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Le milanesi

by Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

Tornato dalla Francia avevo scelto Milano perché mi sembrava una città più aperta e vivace della monoculturale Torino e perché era a solo un’ora di treno da Piacenza. Vi trovai lavoro, da esterno o a metà tempo, nell’editoria, dapprima come traduttore e “lettore”, e vi ebbi amici formidabili.

Le città dove ho vissuto più a lungo sono state, guarda caso, Milano e Napoli, la capitale del Nord e la capitale del Sud.

Oggi è da tanto che vivo a Roma, una città infinitamente meno affascinante che negli anni in cui vi ho vissuto in passato, quelli del boom e dei primi governi di Centro-sinistra, quelli per intenderci di La dolce vita di Fellini, di Accattone di Pasolini e accessoriamente, ma solo nel giudizio critico, delle commedie all’italiana di Monicelli, Risi, Comencini…

Ho amato molto Milano, per più motivi: perché mi ha dato di che vivere quando sono tornato in Italia da Parigi per lavorare con Giorgio Bellocchio e Grazia Cherchi ai Quaderni piacentini, assistito e “protetto” da Giovanni Giudici, e più tardi da collaboratore assiduo, anche interno, di case editrici come la Feltrinelli e la Garzanti.

Ero anzi avviato a una buona carriera editoriale quando, esasperato da un “movimento del ‘68” di cui mi ritenevo parte e che perdeva colpi e si deteriorava in beghe tra mini-partiti e nello sport degli scontri con fascisti o polizia, lasciai tutto e mi trasferii di botto a Napoli, dove non conoscevo altri che lo spezzino Carlo Donolo, grande amico e grande sociologo, ma dove non faticai ad ambientarmi, anche grazie a una militante straordinaria come Fabrizia Ramondino, più tardi grande scrittrice…

E dove, poco tempo dopo, fui tra i fondatori e animatori di una bellissima esperienza pedagogica nel quartiere centrale (e “sottoproletario”) di Montesanto, la Mensa bambini proletari…

Tornato dalla Francia avevo scelto Milano perché mi sembrava una città più aperta e vivace della mono-culturale Torino e perché era a solo un’ora di treno da Piacenza. Vi trovai lavoro, da esterno o a metà tempo, nell’editoria, dapprima come traduttore e “lettore”, e vi ebbi amici formidabili, oltre ai citati, in Paolo Volponi, Vittorio Sereni, Vincenzo Consolo, Franco Fortini, e nel più “libero” e culturalmente aperto, nuovo, giovane, Elvio Fachinelli, psicanalista e pedagogista.

E in giovani militanti e in operai vivacissimi come quelli del Collettivo dell’Alfa. Ma non è di loro che intendo parlare, bensì di un gruppo di donne che mi accolsero, più sorelle che madri anche se talvolta anche quello, dentro e fuori il mondo editoriale e giornalistico.

La più nota tra loro era Camilla Cederna, la grande giornalista che passò in quegli anni dal “colore” (soprattutto sul mondo femminile e borghese, con rubriche famose come Il lato debole su L’Espresso) alla denuncia politica, sconvolta dall’omicidio di Pinelli e dalla corruzione istituzionale, passando i suoi guai in particolare con l’inchiesta sulle malefatte del presidente della Repubblica Leone.

Camilla era buona amica di persone che conobbi grazie a lei, come Giovanni Testori e come, tornato dall’America, il nuovo direttore del Corriere della sera Ugo Stille, che prima di migrare negli anni del fascismo era stato vicino al mio maestro Aldo Capitini.

Stille mi offrì un contratto al Corriere che rifiutai – da compagno-moralista! – offrendogli però di collaborare lui alla rivista che dirigevo, Linea d’ombra; e la lettera con la mia proposta, mi disse Camilla, venne letta da Stille in giro per i salotti milanesi, suscitando risate per il rifiuto da parte mia di un contratto assai ricco e la proposta che facevo a lui di collaborare al nostro mensile, ovviamente gratis.

Ma quel che voglio ricordare qui con riconoscenza e tenerezza sono due gruppi di donne d’eccezione che, amiche tra loro, ho potuto frequentare assiduamente, avendone tanto da imparare.

Il primo comprendeva, oltre Grazia e Camilla, Giovina Volponi moglie di Paolo, che era stata per tanti anni la straordinaria segretaria e confidente di Adriano Olivetti a Ivrea, di origine greca, plurilingue, coltissima, e Silvana Ottieri, moglie di Ottiero e sorella dei Mauri delle Messaggerie, straordinariamente generosa e protettiva.

A volte si univano loro altre due amiche, Laura Lepetit, che aveva fondato La tartaruga, una casa editrice tutta al femminile ma cui talvolta collaborai suggerendo libri da riscoprire insieme a Maria Gregorio, mia collega alla Feltrinelli e dentro a un nascente, esplosivo femminismo che ebbe le sue teoriche maggiori proprio a Milano (Luisa Muraro, Lia Cigarini e altre), e Anna Maria Gandini, animatrice della casa editrice e libreria Milano Libri, il cui marito aveva fondato Linus con Oreste Del Buono.

Si vedevano tra loro spesso, in una tranquilla trattoria del centro, discutendo di tutto, e accogliendomi generosamente nella loro piccola cerchia.

Da loro imparai moltissimo

Un altro gruppo di donne di quel tempo era quello che si vedeva a pranzo una volta la settimana alla tavola calda dell’Alemagna che aveva sede al centro di via Manzoni, formato da redattrici o dipendenti delle maggiori case editrici del tempo, nella cui cerchia ero uno dei rari maschi a venire accolto.

Ho sostenuto a ragion veduta che nell’editoria erano gli uomini a dirigere e a figurare, bravi o meno che fossero, ma che erano le donne a lavorare davvero, e “a mandare avanti la baracca”, alla lettera, spesso rimediando alla superficialità dei maschi.

In quei pranzi frugali e veloci non c’era divismo di sorta, e ci passavamo informazioni preziose, anche “clandestine”, sui diversi progetti e le diverse situazioni editoriali. Un altro dei rari maschi che il gruppo accoglieva fu occasionalmente Erich Linder, il grande agente letterario la cui sede era lì a due passi.

Insomma, che fortuna fu per me conoscere e frequentare, a Milano e altrove, tante donne meravigliose, artiste, educatrici, giornaliste, redattrici, semplici impiegate… Donne intelligenti, dinamiche, vive, decise, attive e, cosa rara tra i maschi, generose e solidali. Anche con i maschi.

[pubblicato su Confronti 05/2020]

Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

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