Brexit, un accordo senza vincitori al termine di una vicenda amara - Confronti
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Brexit, un accordo senza vincitori al termine di una vicenda amara

by Giorgio Gomel

di Giorgio Gomel. Economista, è membro dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), del Comitato direttivo di Jcall-Italia e dell’organizzazione Alliance for Middle East Peace.

L’accordo fra la UE e Londra dopo un negoziato difficile ha scongiurato il caos che sarebbe scaturito da un non-accordo, soprattutto nel pieno di una pandemia devastante. Ma l’incertezza è grande circa il futuro di un’intesa raggiunta in extremis e dai contenuti ancora in parte imprecisi. 

La UE è stata unita nella trattativa – elemento certamente positivo; l’uscita della Gran Bretagna dopo il referendum del 2016 è stata un evento doloroso, congruente con atteggiamenti da essa assunti nei quasi 50 anni di adesione all’UE, rivendicando una sua solitaria sovranità, manifestatasi in un ripetersi di opting out, dall’euro come da Schengen, dalla Carta sociale come dalla Politica di sicurezza e difesa comune. In sintesi, una Gran Bretagna connessa all’Europa, ma non parte integrante di questa.

Dal punto di vista della UE e del disegno dell’integrazione europea la rinuncia di un Paese, seppure corretta da un successivo accordo bilaterale, è un cattivo precedente per paesi la cui piena adesione alla comunità è dubbia, quali Ungheria e Polonia, ma anche potenzialmente Danimarca o Olanda. I rimedi all’attuale assetto per coloro che immaginano come benefico e necessario un tragitto di integrazione più stretta e coesa dei 27 si dovranno trovare nelle istituzioni di Bruxelles e nella volontà ferma dei paesi membri, o almeno di alcuni di questi. Il Next Generation EU, che di per sé nasce come reazione ai guasti economico-sociali prodotti dal Covid-19, potrebbe costituire il recupero di una comunità più solidale; ciò esigerà peraltro il passaggio pieno ad un debito comune dell’Unione sostenuto da un diritto di imposizione fiscale sovranazionale e di adeguate risorse proprie del bilancio comunitario. Ma dal punto di vista istituzionale altri passi saranno necessari, quali regole di voto basate su maggioranze qualificate e l’abolizione del diritto di veto nelle istituzioni europee.

Quanto alla sostanza dell’accordo, due questioni hanno dominato il negoziato: i diritti di pesca e le regole che dovranno governare l’accesso della Gran Bretagna al mercato unico. Circa la prima, al di là della retorica nazionalista agitata dagli inglesi in linea con le istanze dei pescatori accaniti brexiteers, la sostanza è modesta: essa conta per appena lo 0,1 % del PIL del Paese; l’accordo sulle quote per i pescatori europei nelle acque britanniche è stato alla fine trovato. Circa le seconde, il commercio fra il Paese e la UE è nettamente dominante, rispetto al suo interscambio con gli Stati Uniti, la Cina o altri: la UE ha concesso ai partners britannici di accedere al mercato unico pienamente – senza quote né tariffe doganali – ma con l’impegno che la Gran Bretagna osservi le regole europee in materia di mercato del lavoro, aiuti di stato, rispetto dell’ambiente. Per gli scambi di servizi, specie finanziari, così importanti per l’economia britannica, il negoziato è ancora da farsi.

L’economia ha subito il costo della Brexit con un forte calo degli investimenti e della fiducia imprenditoriale; il governo intende reagire cercando di attrarre imprese straniere che godendo di legislazione di favore, in un regime di forte deregulation, finiscano per esercitare una concorrenza sleale sui mercati europei. La UE ha dovuto quindi difendere il mercato unico delle merci, definendo una procedura di arbitrato nel caso di controversie: la procedura consente di attivare in certi casi sanzioni anche attraverso l’imposizione di dazi doganali. Ma l’interdipendenza fra le economie resterà forte, malgrado gli effetti di chiusura ed isolamento generati dalla pandemia e il peso di formalità burocratiche e doganali che saranno introdotte sui confini.

Il governo di Johnson ha insistito nel negoziato soprattutto sui temi commerciali mentre le questioni relative al futuro assetto della cooperazione in materia di politica estera, di sicurezza e difesa sono state ignorate. Su questo piano geopolitico per l’Europa è un indubbio regresso, perdendo un partner che ha capacità nucleari e un seggio al Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Ph. ChiralJon, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Giorgio Gomel

Giorgio Gomel

Economista, è membro dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), del Comitato direttivo di Jcall-Italia e dell’organizzazione Alliance for Middle East Peace

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