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Crisi del Tigrai: gli antefatti

by Michele Lipori

di Michele Lipori. Redazione Confronti

Nelle ultime settimane, la regione settentrionale dell’Etiopia del Tigrai è diventata un sanguinoso campo di battaglia. Il conflitto è iniziato il 4 novembre, quando il primo ministro etiope Abiy Ahmed (insignito del premio Nobel per la pace 2019) ha ordinato un’offensiva militare nella regione, accusando il il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai (FPLT) – il partito al governo della regione di ispirazione marxista e socialista – di cercare di destabilizzare la democrazia. L’escalation si è verificata dopo mesi di faide tra il governo di Abiy Ahmed e i leader del FPLT.

FACTS (UN, World Bank)

Superficie: 1,13 milioni di km2
Popolazione: 114.963.588 (1,47% della popolazione mondiale)
Densità abitativa: 115 persone / Km2 (con il 21.3% della popolazione che vive in aree urbane)
Età media della popolazione: 19,5 anni
Aspettativa di vita: 63 anni (uomini), 67 anni (donne)

Composizione etnica dell’Etiopia secondo le stime del 2016 del CIA World Factbook (vedi immagine in evidenza)

Oromo 34.9%, Amhara (Amara) 27.9%, Tigray (Tigrina) 7.3%, Sidama 4.1%, Welaita 3%, Gurage 2.8%, Somali (Somalie) 2.7%, Hadiya 2.2%, Afar (Affar) .6%, altre etnie 12.6%

Dal 1994, l’Etiopia ha un sistema federale in cui diversi gruppi etnici controllano le 10 regioni di cui è composto il Paese.

TIMELINE

20 agosto 2012: muore improvvisamente Meles Zenawi, Primo ministro dell’Etiopia dal 1995 di etnia tigrina e presidente del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai (FPLT). Zenawi aveva ricoperto la carica di Presidente dell’Etiopia dal 1991 al 1995.

21 settembre 2012: diventa Primo ministro Hailemariam Desalegn Boshe, di etnia tigrina, leader del Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRDF).

25 aprile 2014: manifestazione di studenti di etnia oromo per protestare contro il piano del governo di espandere i confini municipali di Addis Abeba fin nello Stato regionale dell’Oromia, determinando lo sfratto delle comunità agricole locali. Le proteste si espandono dallo Stato regionale di Oromia alla Regione degli amara. La risposta del governo è brutale: fonti giornalistiche riportano almeno 9 morti fra i manifestanti dopo l’intervento di polizia ed esercito. L’ondata di proteste si protrae per due anni e nonostante il piano di espansione di Addis Abeba venga ufficialmente accantonato.

16 dicembre 2015: il primo ministro Hailemariam Desalegn dichiara che il suo governo avrebbe intrapreso “azioni legittime e spietate contro qualsiasi forza intenzionata a destabilizzare l’area”.

9 ottobre 2016: dopo che i manifestanti hanno bloccato le strade principali in Oromia e poi hanno attaccato proprietà governative e aziende straniere, il governo dichiara lo stato di emergenza che conferisce all’esercito il potere di schierarsi a livello nazionale, chiudere le linee di comunicazione, limitare la libertà di parola ed eseguire arresti in modo autonomo. Fonti giornalistiche rilevano che sono oltre 12.500 le persone arrestate in nove mesi di proteste. La Ong Human Rights Watch, con sede a New York, ha accusato le forze di sicurezza etiopi di aver ucciso più di 500 persone nei disordini dal novembre 2015.

15 febbraio 2018: Hailemariam Desalegn presenta le sue dimissioni sia come Primo ministro dell’Etiopia sia come Presidente della coalizione di governo del Paese. L’annuncio di arriva nel mezzo di una crisi politica causata anche dal perdurare delle proteste per contrastare le quali il Governo ha rilasciato migliaia di prigionieri politici. “Considero le mie dimissioni vitali nel tentativo di attuare riforme che porterebbero a una pace e una democrazia sostenibili”, ha dichiarato l’ex Primo ministro.

2 aprile 2018: Abiy Ahmed Ali diventa Primo ministro dell’Etiopia. Nato da padre musulmano e da madre cristiana afferente della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo, Ahmed è affiliato alla Ethiopian Full Gospel Believers’ Church, una denominazione pentecostale fondata nel 1967 e che nel 2015 contava, sul territorio etiope, 2.143 chiese e 4,5 milioni di fedeli, uomini e donne. Nel suo discorso di insediamento come Primo ministro, Ahmed annuncia riforme politiche volte a promuovere l’unità dell’Etiopia e l’unità delle etnie nel Paese, nonché di impegnarsi con il governo eritreo per risolvere il conflitto sui confini che si trascina dalla fine della guerra eritreo-etiope. Il discorso ha ricevuto una reazione positiva da parte del pubblico etiope, compresi i gruppi di opposizione all’interno e all’esterno dell’Etiopia.

11 ottobre 2019: Abiy Ahmed viene insignito del Premio Nobel per la Pace «per i suoi sforzi nel raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, e in particolare per le sue iniziative decisive per risolvere i conflitti lungo il confine con l’Eritrea».

Novembre 2019: Abiy Ahmed e il presidente del Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope hanno unificato i partiti etnici costituenti della coalizione di governo, nel nuovo Partito della prosperità. Il TPLF ha considerato questa fusione illegale e non vi ha partecipato.

Settembre 2020: il TPLF ha chiesto al National Election Board dell’Etiopia di aiutare il Tigrai a organizzare le elezioni regionali, dopo che il primo ministro Abiy Ahmed aveva annullato le elezioni a causa del Covid-19. Dopo il responso negativo del Board, il TPLF ha collaborato con i partiti di opposizione nel Tigrai per istituire un proprio consiglio elettorale per sovrintendere alle elezioni regionali svoltesi il 9 settembre. Il Primo ministro Abiy Ahmed ha dichiarato pubblicamente che il governo federale non avrebbe riconosciuto i risultati delle elezioni e ha vietato ai giornalisti stranieri di recarsi nel Tigrai per documentare le elezioni.

4 novembre 2020: Il primo ministro Abiy Ahmed ha dichiarato lo stato di emergenza e  lanciato un’offensiva militare nella regione, accusando il partito al governo del Tigrai di cercare di destabilizzare la democrazia. A scatenare la reazione del Governo è l’azione intrapresa dai militari del TPLF contro l’Ethiopian Northern Command a Macallè.

9 novembre 2020: le forze di sicurezza regionali fedeli al TPLF sono state accusate di aver ucciso circa 600 civili (per lo più lavoratori a giornata di etnia Amhara) nel cosiddetto “massacro di Mai Kadra”. La leadership del TPLF, tuttavia, ha negato ogni coinvolgimento.

28 novembre 2020: il Governo etiope dichiara conclusa a proprio favore la “battaglia di Macallè” con la sconfitta del TPFL. Dopo circa due ore da uesta affermazione il TPLF ha lanciato un attacco missilistico verso Asmara e altre città eritree. Anche se la guerra convenzionale sembra essere finita, esiste la possibilità che le forze sconfitte del TPLF possano intraprendere la guerriglia dai luoghi in cui si sono ritirate. Da quando sono iniziate le ostilità, l’UNHCR riferisce che sono più di 14.500 tra bambini, donne e uomini a essere fuggiti dall’Etiopia in Sudan in cerca di sicurezza, superando l’attuale capacità di fornire aiuti. Nel frattempo, i servizi per 96.000 rifugiati eritrei nell’area del Tigrai sono stati interrotti o gravemente limitati.

Michele Lipori

Michele Lipori

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