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Il pesciolino nero. Il racconto di una rivolta

by elena scarinci

di Elena Scarinci. Traduttrice freelance e studiosa di lingua e cultura persiana

Nel 1968, in Iran, la polizia segreta dello Scià, la Savak, terrorizzava gli oppositori del regno e di lì a qualche anno avrebbe compiuto arresti di massa, torture e omicidi.

In quegli anni un filo conduttore univa l’Iran e l’Italia. Se in Iran la situazione politica era instabile e sulla via di un forte cambiamento (la Rivoluzione Islamica sarebbe avvenuta nel 1979), anche in Italia, i movimenti studenteschi invadevano la scena politica e le università. In Europa le proteste sembravano determinate a rivoltare l’ordine costituito e ad estendere il diritto allo studio a tutte le classi sociali, senza distinzioni. 

Behrangi attraverso la scrittura di saggi denunciava profonde disuguaglianze rivolgendosi direttamente agli intellettuali, prediligeva invece i racconti brevi per comunicare con la gente comune.

Negli stessi anni in Iran lo stesso desiderio di uguaglianza animava Samad Behrangi (1939-1968) socialista, maestro di scuola elementare, oltre che scrittore e traduttore, che attraverso i suoi saggi di pedagogia si scagliava contro un sistema di istruzione che, anziché attenuarlo, tendeva ad aumentare il divario sociale tra città e villaggi. Il rivoluzionario maestro lamentava che il sistema scolastico fosse stato concepito da intellettuali borghesi che non avevano la minima idea della condizione in cui versavano gli edifici scolastici né avevano mai passato un giorno in un villaggio. «Appena diplomato alla Scuola per Insegnanti Daneshsara, sono stato inviato in un villaggio lontano dove ho subito compreso che tutto ciò che avevo appena imparato era assolutamente inutile per un posto economicamente svantaggiato come quello. Avrei dovuto trovare e sviluppare una tecnica tutta mia per essere un insegnante utile in quel villaggio».

Behrangi attraverso la scrittura di saggi denunciava profonde disuguaglianze rivolgendosi direttamente agli intellettuali, prediligeva invece i racconti brevi per comunicare con la gente comune.

Scrisse numerosi racconti brevi, ma fu l’ultimo, Il pesciolino nero (editore Kanun Parvareshe Fekri Kudakan va Nogiavanan, l’Istituto per lo sviluppo intellettuale dei bambini e dei giovani adulti), a conferirgli fama internazionale: grazie a un linguaggio semplice e vicino alla quotidianità del popolo, riuscì ad avvicinare a temi importanti un pubblico molto vasto ed eterogeneo, fatto di adulti, bambini, intellettuali e, per l’appunto, persone semplici.  Pubblicato per la prima volta nel 1968 e tradotto almeno 8 volte in italiano, questo testo ha avuto notevole successo, sia in Iran che all’estero, evento piuttosto raro considerato che in Italia la traduzione di opere di letteratura contemporanea iraniana è davvero esigua. Il successo del racconto fu tale che in Italia la Federazione degli Studenti Iraniani in Italia ne pubblicò una traduzione alla fine degli anni ‘60 e qualche anno dopo, l’editore Giuseppe Ottaviano – vicino alla sinistra extraparlamentare e ai movimenti controculturali – decise di inserirla nella collana Rompete le righe intenzionata a fare da pungolo per l’auspicabile riforma dell’istruzione.

Certamente parte del successo del testo si deve anche alla prematura scomparsa del suo autore che ha contributo a “mitizzare” la sua figura di scrittore impegnato. Samad Behrangi, infatti, trova la morte pochi mesi dopo la pubblicazione, per ironia della sorte, affogando in un fiume in circostanze misteriose (alcuni accusano di omicidio la Savak).

Il protagonista del racconto è un pesciolino nero che una mattina decide di confidare alla mamma la sua intenzione di cambiare vita. Il piccolo pesce è insofferente e si rivolta alla routine quotidiana fatta di un effimero andirivieni senza scopo, così decide di lasciare la piccola pozza dove vive con la sua comunità e di andare a vedere dove va a finire il ruscello: «Io voglio sapere se davvero la vita è andare sempre avanti e indietro in una minuscola pozza finché diventi vecchio, e nient’altro. Oppure se al mondo si può vivere in una maniera diversa…».

In un bellissimo botta e risposta tra il pesciolino, la comunità e mamma pesce, lo scrittore denuncia sotto forma di allegoria i vizi della società iraniana dell’epoca, così restia ad accettare cambiamenti.

In un bellissimo botta e risposta tra il pesciolino, la comunità e mamma pesce, lo scrittore denuncia sotto forma di allegoria i vizi della società iraniana dell’epoca, così restia ad accettare cambiamenti: «Lascia perdere paroloni così grossi! Muoviti e andiamo a fare un giro. Questa è l’ora di stare a spasso, non di fare discorsi del genere!»

Samad Behrangi «amava molto i bambini del suo Paese, per i quali desiderava un mondo nel quale non fossero costretti a lavorare come piccoli schiavi, ma potessero andare a scuola per imparare a leggere e a sognare» spiega Mario Casari, esperto di Lingua e Letteratura Persiana e autore di una delle più belle traduzioni del racconto.

Non esiste bambino o adulto in Iran che non conosca la storia del pesciolino nero e della sua coraggiosa avventura.

È grazie al suo messaggio universale che Il pesciolino nero continua ad essere dedicato a bambini e adulti, a bambini con molte domande e ad adulti all’altezza di accompagnarli alla ricerca della fine del ruscello.

Elena Scarinci

Elena Scarinci

Traduttrice freelance e studiosa di lingua e cultura persiana

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