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Violenza istituzionale in Kenya

by Enzo Nucci

di Enzo Nucci. Corrispondente della Rai per l’Africa subsahariana.

Da anni la società civile kenyana denuncia l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, accusata di compiere omicidi illegali specialmente nelle zone più povere. Ad aggravare le tensioni sociali anche le misure anti-Coronavirus varate dal governo, fra cui il coprifuoco notturno.

«Mio marito si chiama David Okumu, ha 42 anni e fa il venditore ambulante di biscotti e bibite. Lavora maggiormente la sera quando la gente ritorna a casa. Così per guadagnare qualche soldo è costretto a violare il coprifuoco».

«Ieri sera intorno alle 19,30 la polizia lo ha inseguito per arrestarlo. Mentre scappava è caduto, si è spezzato una gamba e si è anche ferito gravemente la caviglia. I poliziotti lo hanno raggiunto e picchiato, lasciandolo sanguinante a terra. Lui si è rifugiato in un edificio e solo stamattina mi ha avvertito dell’accaduto».

Monica Otieno mi racconta in lacrime la brutta avventura mentre un’ambulanza di Medici Senza Frontiere soccorre suo marito nella baraccopoli di Kiambiu, nell’area orientale di Nairobi.

Scene di ordinaria violenza. Tra le misure adottate dal governo del Kenya per contrastare il Coronavirus c’è anche il coprifuoco notturno che sta creando forti tensioni sociali.

L’Autorità indipendente di controllo della polizia, gruppi per la difesa dei diritti umani e organismi delle Nazioni Unite registrano 87 denunce di brutalità compiute dalle forze dell’ordine. Tra queste 15 omicidi, 31 ferimenti e 41 tra aggressioni sessuali, lesioni, rapine
e trattamenti disumani commessi a partire dal 27 marzo, primo giorno di coprifuoco.

Nello slum di Mathare l’8 giugno è scoppiata la protesta pacifica con cortei e sit in contro le violenze. Qui il primo giugno è stato ucciso un senzatetto accusato di aver violato la restrizione notturna.

Tra le vittime anche un ragazzo di 13 anni. Il 31 marzo scorso mentre era
affacciato al balcone della sua abitazione nella bidonville di Kiamaiko è stato colpito allo stomaco da una pallottola esplosa da un agente per disperdere alcuni venditori ambulanti.

Il poliziotto (in seguito alle proteste) è stato individuato e denunciato a piede libero. Nella prima udienza fissata in tribunale non si è presentato sul banco degli imputati poiché il suo avvocato ha esibito un certificato medico in cui viene descritto in stato di acuta depressione.

Il 12 giugno a Naivasha (cittadina turistica nella Rift Valley a due ore di auto da Nairobi) gli abitanti esasperati dalla violenza delle forze dell’ordine hanno dato fuoco alla stazione di polizia.

Brutalità gratuite spesso documentate dalle telecamere di numerose televisioni. Come quelle verificatesi nella città portuale di Mombasa proprio il 27 marzo nell’imminenza delle 19, ora di inizio del coprifuoco.

Migliaia di pendolari di ritorno dal lavoro (tra loro moltissime donne) erano incolonnati in ordinate, pazienti e lunghe file in attesa di imbarcarsi sul traghetto per raggiungere la località di Likoni che dista 500 metri.

All’improvviso centinaia di poliziotti armati di bastone si sono scatenati contro la folla inerme massacrando di botte questi ignari cittadini: la gran parte non è riuscita neanche a scappare per sottrarsi alle violenza ed è rimasta ferma pur di non perdere il posto in fila conquistato con fatica.

Da anni la società civile kenyana denuncia l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, accusata di compiere omicidi illegali specialmente nelle zone più povere.

Negli anni tra il 2007 ed il 2010 quando è stata scatenata l’offensiva contro la criminalità organizzata locale molti giovani sono stati uccisi sommariamente con un colpo alla nuca nel corso dei blitz della polizia. Fino ad ora le denunce dei familiari delle vittime non hanno trovato risposta. La polizia si difende dicendo di aver sempre rispettato il regolamento. La stessa giustificazione è stata presentata anche per gli ultimi avvenimenti mentre i massimi rappresentanti delle istituzioni statali preferiscono tacere o parlare di eccessi che saranno perseguiti. Ma fino ad ora alle parole non sono seguiti i fatti.

A Nairobi tre poliziotti sono stati arrestati perché il 10 giugno hanno legato e trascinato a terra con una moto una ragazza sospettata di un furto frustandola senza pietà con le cinture. La crisi economica (aggravata dalla pandemia di Covid-19) incombe causando migliaia di disoccupati. Politici e parlamentari si preparano intanto alle prossime elezioni politiche in un clima di grande confusione, contrassegnato da impensabili alleanze e voltafaccia improvvisi.

Ad alimentare il malcontento anche l’arresto in diretta streaming su un social di un attivista e blogger, noto per le critiche rivolte al governo. Il giovane è stato rilasciato poche ore dopo ma la rivolta infiamma la rete.

[pubblicato su Confronti 07-08/2020]

Enzo Nucci

Enzo Nucci

Corrispondente della Rai per l’Africa subsahariana.

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