strategie delle varie denominazioni cristiane, in tempi di crisi come quelli che si stanno attraversando in Europa?

Tra i ritornelli più ricorrenti degli ultimi decenni si segnala il dibattito sulle “radici cristiane dell’Europa”.

Alcuni settori ecclesiastici, di tutte le confessioni, desideravano marcare il territorio mediante una menzione di tali radici nel proemio della Costituzione europea; da parte delle Chiese protestanti del continente mi aveva colpito lo slogan, che eufemisticamente definirei sopra le righe, secondo il quale le Chiese avrebbero dovuto, nientemeno, «dare un’anima all’Europa».

Persino in questa poco simpatica ansia di apporre il proprio timbro v’era tuttavia una particella di verità e cioè l’esigenza di pensare l’Europa anche dal punto di vista culturale e, perché no, spirituale: diversamente, qualsiasi progetto politico sarebbe risultato di corto respiro.

In realtà, non solo l’anima cristiana, ma anche le altre (che so: greca, carolingia, illuminista o quant’altro) hanno avuto poca fortuna: l’Unione europea è piuttosto “disanimata”, come la pietra del S. Michele della quale parla Ungaretti.

È rimasta una realtà economica e monetaria, nemmeno troppo forte nella competizione globale, perché è difficile contare economicamente senza un coordinamento politico.

Non può stupire che, nell’ora della crisi, si assista a spaccature potenzialmente deflagranti. I governi nazionali sembrano poco interessati a parlarsi reciprocamente: ciascuno si rivolge, in realtà, all’elettorato di casa propria e ai relativi populismi, i quali, veri e propri avvoltoi, si preparano a banchettare sul cadavere di quello che avrebbe potuto essere un grande progetto di pace, democrazia e anche di prosperità.

E le chiese? Che cosa hanno da dire all’Europa scristianizzata in questa fase drammatica?

Dal punto di vista di un pastore protestante, che si è formato leggendo Lutero, Karl Barth e Dietrich Bonhoeffer, la risposta è assai semplice, anche se non scontata, perché nulla è scontato se c’è di mezzo Gesù (che è altra cosa rispetto alla chiacchiera su Gesù): la Chiesa non ha perle di saggezza da ammannire, ricette spiritualepidemiologiche, men che meno esortazioni, delle quali peraltro v’è già altrove grande abbondanza.

Il suo compito, oggi come sempre, è proclamare il significato della morte e della risurrezione di Cristo.

È vero però che si tratta di farlo oggi, nel continente più a-religioso del mondo e di fronte a una catastrofe della quale non possiamo ancora percepire la portata.

La corazzata cattolico-romana sembra muoversi a 360 gradi, conscia della propria autorevolezza e, almeno altrettanto, della propria potenza mediatica.

Da un lato, il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), respingendo alcune provocazioni non disinteressate, si chiede: «Che cosa conta nella fede? Il luogo [si intende: di culto, aperto o meno] o la Parola?».

Una domanda retorica che avrebbe entusiasmato Lutero.

Dall’altro però il pontefice romano propone, a raffica: il pellegrinaggio al crocifisso miracoloso, quello alla Madonna della Neve a S. Maria Maggiore, le indulgenze e la sponsorizzazione dell’ostensione della Sindone in mondovisione. In mezzo, i riti della Settimana santa in papale solitudine.

Dal punto di vista di chi li lancia, i due tipi di messaggio sono perfettamente complementari, ma evidentemente è il secondo, l’appello alla pietà popolare, a prevalere con nettezza.

La concentrazione protestante sull’ascolto della parola trova un’affinità elettiva con il mezzo elettronico, che la diffonde.

Qualcuno evoca un’analogia con quanto operato dalla stampa a caratteri mobili nel XVI secolo: in effetti, si presenta qui una significativa occasione di annuncio. Colpisce però che, di fronte alle lacerazioni nell’Unione europea, le Chiese evangeliche non avvertano l’esigenza di trovare il modo di parlare insieme: non necessariamente di Europa, ma di Cristo, oggi, in Europa, nel pieno della crisi; e di farlo come Chiesa una, santa, cattolica e apostolica riformata secondo la Parola di Dio.

Se l’unità della Chiesa evangelica sul piano continentale, giustamente celebrata nei documenti, stenta a esprimersi come predicazione condivisa di Chiese in piena comunione, va a finire che il messaggio cristiano all’Europa è solo la Sindone in tele-ostensione, il che sarebbe, a dir poco, riduttivo.

[pubblicato su Confronti 05/2020]

Fulvio Ferrario

Fulvio Ferrario

Professore di Teologia sistematica e decano della Facoltà valdese di teologia di Roma

È uscito Confronti di maggio!

Per acquistare il nuovo numero

Abbonati ora!

Solo 4 € al mese, tutta Confronti
Novità

Seguici sui social

Articoli correlati