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I numeri del Paese dell’aquila bicipite

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti.

Secondo i dati dell’ultimo censimento (2011) la popolazione dell’Albania raggiungeva 2.845.955 persone. Le stime dell’Istituto albanese di statistica per il 2020 dicono che attualmente il Paese ha raggiunto i 2.878.025 abitanti. Attualmente il tasso di crescita della popolazione albanese è pari al -0,06% (quello dell’Italia è -0,15%). Si prevede che il trend del tasso di crescita in Albania dovrebbe rimanere negativo e arrivare a circa -0,66% nel 2050.

RELIGIONI IN ALBANIA

Con la salita al potere di Enver Hoxha nel 1944 nel Paese iniziò una violenta campagna contro ogni forma di religione che comportò la confisca di beni e l’impossibilità di qualsiasi istituzione religiosa di operare in Albania e che vide il suo culmine intorno agli anni ’60 quando i luoghi di culto furono “riconvertiti” ad uso “civile”. Chiunque professasse pubblicamente un culto era passibile di pene molto severe, cosa ancor più vera per i ministri di culto. L’articolo 37 della Costituzione dell’Albania redatta nel 1976 recitava «lo Stato non riconosce alcuna religione e sostiene la propaganda atea per infondere alle persone la visione scientifico-materialista del mondo» e il codice penale del 1977 impose pene detentive da tre a dieci anni per «propaganda religiosa e produzione, distribuzione e conservazione di letteratura religiosa». Con la morte di Enver Hoxha nel 1985 e la salita al potere del suo successore, Ramiz Alia, le posizioni nei confronti della pratica religiosa sono diventate relativamente più tolleranti, ma è solo nel dicembre 1990 che la messa al bando delle religioni è ufficialmente decaduta.

In base ai dati del censimento del 2011, circa 1,58 milioni di albanesi si sono dichiarati musulmani, 58.624 Bektashi, 281.000 cattolici, 189.000 ortodossi, 154.000 non credenti e 70.000 atei o appartenenti ad altre religioni di minoranza.

Va anche segnalato che la veridicità dei dati del censimento 2011 è stata messa in dubbio da più parti. La Chiesa ortodossa albanese, ad esempio, ha affermando che in tale occasione sia stato notevolmente sottorappresentato il numero di cristiani ortodossi. Perplessità sulla metodologia di raccolta dei dati sono state espresse anche dalla Conferenza episcopale albanese e dal Consiglio ecumenico delle Chiese.

Ad ogni modo, pur non avendo valore di ufficialità, i risultati del sondaggio pubblicati nel 2018 nel report Religious Tolerance in Albania del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo tendenzialmente sembrano confermare, seppur con qualche slittamento, le percentuali dell’appartenenza religiosa espresse dal censimento. Nel report si legge anche che per oltre il 90% degli albanesi, la tolleranza religiosa è un valore fondamentale. Gli intervistati dichiarano inoltre che lo Stato non interferisce con la credenza religiosa dei singoli e sostengono che i leader delle comunità religiose svolgono un ruolo importante nel sostenere e rafforzare la tolleranza religiosa nel Paese.

L’APPRENDIMENTO DELLE LINGUE IN ALBANIA

Secondo i dati riportati nel documento pubblicato dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nell’ottobre 2017, L’Italiano nel mondo che cambia, l’Albania è all’8° posto fra i Paesi con il maggior numero di persone che imparano la lingua italiana, dopo Stati Uniti d’America, Argentina, Australia, Austria, Francia, Germania, Egitto. I numeri sono ancor più importanti se si considera il rapporto fra il numero degli studenti e la popolazione residente. Questo “rapporto privilegiato” con la lingua italiana ha una lunga storia e di certo si è consolidato nel periodo comunista, quando vasti nuclei familiari e intere generazioni orientavano i propri ricevitori sulle frequenze della televisione italiana – in un momento di pressoché totale isolazionismo –  per aprire una finestra sul mondo.

I risultati dell’indagine sull’istruzione degli adulti pubblicata nel 2018 dall’Istituto nazionale di statistica albanese mostrano che il 39,9% delle persone con età compresa tra 25 e 64 anni conosce almeno una lingua straniera. L’inglese è la lingua straniera più largamente conosciuta (40,0%), seguita dall’italiano (27,8%) e il greco (22,9%). Dalla ricerca si evince che l’italiano rimane una delle lingue “seconde” più diffuse in quasi tutte le fasce di età, tuttavia si nota un trend discendente nettamente a favore della lingua inglese.

LA COOPERAZIONE ITALIANA

La Cooperazione Italiana è presente in Albania dal 1991, con un impegno finanziario che raggiunge, complessivamente, più di 750 milioni di euro. Al 2018 erano attive iniziative per lo sviluppo il cui ammontare complessivo raggiungeva i 240 milioni. L’Italia si attestava, così, uno dei principali donatori internazionali attivi in Albania. Nel 2018 l’Italia è risultata detenere il 34,1% di share dell’interscambio commerciale complessivo dell’Albania che l’anno precedente ammontava a circa 2,6 miliardi di euro. L’Italia è, dunque, il primo cliente dell’Albania con il 48.2% di quota del volume delle esportazioni ma anche il primo fornitore, raggiungendo il 27,3% delle importazioni.

Seguono la Grecia (6,9%), la Germania (6,6%) e la Cina (6,3%). In Albania l’Italia è rappresentata da circa 1.000 piccole e medie imprese operanti nel Paese, dal gruppo bancario Intesa San Paolo, e da  gruppi industriali medio-grandi nei settori del cemento, dell’agroalimentare e dell’energia. L’Italia ha assorbito la quota maggiore dell’occupazione (49,6%) e del turnover (25,2%) sul totale delle imprese con capitale straniero e misto.

LE NUOVE GENERAZIONI

Secondo il report Identità e percorsi di integrazione delle seconde generazioni in Italia, rilasciato lo scorso aprile dall’Istat, il 78% per cento dei minori (di qualsiasi provenienza) che hanno acquisito la cittadinanza italiana è nato nel nostro Paese. È bene sottolineare che l’acquisizione della cittadinanza non assicura necessariamente la permanenza sul territorio italiano nel periodo a seguire, infatti, sono molti/e i/le giovani che decidono di vivere in altri Paesi. Dei quasi 283mila minori che hanno acquisito la cittadinanza tra il 2012 e il 2017, circa il 7% sono emigrati di cui l’83% verso altri Paesi Eu (Regno Unito, 41,6%; Francia, 26,4% e Germania, 10%). Parlando di scuola, secondo i dati del MIUR gli studenti stranieri nell’anno scolastico 2018/2019 sono circa 826mila, ovvero il 9,7% degli alunni, ma il peso percentuale dei ragazzi con background migratorio è in realtà molto più elevato.

Nel report dell’Istat si legge anche che, al netto dell’inglese, la seconda lingua parlata abitualmente dai ragazzi stranieri è l’albanese. A seguire lo spagnolo, l’arabo, il francese, il cinese, il russo e il filippino. A pensare in italiano è oltre il 65% degli studenti di 5 dei 10 principali paesi di cittadinanza. Per quanto riguarda gli albanesi, la percentuale arriva al 73,5%. La maggiore dimestichezza con l’italiano di albanesi, romeni, marocchini, ucraini e moldavi è confermata dalla ricorrente convinzione di una conoscenza molto buona dell’italiano parlato, compreso, letto e scritto. In particolare, tra i ragazzi di nazionalità albanese e marocchina è maggioritaria anche la percezione di saper scrivere molto bene in italiano.

La quota di ragazzi e ragazze stranieri/e nati/e in Italia che vogliono vivere nel nostro Paese da grandi è più elevata nella collettività moldava (49,4%) e in quella ucraina (46,1%). La propensione a restare in Italia non è necessariamente connessa con il “sentirsi italiani”. Ad esempio, a privilegiare un altro Paese per il proprio futuro ci sono i marocchini (51,6), i filippini (51,4 per cento) e gli albanesi (45,8 per cento).

LA COMUNITÀ ALBANESE IN ITALIA E IL LAVORO

Il Rapporto annuale sulla presenza dei migranti 2019 con focus sulla comunità albanese in Italia rilasciato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali lo scorso marzo rileva che – al primo gennaio 2018 – i migranti di origine albanese regolarmente soggiornanti in Italia sono 430.340, pari all’11,6% dei cittadini non comunitari, in calo rispetto all’anno precedente del 2,6%.

31.773 sono i titolari di imprese individuali di origine albanese, pari all’8,5% degli imprenditori non comunitari presenti nel nostro Paese. La comunità albanese, seconda per numero di presenze in Italia tra i cittadini di Paesi con comunitari, si colloca al terzo posto nella graduatoria dei titolari di imprese individuali.

Tra gli imprenditori appartenenti alla comunità albanese si rileva una prevalenza della componente maschile ancor più marcata di quella registrata sulla media dei non comunitari (78,3%): gli uomini titolari di imprese sono 28.644 (88,5%), mentre le donne 3.739 (l’11,5%).

Tuttavia, l’analisi del biennio 2017/2018 mette in luce che le imprese a conduzione  femminile hanno registrato un incremento decisamente più significativo rispetto a quelle a conduzione maschile.

L’incremento di quest’ultime è, infatti, pari all’1,2%, mentre il numero delle donne imprenditrici all’interno della comunità albanese è aumentato del 7,7%, passando dalle 3.471 del 2017 alle 3.739 del 2018. Di conseguenza, l’incidenza femminile tra gli imprenditori afferenti alla comunità albanese è aumentata da 10,9% al 11,5%.

LA LUNGA STRADA VERSO L’EUROPA

Il 24 marzo 2020 il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera unanime all’apertura dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia del Nord, senza però fissare una data per il loro avvio, che sarà decisa dal Consiglio europeo, quando metterà l’allargamento all’ordine del giorno. È questo solo l’ultimo passo di un lungo percorso di cui riassumiamo alcune delle tappe principali.

[pubblicato su WE n.5 – Albania, la commedia è finita – 14/06/2020]

Michele Lipori

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