Home Diritti Sul razzismo: intervista ad Annamaria Rivera, autrice del libro Razzismo. Gli atti, le parole, la propaganda.

Sul razzismo: intervista ad Annamaria Rivera, autrice del libro Razzismo. Gli atti, le parole, la propaganda.

by Annamaria Rivera

Intervista ad Annamaria Rivera a cura di Antonietta Podda, giornalista, esperta di comunicazione interculturale

Oggi, nel vivo di una pandemia globale, con l’acuirsi di disuguaglianze e ingiustizie sociali, con l’ennesima, brutale uccisione di un afroamericano, quella di George Floyd, avvenuta a Minneapolis, il 25 maggio scorso, per mano di un agente di polizia, si è ravvivato il dibattito sul razzismo, anche in Italia. Un fenomeno complesso, che, nel nostro Paese, dopo aver conosciuto periodi in cui è stato analizzato con profondità e contrastato con efficacia, in altri, più recenti, è stato affrontato senza la capacità d’indagarne a fondo le radici antropologiche e filosofiche, storiche e politiche. A metterlo in luce è Annamaria Rivera, antropologa e attivista antispecista, antisessista, antirazzista, che ha pubblicato recentemente Razzismo. Gli atti, le parole, la propaganda (Dedalo, 2020): una raccolta di suoi scritti, pubblicati negli ultimi vent’anni, preceduta da un’introduzione che dà loro senso unitario.

Com’è stata concepita questa raccolta di saggi e quale esigenza mira a far emergere?

È una selezione che va dalla fine degli anni Novanta al 2019 − dell’ampia gamma di articoli e saggi brevi che ho pubblicato nel corso del tempo. Mira a mostrare la lunga durata del neorazzismo italiano, la quale smentisce “la retorica della prima volta”: la tendenza a considerare come fatti inediti aggressioni, omicidi, perfino stragi di stampo razzista (si pensi a quella di Firenze, del 13 dicembre 2011). Essi, invece, costellano almeno l’ultimo quarantennio della storia italiana. Il 25 agosto 1977, a Verona, la prima vittima di “Ludwig”, una banda neonazista composta da due giovani borghesi, fu il rom Guerrino Spinelli, bruciato vivo nell’auto in cui dormiva. 

Analizzando alcuni tra i casi estremi di razzismo, emerge un’altra evidenza, perlopiù denegata: “Non basta l’’integrazione’ a proteggere dal razzismo”, come scrivi.

Sì, un caso esemplare è quello del sedicenne  Giacomo Valent. Il 9 luglio 1985, a Udine, fu ucciso con sessantatre coltellate da due suoi compagni di un liceo assai elitario. I due, neonazisti, avevano rispettivamente quattordici e sedici anni. Figlio di un italiano, funzionario d’ambasciata, e di una principessa somala, quindi socialmente più che “integrato”, Giacomo era deriso come “sporco negro”, ma anche per le sue idee politiche di sinistra. 

Nel volume ampio spazio è dedicato al lessico razzista e alla degradazione del linguaggio: in che consiste? 

Un esempio: la propensione a ridurre a odio o paura un sistema complesso (istituzionale, politico, sociale, ideologico, simbolico, mediatico) qual è il razzismo. Ancor più esemplare è l’invenzione del lemma clandestino/a, che finirà per condurre ai reati di clandestinità e perfino di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, introdotti in Italia con la legge detta Turco-Napolitano. 

A proposito: c’è anche la tendenza a ridurre il razzismo a “guerra tra poveri”…

Questa formula è usata perfino in taluni ambiti antirazzisti, per spiegare come mai il razzismo possa allignare in contesti popolari. Io documento che gli  episodi di aggressione razzista detti “spontanei” o “popolari” sono quasi sempre istigati, anche guidati, da formazioni di estrema destra, Lega compresa. Oltre tutto, “guerra tra poveri” allude a relazioni di tipo simmetrico, quando, invece, di solito le persone immigrate o rifugiate, ancor più rom e sinti, hanno una posizione svantaggiata rispetto a quella dei loro aggressori italiani.   

Nel testo si mettono in luce le gravi rimozioni di crimini razzisti anche estremi. 

Il caso di Jerry Essan Masslo può essere considerato un’eccezione: fu il suo assassinio a inaugurare un movimento antirazzista di dimensione nazionale. Egli fu ucciso il 20 settembre 1989,  a Villa Literno, nelle cui campagne era costretto a lavorare in condizioni quasischiavili. Subito dopo si svolsero il primo sciopero di migranti contro il caporalato e un corteo nazionale di almeno duecentomila persone. Al contrario, un caso gravissimo, che ha conosciuto qualche risonanza nazionale solo grazie ai miei articoli, è quello accaduto nei pressi di Parma la notte fra il 9 e il 10 maggio 2016, allorché Mohamed Habassi, trentatreenne di origine tunisina, fu seviziato, torturato e mutilato, fino alla morte, da una squadraccia organizzata e capeggiata da due “rispettabili” cittadini locali. 

I governi di centro-sinistra, con leggi sull’immigrazione, hanno contribuito a discriminare migranti e rifugiati; anche il mondo della sinistra diffusa ha responsabilità rispetto al debole contrasto del razzismo?

Certo, essi hanno contribuito al razzismo istituzionale con leggi discriminatorie, addirittura anticostituzionali. Per tornare alla Turco-Napolitano, è essa ad aver istituito, con i cpta (di solito detti cpt), la detenzione extra ordinem. Quasi un ventennio dopo, è stato un altro governo di centrosinistra a varare i due provvedimenti legislativi dell’aprile 2017, entrambi accomunati da un’ideologia sicuritaria e repressiva: la legge detta Minniti-Orlando  e quella detta Minniti. Saranno queste due a ispirare la prima legge salviniana, la n. 132,  del 1° dicembre 2018, che sovrappone i temi della sicurezza e dell’immigrazione. Quanto al “mondo della sinistra”, sì, non sempre è stato all’altezza della sfida. 

C’è un intero capitolo dedicato alla “tanatopolitica” dell’Unione Europea. Che cosa s’intende e perché è importante parlarne?

Il lemma tanatopolitica,  lo devo a Michel Foucault, ovviamente. Lo adopero per denotare gli orientamenti proibizionisti rispetto al diritto di emigrare, quindi mortiferi, riguardanti gran parte dei Paesi dell’Unione europea e, più in generale, le politiche di quest’ultima. Sono essi che costringono coloro che fuggono da guerra e lager libici a rischiare la vita affidandosi ai trafficanti: cosa che ha fatto del Mediterraneo un immenso cimitero, com’è è ben noto. 

Altro tema trattato nel libro è il rapporto tra specismo, razzismo e sessismo. Alla luce della pandemia, questo è diventato assolutamente centrale.

Sì, la pandemia da Covid-19 avrebbe dovuto renderci tutte/i consapevoli della centralità della “questione animale”, se è vero che la mercificazione dei non-umani negli allevamenti intensivi e nei mattatoi seriali, favorendo quel che viene detto “salto di specie”, è una delle concause che la hanno provocata. In termini più generali, io ritengo che il processo di dominazione, reificazione, sfruttamento dei non-umani possa essere considerato il modello dei processi di gerarchizzazione, subordinazione, svalutazione, discriminazione, reificazione cui sono sottoposte alcune categorie di umani: in particolare, sono l’archetipo di ciò che definiamo sessismo e razzismo. 

Com’è possibile scardinare il dilagante circolo vizioso del razzismo?

Un ottimo esempio ci viene dalla vasta rivolta popolare che negli Stati Uniti è seguita all’omicidio di George Floyd. L’indignazione e il risveglio delle coscienze di tante persone comuni, di ogni “colore”, perlopiù giovani, ma non solo, ha prodotto il dilagare di manifestazioni, ma ha anche sollecitato prese di posizione, talvolta assai radicali, da parte di alcuni rappresentanti delle istituzioni.

di Anna Maria Rivera

di Anna Maria Rivera

Antropologa, saggista, scrittrice, attivista e docente di Etnologia e di Antropologia sociale presso l'Università di Bari

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