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Speciale “Unorthodox”. Le correnti dell’ebraismo

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Nella serie “Unorthodox” di Netflix i riflettori sono puntati sulle ultra-ortodosse negli Stati Uniti d’America e in particolare della corrente Satmar dell’ebraismo chassidico. Ma quanti sono gli ebrei nel mondo e quali le principali correnti dell’ebraismo?

Le vicende narrate in Unorthodox si svolgono per lo più all’interno della comunità Satmar, una corrente che si muove all’interno dell’ebraismo chassidico, fondata da Yoel Teitelbaum (1887-1979), il rabbino della città di Szatmárnémeti, nell’allora Regno di Ungheria (ora Satu Mare, Romania), sopravvissuto alla Shoah.

Le due più grandi comunità Satmar si trovano negli Stati Uniti d’America e in particolare a Williamsburg, Brooklyn e a Kiryas Joel, nello stato di New York; esistono anche altre notevoli comunità a Borough Park, Brooklyn; Monsey, New York e comunità più piccole nel resto del Nord America, in Europa, Israele, Argentina e Australia. Si stima che i Satmar siano circa 130.000.

 

Gli ebrei nel mondo

Quella dei Satmar non è che una delle tante esperessioni dell’ebraismo. Secondo uno studio demografico contenuto nell’American Jewish Year Book 2018 gli ebrei nel mondo sono circa 14.606.000 gli ebrei del mondo, 8.047.900 dei quali vive in diaspora.

Un problema che si incontra nell’analisi della popolazione ebraica, avvertono gli autori dell’American Jewish Year Book, 2018 è la mancanza di uniformità nei criteri di definizione dell’identità ebraica. Lo studio ha rilevato diversi modi di intendere tale appartenenza, dividendo queste sensibilità in diversi gruppi.

In primo luogo si registra la cosiddetta “popolazione ebraica di base”, ovvero il gruppo di quanti considerano l’ebraismo il proprio esclusivo orizzonte identitario. In questo gruppo sono inclusi quanti considerano l’aspetto religioso parte integrante dell’identità ebraica (gli “ebrei religiosi”), sia chi mette questo aspetto in secondo piano (gli “ebrei non religiosi” o “secolari”).

Poi viene individuato il gruppo di coloro che hanno almeno un genitore ebreo, al cui interno incontriamo coloro che affermano di essere “in parte ebrei” e coloro che – nonostante la propria ascendenza –  non sentono propria un’identificazione di questo tipo.

Poi c’è il gruppo di tutti coloro che ritengono di essere in qualche modo “connessi all’ebraismo” e che comprendono: coloro che hanno all’interno della propria famiglia (allargata) una o più persone ebree, ma anche persone non ebree i cui familiari sono principalmente ebrei.

Infine c’è la cosiddetta “popolazione del ritorno”, ovvero tutti coloro che si sono appellati alla “Legge del ritorno” promulgata dalla Knesset (il Parlamento israeliano) il 5 luglio 1950 che garantisce – a certe condizioni – la cittadinanza israeliana ad ogni persona nel mondo che possa dimostrare di avere antenati ebrei.

Le tre correnti maggioritarie dell’ebraismo USA

Considerando l’aspetto religioso, le varie denominazioni dell’ebraismo si distinguono l’una dall’altra principalmente nel modo in cui interpretano la tradizione e le modalità di adesione alla “legge ebraica” (halakha).

Va sottolineato come in Nord America si sia assistito, negli ultimi anni, all’aumento di persone ed istituzioni che si riconoscono nell’etichetta “ebraismo” ma senza esprimere un’adesione ad una denominazione in particolare, oppure che si definiscono “trans-denominazionali”.

Riformati

Sotto questa etichetta si riconosce circa il 35% degli ebrei americani. Il movimento, formatosi originariamente in Germania intorno alla metà dell’800,  enfatizza il primato della dimensione etica sugli obblighi della legge. Il movimento ha cercato di adattare la tradizione ebraica alle istanze della modernità, con un afflato progressista nelle questioni politiche, orientato alla giustizia sociale e alla parità di genere. Si enfatizza l’importanza della scelta personale in materia di osservanza rituale.

Conservative (masorti)

Conosciuto anche come ebraismo “masorti” (tradizionale) al di fuori del Nord America. I “conservative” considerano obbligatoria la legge ebraica (halakha) e dunque ne rispettano i precetti. Un esempio fra tutti: quelle relative all’alimentazione kasher. Tuttavia, il movimento ha storicamente rappresentato una via mediana fra ortodossi e riformati, adottando alcune innovazioni in materia di osservanza alla legge (ad esempio: è consentito guidare durante lo Shabbat, ma unicamente per andare in sinagoga; la preghiera è consentita quasi dappertutto senza che vi sia separazione fra uomini e donne). Circa il 18% degli ebrei americani si identifica sotto tale l’etichetta.

Ortodossi

Gli ebrei sono definiti “ortodossi” in virtù della loro adesione alla legge ebraica nel modo in cui essa è interpretata dalle autorità rabbiniche nel corso dei secoli. Fra i segni distintivi dell’ebraismo ortodosso c’è il rispetto rigoroso alle regole dello Shabbat (divieto di guidare, di lavorare, di attivare/disattivare corrente elettrica, di maneggiare denaro) e delle regole dell’alimentazione kasher. Sebbene solo circa il 10% degli ebrei americani si identifichi sotto tale etichetta, gli ortodossi hanno famiglie più ampie della media  con maggiori probabilità di rimanere nell’alveo degli “ebrei osservanti”. Fanno parte di questa categoria:

  1. i“modern orthodox”,  che tendono ad  armonizzare l’osservanza della legge ebraica nel segno della tradizione con la modernità secolare.
  2. gli “haredim” o “ultra-ortodossi”, che si distinguono dai caratteristici cappelli neri (uomini) e abiti modesti (donne). Sono i più rigorosi nel loro approccio alla legge ebraica e tendono ad avere scarsa interazione con il resto della società, inclusi ebrei di altre correnti.  Fra gli “haredim” si individuano alcuni movimenti, fra cui
    • Gli ebrei chassidici, eredi del movimento spirituale revivalista nato in Europa orientale nel XVIII secolo. Attingendo alla tradizione della mistica ebraica, enfatizzano la possibilità di entrare in comunione diretta con il divino attraverso la preghiera estatica e l’entusiasmo nelle pratiche cultuali. Sono molte e distinte le comunità che fanno capo al chassidismo, alla cui origine c’è solitamente una personalità carismatica (un rabbino, o “rebbe”) . Fra queste comunità ricordiamo: i Satmar, i Ger, gli Skver e i Chabad-Lubavitch. Quest’ultima comunità è nota per avere maggiore interazione con gli ebrei non-ortodossi, anche a causa della propria attività di incitamento ad assumere comportamenti più strettamente osservanti della legge ebraica.
    • Gli ebrei yeshivish, conosciuti anche con il nome di litvish, sono eredi dei mitnagdim (letteralmente “oppositori”), ovvero coloro che si sono opposti all’ascesa dell’ebraismo chassidico nell’ Est Europeo. Tradizionalmente, il movimento yeshivish enfatizza gli aspetti intellettuali della vita ebraica e in particolare il rigoroso studio del Talmud per gli uomini. La stessa parola yeshivish deriva da yeshiva che significa, appunto “seminario religioso”.
    • Gli “open orthodox“, nati negli anni ’90 sotto la spinta del rabbino di New York Avi Weiss. I suoi seguaci, che considerano il movimento una reazione a uno spostamentopoliticamentea destra dei “modern orthodox”, generalmente sono caratterizzati da maggiore apertura nei confronti della leadership femminile delle comunità religiose e degli ebrei non ortodossi.
Oltre l’ortodossia. Gli ebrei in Israele
Se questa è la situazione che si rileva in particolare in Nord-America, è importante specificare che nella diaspora si tende a mettere sotto la stessa etichetta coloro che in Israele vengono comunemente definiti come “Dati” (“religioso”) o “Haredim” (“ultraortodosso”). 
In Israele, gli ebrei  ultra-ortodossi (detti anche “haredi”) sono circa 1.125.000 persone, ovvero circa il 12% del totale della popolazione del Paese. Il tasso di crescita demografica di queste comunità è pari a circa il 4% all’anno (per il resto della popolazione è di circa l’1,9%). La comunità ultraortodossa in Israele è molto giovane: più della metà dei suoi membri ha meno di 16 anni. Se gli attuali tassi di crescita tra gli haredim verranno mantenuti, si stima che le dimensioni di questa comunità raddoppieranno ogni 16 anni. (fonte: The Yearbook of Ultra-Orthodox Society in Israel – 2018 rilasciato del The Israel Democracy Institute).
Identità religiosa in Israele
 
Comunemente la società israeliana, rispetto al rapporto con il “religioso”, viene divisa in quattro gruppi:
Haredi (circa il 12% degli ebrei in Israele, 8% di tutti gli adulti israeliani). Anche se spesso tradotto come “ultra-ortodosso”, la parola ebraica “haredi” significa letteralmente “timoroso di Dio”. Coloro che si identificano come “haredim” dichiarano di essere osservanti della legge religiosa ebraica (halakha) ed esprimono una forte preferenza per uno Stato in cui la legge religiosa abbia un peso importante.
Dati (circa il 13% degli ebrei in Israele, 10% di tutti gli adulti israeliani). Letteralmente “religioso”, il termine “dati” viene talvolta tradotto come “ortodosso moderno” e indica chi si definisce osservante della tradizione (per quel che riguarda, ad esempio, i principi dell’alimentazione kasher e l’osservanza dello Shabbat) ma più coinvolti negli aspetti “secolari” della vita (ed esempio, e a differenza degli haredi, generalmente prestano servizio militare).
Masorti (circa il 28% degli ebrei in Israele, 23% di tutti gli adulti israeliani). Tradotto generalmente con il termine “tradizionalisti”, chi si definisce “masorti” è in una posizione mediana fra l’ortodossia e il secolarismo, con una gamma molto ampia di osservanza alla legge religiosa ebraica e in termini di credenze e osservanza alle pratiche religiose. In Nord-America vengono definiti “conservative”.
Hiloni (circa il 48% degli ebrei in Israele, 40% di tutti gli adulti israeliani). Sebbene il termine venga normalmente tradotto con “laico” o “secolare”, chi definisce sé stesso/a “hiloni” generalmente osserva alcuni precetti che afferiscono alla sfera del “religioso”, come – ad esempio – osservare i principi dell’alimentazione kasher e digiunare durante lo Yom Kippur. Tuttavia, gli appartenenti a questo gruppo sostengono la necessità dell’introduzione del rito civile del matrimonio e del divorzio (che in Israele , invece,  sono regolamentati dal rabbinato ortodosso) e il primato  dei principi democratici sulla legge religiosa. (fonte: Israel’s Religiously Divided Society – 2016 del Pew Research Center).
Michele Lipori

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