Weekly n. 11 Consigli cinematografici - Confronti
Home CulturaCinema Weekly n. 11 Consigli cinematografici

Weekly n. 11 Consigli cinematografici

by redazione

di Redazione Confronti

Botox, di Kaveh Mazaheri (Iran, Canada 2020, 97′)
— 
di Valeria Brucoli (Redazione Confronti)

Distese di ghiaccio a perdita d’occhio e mercati affollati sono le due anime di Botox, opera prima del regista iraniano Kaveh Mazaheri che ha trionfato alla 38ª edizione del Torino Film Festival, che si è svolta online dal 20 al 28 novembre, aggiudicandosi il premio come Miglior film e Miglior Sceneggiatura. Protagoniste del film due sorelle, Akram e Azar, la prima autistica e legata a un rapporto di dipendenza emotiva al fratello Emad, la seconda impiegata in un centro di chirurgia estetica e proiettata verso l’emancipazione sociale ed economica. Quando si offre loro la possibilità di cambiare vita, ospitando nella loro tenuta alla periferia di Tehran una piantagione di funghi allucinogeni, gli equilibri familiari iniziano a incrinarsi e le due sorelle si trovano coinvolte in una tragicommedia surreale in cui dalla contaminazione dei generi emerge il disorientamento dei personaggi, in bilico tra i fondamenti della tradizione e l’aspirazione a una nuova vita in territori sconosciuti. 

Dashte Khamoush (The Wasteland), di Ahmad Bahrami (Iran, 2020, 103′)
— 
di Valeria Brucoli (Redazione Confronti)

Una fabbrica di mattoni in una zona remota dell’Iran fa da sfondo a The Wasteland pellicola dai toni neorealisti di Ahmad Bahrami, vincitrice del Premio Orizzonti per il Miglior film, alla 77ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Qui si incrociano famiglie di etnie e religioni diverse, accomunate dallo stesso destino di disperazione: la fabbrica, unica fonte di reddito per la comunità, sta chiudendo e spetta a Lotfollah, intermediario tra operai e padrone, l’arduo compito di dare il triste annuncio ai dipendenti. La notizia accentua le tensioni già esistenti tra gli operai, sfibrati da una quotidianità massacrante di soprusi, di cui pagano il prezzo specialmente donne, anziani e bambini. Un affresco tagliente e realistico di una realtà ai margini, in cui emergono preziosi spazi di solidarietà, nonostante la lotta per la sopravvivenza miri a scardinare ogni brandello di umanità.

Taxi Teheran, di Jafar Panahi  (Iran, 2015, 82′)
— 
di Michele Lipori (Redazione Confronti)

Dopo essere stato assistente alla regia di Abbas Kiarostami (Sotto gli ulivi) e aver vinto il Leone d’Oro a Venezia 2000 con Il cerchio, l’attività di Panahi viene notevolmente limitata a partire da marzo 2010, quando viene arrestato (insieme alla moglie, alla figlia e altri 15 amici) e in seguito accusato di propaganda contro il governo a causa della sua attività di filmmaker. Nel dicembre 2010, dopo aver pubblicamente supportato il cosiddetto Movimento verde del 2009 attraverso il quale i manifestanti chiedevano le dimissioni dell’allora presidente Mahmoud Ahmadinejad, viene arrestato di nuovo e condannato a sei anni di prigione e gli è fatto divieto – per 20 anni – sia di dirigere film o scrivere sceneggiature, che di lasciare il Paese, tranne per cure mediche o per partecipare all’hajj. Negli 80 minuti di Taxi Teheran – girati, dunque, in clandestinità – il regista veste i panni di un tassista, accompagnandosi a  vari personaggi mentre guida da una parte all’altra di Teheran. Questo lo sfondo per dialogare di giustizia, pena di morte, diritti delle donne e la povertà con cui parte della popolazione iraniana si confronta ogni giorno.

Argo, di Ben Affleck (USA, 2012, 120′)
— 
di Michele Lipori (Redazione Confronti)

Il film si ispira alle memorie dell’ex spia americana Tony Mendez, protagonista della missione Canadian Caper ideata per liberare sei cittadini americani rifugiatisi nell’ambasciata canadese a Teheran dopo che, il 4 novembre 1979, l’ambasciata USA era stata presa d’assalto dai militanti della rivoluzione iraniana. Il piano di Mendez (Ben Affleck) è di fingere di essere un produttore di Hollywood che sta facendo dei sopralluoghi in Iran e addestrare i fuggiaschi a fingere di essere parte della sua troupe.

Una separazione, Asghar Farhadi (Iran, 2011, 123′)
— 
di Michele Lipori (Redazione Confronti)

Orso d’oro per il Miglior film e premio collettivo ai cast maschile e femminile alla Berlinale 2011, con Una separazione il regista Asghar Farhadi indaga le dinamiche dei rapporti tra uomini e donne nella società iraniana raccontando la storia di Nader (Peyman Maadi) e Simin (Leila Hatami), il cui matrimonio è sull’orlo del fallimento. Simin vuole lasciare l’Iran con la figlia adolescente Termeh (Sarina Farhadi), alla ricerca di una maggiore stabilità e libertà. Nader vuole restare, per amore del suo Paese e per prendersi cura di suo padre (Ali-Asghar Shahbazi) affetto dal morbo di Alzheimer.

Il sapore della ciliegia, di Abbas Kiarostami Jouvence (Iran, 1997, 98′)
— 
di Michele Lipori (Redazione Confronti)

In questo film, il primo iraniano a vincere la Palma d’Oro a Cannes nel 1997, Abbas Kiarostami segue l’enigmatico signor Badii (Homayoun Ershadi) mentre guida per le colline alla periferia di Teheran alla ricerca di qualcuno che accetti di seppellirlo dopo che abbia consumato il proprio suicidio (un tabù nella cultura islamica). Le conversazioni con tre passeggeri (un soldato curdo, un seminarista afghano e un tassidermista) mostrano visioni diverse sulla morte, sulla vita e le libertà individuali. Girato per essere al tempo stesso una storia realistica ma anche una sorta di fiaba animata da personaggi archetipici, Il sapore della ciliegia stimola l’uditorio a rispondere a una delle domande fondamentali: cosa rende la vita degna di essere vissuta?

Redazione Confronti

Redazione Confronti

Abbonati ora!

Solo 4 € al mese, tutta Confronti
Novità

Seguici sui social

Articoli correlati