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Echi da Oriente. La letteratura di Fausta Cialente

by Goffredo Fofi

di Goffredo Fofi. Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini.

Sono tanti i libri che hanno raccontato Alessandria d’Egitto, e qualche anno fa il festival di Mantova ebbe la buona idea di dedicare a quella città parte dei suoi incontri.

I nomi che si possono ricordare? Non mi azzardo a parlare delle epoche più lontane di una città-chiave nella storia del Mediterraneo, fondata da Alessandro Magno, sede della più grande biblioteca del passato, luogo di traffici e di incontri tra nazioni lingue culture, nota per la sua tolleranza e per la sua saggezza. 

Contesa da genovesi e veneziani, da francesi (Napoleone) e inglesi, dall’Occidente e dal Vicino Oriente, fu la città internazionale per eccellenza e il suo mito è durato nei secoli, cantato nel ‘900 da artisti di grande valore, che vi hanno vissuto e che l’hanno amata: prima e meglio di tutti un poeta eccelso come Kavafis (greco), poi un grande regista, Youssef Chahine (egiziano, con la splendida Trilogia di Alessandria); un grande romanziere  molto decadente come Lawrence Durrell (inglese, con il Quartetto di Alessandria); e due italiani, in versi (Ungaretti) e in prosa (Vita in Egitto di Enrico Pea) e con loro una narratrice che la critica ha troppo trascurato, Fausta Cialente. Che veniva dalla borghesia più aperta d’Italia, quella triestina (il suo romanzo più celebre, Le quattro ragazze Wieselberger, premio Strega 1976, racconta della sua famiglia) ed ebbe vita animata e animosa, trascorsa a lungo, negli anni del fascismo e durante la guerra, ad Alessandria, che è poi il luogo privilegiato di due romanzi affascinanti, Cortile a Cleopatra, 1966, e Ballata levantina, 1968. Fu in gioventù amica di Sibilla Aleramo, la donna più radicale di quel tempo, grazie al suo Una donna una sorta di sorella maggiore delle femministe italiane (e che io ho conosciuto nel lontanissimo 1956 perché faceva parte di un gruppo romano di sostenitori di Danilo Dolci quando era in galera). 

Cleopatra è il nome di un quartiere di Alessandria, e in un cortile di Cleopatra si svolge la vicenda di Marco, giovane italiano che vi conosce l’ebrea Dinah, ma ha sposato Eva e incrocia molte altre donne, come l’armena Hagamush e una indimenticabile comprimaria, la serva Polissena che sa tutto di tutti. Nel cortile convivono cristiani e musulmani, europei e levantini e africani, e ci sono spesso liti ma anche scambi e confronti e solidarietà, e tutti vi sanno tutto di tutti; vi passano via via anche i militari inglesi, nel mentre gli egiziani vi si sentono pur sempre padroni anche se è sempre stata forte la rivalità tra Alessandria e Il Cairo. E nel cortile abitano o dal cortile passano tanti italiani, avventurosi o avventurieri venuti a cercar fortuna nella grande e meravigliosa, libera città.

Molti di loro sono antifascisti, e lo dimostreranno negli anni del conflitto, la Cialente come animatrice di una radio “resistenziale” in lingua italiana, Radio Cairo. Ballata levantina è un romanzo più “politico” di Cortile a Cleopatra ed è altrettanto bello… ma non ha avuto, almeno per me, la novità, la sorpresa del Cortile

Alessandria perla del Mediterraneo, da quando il Mediterraneo era al centro del mondo. Mi è capitato in passato di tradurre per Einaudi il saggio di un egiziano in esilio a Parigi, Esercito e società in Egitto di Anouar Abdel-Malek, e di diventare, a Parigi, amico dell’autore, che mi aiutò a capire qualcosa della grande storia di quella parte del mondo, e di capire come le grandi potenze europee avessero, per il controllo militare e “petrolifero”, armato Israele e contribuito a far morire le “primavere arabe” di allora, la nascita di una borghesia moderna auspicata dai militari progressisti alla Nasser.

Prima del fondamentalismo, e dei vari Khomeini, risposta alla politica europea che non amava nuove democrazie concorrenziali. Ma che sappiamo oggi di quella storia e di quei Paesi? Per questo mi sento debitore al Nobel Mahfuz, letto in Francia prima che lo si scoprisse in Italia, e alle grandi antologie della letteratura araba di Isabella Camera D’Afflitto, tuttora reperibili. Ma anche, più indietro ai romanzi della Cialente, la cui opera meritava da tempo un Meridiano che forse non avrà mai, mentre lo ha avuto, pensate un po’, il “megafono” Scalfari.

Il magnifico coro che abitava il Cortile a Cleopatra mi ha scoperto un mondo ideale, di convivenza tutto sommato felice tra culture e storie e lingue, in un luogo amato dalla natura, dove credo sarei vissuto più felicemente che in Italia, anche se… Esotismo, forse, ma una volta tanto un esotismo non leccato e idealizzato, vivo di più diversità bensì tra loro conciliabili, in una convivenza felice anche nonostante la guerra. 

Un’ultima cosa mi lega al ricordo della Cialente ed è l’amara storia del suo amato fratello Renato, attore teatrale e cinematografico (tra i suoi film degli anni ’30: Piccolo mondo antico, Mille lire al mese, La fuggitiva e Non mi muovo dei De Filippo). Egli morì nella Roma occupata dai tedeschi, uscendo da un teatro, travolto da una camionetta tedesca senza controllo.

Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Scrittore, critico letterario e cinematografico, giornalista. Direttore della rivista Gli asini

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