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Confronti Mondo – Laïcité in Francia

by redazione

di Redazione Confronti

L’islam “illuminista” di Macron
(di Asia Leofreddi – Pubblicato su Confronti 11/2020)

Il Presidente francese lancia il suo programma contro l’“islamismo separatista”. Tre obiettivi: liberare l’islam da influenze straniere, stabilizzare le moschee e formare imam che difendano un islam compatibile con i valori della Repubblica.

Il 2 ottobre a Les Mureaux, città a 40 chilometri da Parigi, Emmanuel Macron ha lanciato il suo programma contro «l’islamismo separatista» definito dal presidente francese un «progetto che si concretizza nell’allontanamento dai valori della Repubblica, traducendosi spesso nella creazione di una contro-società, con conseguenti fenomeni di abbandono scolastico da parte dei bambini e di pratiche d’indottrinamento». 

A questi problemi l’esecutivo ha deciso di rispondere con un disegno di legge, che sarà presentato al Consiglio dei ministri il 9 dicembre e che dovrebbe essere chiamato Laïcité e liberté. Un pacchetto di misure che se entrassero in vigore porterebbero a una riorganizzazione profonda delle istituzioni musulmane in Francia.

Come scrive Le Monde, dopo aver pensato a «un approccio concordatario» per regolarizzare un’organizzazione religiosa costruita molto tempo dopo l’entrata in vigore della legge del 1905 che separa le Chiese dallo Stato, Macron ha infatti deciso di impegnarsi per «costruire in Francia un islam dell’Illuminismo». Le misure proposte si pongono tre obiettivi: «liberare l’islam dalle influenze straniere», stabilizzare il governo delle moschee e formare imam «che difendano un islam pienamente compatibile con i valori della Repubblica».

Mentre i primi due di questi obiettivi saranno perseguiti attraverso l’azione legale, il terzo lo sarà attraverso quella del Consiglio Francese della Fede Musulmana (Cfcm), l’organismo istituito nel 2003 per rappresentare i musulmani in Francia.

Immediate le reazioni interne e internazionali. Mentre Le Figaro riporta le dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che definisce le parole di Macron «una provocazione», Libération paragona le dichiarazioni di Les Mureaux al tentativo di Napoleone di rendere l’ebraismo compatibile con l’Impero, auspicando al contrario un intervento culturale, educativo e sociale capace di sanare le disuguaglianze alle origini dei fenomeni di radicalizzazione. [AL] 


Braccio di ferro sulle “vignette blasfeme” 
(di Michele Lipori – Pubblicato su Confronti 11/2020)

Il primo ministro pakistano Imran Khan ha scritto una lettera a Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, chiedendogli di contrastare con più fattività i contenuti islamofobici diffusi sulla celebre piattaforma social.

Nella sua lettera Khan – scritta il giorno dopo aver accusato il presidente francese Emmanuel Macron di “attaccare l’Islam” in seguito alla sua decisione di mostrare vignette che ritraggono Muhammad e, dunque, considerate “blasfeme” – ha riferito che la crescente islamofobia incoraggia «l’odio, l’estremismo e la violenza […] soprattutto attraverso l’uso dei social media». Nella sua lettera, Khan fa riferimento alla recente decisione di Facebook di vietare qualsiasi contenuto che neghi o distorca la Shoah, auspicando che venga messa in atto una politica simile per i commenti e i contenuti anti-islamici.

La decisione di Macron, che ha pubblicamente affermato di difendere il diritto di mostrare le vignette che ritraggono il profeta Muhammad – affermazioni giunte dopo l’assassinio dell’insegnante Samuel Paty, “reo” di aver mostrato le vignette “blasefeme” in classe, da parte di un fondamentalista islamico – hanno avuto una grande eco in molti Paesi islamici, tanto da innescare una campagna di boicottaggio dei prodotti francesi. Il ministero degli Esteri francese ha riferito come tali appelli al boicottaggio siano stati cavalcati da una “minoranza radicale”.

Tuttavia, i prodotti francesi sono stati rimossi da alcuni negozi in Kuwait, Giordania e Qatar e proteste si sono riverberate in Libia, Siria e Striscia di Gaza.

Molto critico Mohammad Hussein, gran mufti di Gerusalemme e della Palestina, che ha condannato le vignette di recente pubblicazione come “immorali e selvagge”.

Il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi ha dichiarato che la libertà di espressione dovrebbe essere limitata quando indirizzata contro oltre un miliardo e mezzo di persone. Sisi ha anche affermato di rifiutare fermamente qualsiasi forma di violenza o terrorismo in nome della difesa della religione, dei simboli religiosi o delle icone.

Dal canto suo, il grande imam dell’università egiziana al-Azhar, una delle sedi più eminenti della cultura musulmana sunnita, ha invitato la comunità internazionale ad arginare le azioni “anti-islamiche”. L’imam Ahmed al-Tayeb, che siede a capo dell’istituzione, ha anche affermato che al-Azhar rigetta fermamente l’uso del sentimento anti-islamico a fini politici ed elettorali.

Anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, entra nel merito della diatriba lanciando un appello a boicottare i prodotti francesi. L’appello di Erdogan, arriva a meno di 48 ore dalla decisione della Francia di richiamare il proprio ambasciatore ad Ankara. Decisione arrivata dopo che Erdogan aveva pubblicamente affermato che Macron ha “problemi mentali”.  

L’islam “illuminista” di Macron secondo Olivier Roy 
(di Asia Leofreddi – Pubblicato su Confronti 12/2020)

Il commento del sociologo Olivier Roy al pacchetto legislativo proposto da Macron per combattere l’islamismo radicale in Francia. Quale ruolo per la libertà religiosa nella Francia secolarizzata?

Il pacchetto legislativo proposto da Macron per combattere l’islamismo radicale in Francia era destinato a suscitare un importante dibattito, sul significato della laicità e sul rapporto tra terrorismo e religione. Dall’inizio di novembre il Financial Time ha ospitato una serie di commenti sull’argomento, tra cui degno di nota è sicuramente quello del sociologo Olivier Roy.

Secondo Roy, che scrive un articolo dal titolo French battle against “separatism” is at odds with commitments to liberty, l’intervento di Macron si basa su due assunti problematici, ovvero il dilagare del “salafismo” nelle periferie francesi – a cui rispondono i controlli più severi previsti per i luoghi di culto – e la promozione e il rafforzamento dei “valori della Repubblica”.

Per quanto riguarda il primo punto, gli studi dimostrano che, invece di radicalizzarsi nelle moschee e nelle scuole islamiche delle periferie francesi, la maggior parte dei responsabili di attacchi terroristici lo fanno in gruppi di amici o parenti, rendendo le misure proposte dal governo inefficaci. 

Per quanto concerne invece il secondo, per Roy è necessario chiarire a quali valori ci si riferisce quando si parla di Repubblica e in che modo si pensa d’imporli a una società che si suppone sia basata sulla libertà di espressione e di credo. I valori della Repubblica a cui fa riferimento Macron sono infatti quelli tipici di ogni paese liberal-democratico: l’uguaglianza di genere, la libertà sessuale e così via.

L’unico valore tipicamente francese è quello della laïcité. Dunque, come conciliare una riduzione delle religioni nella sfera pubblica con i valori liberali della libertà di religione, di pensiero e di parola? Secondo Roy, non si può rispondere a questa domanda con la “lente del razzismo”. Se infatti molti musulmani sono sostenitori della lotta per i valori repubblicani, molti cattolici conservatori si sentono sempre più a disagio con le attuali interpretazioni della laïcité, rifiutando loro stessi l’idea di quello che Macron chiama “diritto alla blasfemia”. Quale ruolo, dunque, per la libertà religiosa nella Francia secolarizzata? 

Ong unite contro  l’islamofobia
(di Michele Lipori – Pubblicato su Confronti 02/2021)

In un articolo dello scorso 18 gennaio,  Al-Jazeera riporta che un gruppo composto da 36 Ong, organismi religiosi e avvocati di 13 Paesi hanno presentato un reclamo formale al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite (Unhrc), chiedendo un’azione contro “gli abusi di stato contro i musulmani” compiuti dai governi francesi da oltre due decadi.

La decisione giunge dopo l’annuncio del ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, che ha dichiarato di voler sciogliere diverse Ong musulmane, incluso il Collettivo contro l’islamofobia in Francia (Ccif), tra i firmatari del reclamo. L’accusa è che, a partire dal 1989, i governi francesi avrebbero, in modo strutturale, avallato l’islamofobia e la discriminazione contro i musulmani, violando una serie di diritti fondamentali.

Nel mirino il divieto di indossare l’hijab nelle scuole pubbliche (2004) e del niqab negli spazi pubblici (2010) ma anche la cosiddetta Legge anti-separatismo annunciata lo scorso ottobre da Macron il cui scopo sarebbe quello di «liberare il Paese dall’islamismo radicale» attraverso una serie di norme che renderebbero più immediato il controllo da parte del governo di istituzioni e Ong musulmani, ma anche dei flussi di finanziamenti delle moschee sul territorio francese.

Le Ong chiedono al governo francese attualmente in carica di desistere dal proprio intento, di legiferare in senso anti-discriminatorio nei confronti dei musulmani e infine adottare tutte le misure per combattere l’intolleranza su base religiosa. Feroze Boda, della Muslims Lawyers Association che ha aderito all’iniziativa, ha dichiarato: «Queste politiche non sono solo controproducenti, ma aprono le porte a veri e propri abusi».

La Carta di Macron spacca l’islam francese
(di Asia Leofreddi – Pubblicato su Confronti 03/2021)

Dopo la firma, il 18 gennaio, sotto l’egida dell’Eliseo, della Carta dei principi per l’islam di Francia, da parte di cinque delle nove federazioni del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), è iniziata la resistenza dei “ribelli”.

Le prime organizzazioni a opporsi sono state tre componenti dello stesso Cfcm. Si tratta del Comitato di coordinamento dei musulmani turchi in Francia (Ccmtf), la Confederazione islamica Millî Görüş (Cimg) e Faith and Practice (Tabligh), tutt’e tre rappresentanti dell’Islam turco in Francia. Tuttavia, se come scriveva Libération, a fine gennaio la questione sembrava tutta giocarsi sulla definizione di islam politico, con il tempo le etichette hanno perso di valore.

A febbraio, infatti, a esprimere il loro disappunto sono stati anche Kame Kabtane, presidente del Consiglio delle moschee del Rodano (Cmr) e, Azzeddine Gaci, il portavoce del consiglio teologico degli imam del Rodano (Ctir), i quali come scrive Le Monde, certo non possono essere accusati «di integralismo, separatismo o sottomissione a una potenza straniera», visto il loro impegno «a sottrarre l’islam alle influenze esterne e verso il contesto locale».

Le settimane che verranno saranno dunque complicate, sia per il futuro del Cfcm, che ha dato prova di una profonda spaccatura interna, sia della carta stessa che, ancora simbolica, ha bisogno di essere autonomamente implementata dalle singole moschee del paese. E, viste le resistenze, si prospetta un processo lungo, che obbliga la Francia ogni giorno di più a rispondere alla domanda che, già a novembre, Olivier Roy poneva sulle pagine del Financial Times: «quale posto per la libertà di religione nella Francia secolarizzata?».

Ph © islamicus su Flickr

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