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Caucaso, scacchieri e corridoi

by Enrico Campofreda

di Enrico Campofreda. Giornalista e scrittore

Dai quaranta giorni di conflitto in Nagorno-Karabakh fra Armenia e Azerbaijan, chiuso definitivamente il 9 novembre scorso, sono scaturiti: un vincitore, il premier azero Aliev, un arbitro, il ministro russo Lerov che faceva le veci del presidente Putin, un supervisore, il presidente turco Erdoğan, che sembra passare all’incasso geopolitico su quello scacchiere.

Com’era facile prevedere, uno scontro fra i padrini dei contendenti – Mosca per la sorte armena, Ankara per quella azera – non c’è stato. Negli ultimi tempi i due presidenti-strateghi, che pure si sono punzecchiati con le armi in Siria e Libia, preferiscono spartire ipotetici spazi che si presentano in Medio Oriente. Pure quando si tratta di luoghi infiammati.

I loro giochi d’azzardo pagano e un’ipotetica potenza alternativa, la Francia che s’affaccia e si ritrae da taluni scenari, cerca prevalentemente di ricavarne vantaggi economici. Uno per tutti è il mercato delle armi, di cui Parigi è diventata capofila europea, sebbene fra gli eserciti contrapposti in Nagorno la parte del leone-rifornitore la faceva Putin dispensatore di obici e carri a Erevan e Baku.

Quest’ultima capitale, potendo attingere a cospicui capitali petroliferi, è risultata più e meglio armata degli avversari; fra l’altro anche dei droni d’attacco turchi
Bayraktar che già avevano creato non pochi problemi ai mercenari russi in Libia.

Affari armati a parte, l’accresciuto idillio fra Aliev ed Erdoğan, è entrato nelle richieste presenti e future sul mantenimento della “pace”. Per essa Putin ha mobilitato duemila suoi soldati, partiti per il Nagorno la notte stessa della firma del trattato di cessazione delle ostilità.

Ora l’equilibrio viaggia fra Mosca, Baku e Ankara, si scalza definitivamente il Gruppo di Minsk, poco incisivo per un trentennio, e si mette all’angolo la Francia, sensibile ai bisogni armeni. Per far riprendere la vita normale anche agli sconfitti, nel Nagorno si garantisce dalla città simbolo Stepanakert un corridoio con la madrepatria, sotto la protezione dei militari russi.

Però anche gli azeri reclamano, e l’avranno, un proprio corridoio dall’exclave di Naxçıvan verso la nazione azera. Il progetto potrà offrire alle velleità turche un percorso terrestre fino al Mar Caspio e oltre. Attraverso le nazioni turcofone (Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan) i commerci potranno giungere allo Xinjiang cinese. Una via della seta inversa, marchiata Ankara. 

Enrico Campofreda

Enrico Campofreda

Giornalista e scrittore

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